
Post Mortem
Occhi trasparenti come il vetro, ma che sembrano attraversare l’oltre, l’inesplorato. Io li osservo incantato perché la tua bellezza ha catturato la mia anima e la tiene intrappolata in quel respiro glaciale che tieni prigioniero dentro di te. Attendo un tuo movimento, un piccolo gesto della tua mano, una piccola piega delle tue labbra pronta ad accogliermi con un sorriso. Vorrei appoggiare il mio viso sul tuo petto, stringerti e annusare l’odore di lavanda che impregna i tuoi vestiti. Ma tu, eterea, e con la pelle levigata come la cera, stai osservando altro, quell’altro che io ancora non riesco a vedere, ma che come te cerco di trovare per capire cosa si provi ad essere come te. Piango e nemmeno me ne rendo conto mentre inclino leggermente l’obiettivo della macchina fotografica per afferrare quel raggio di sole che tocca il tuo viso riscaldandolo e riempendolo di dolce tepore.
Quell’album aspetta la tua foto, e ti prometto che sarà la più bella. Il tuo viso di perla e i tuoi capelli rossi come il fuoco che viveva dentro di te, illumineranno questo obiettivo. So bene che nessuna pellicola potrà mai più catturare la tua bellezza in vita, il tuo fuoco vivo, ma nella morte, che oggi ti tiene immobile come una bambola su questa sedia, io continuo a vedere la tua luce e quella luce attende la prossima, la mia. La macchina fotografica è pronta, io mi siedo accanto a te, con il sangue che scivola via dalle vene come un fiume nella tempesta.
Ti amo, amore mio, ma l’amore che provo non è sufficiente a tenermi in vita, devo seguirti, ovunque deciderai di portarmi. Ed io sarò lì con te, servo della tua anima, prigioniero di quella promessa di felicità che mi ha legato a te anche dopo la morte… per l’eternità.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror
Ho visto ora che mi ero perso questo tuo piccolo lavoro, purtroppo. Che dire, come @joe8Zeta7 anch’io credo che il tuo modo di scrivere abbia come priorità quella di esprimere un pensiero o un’idea di natura assolutamente sincera che viene “da dentro”: si vede proprio, davvero, e questo ti contraddistingue molto, perché la qualità è figlia della sincerità, quando si tratta di scrittura, e quindi di arte
Ammiro sempre chi, come te, scrive per dare espressione ai propri pensieri, fregandosene del testo commerciale, perché è la stessa cosa che faccio io.
Avresti potuto scrivere un racconto di 1000 parole? Sì.
Forse, anche una serie? Sì, certamente.
Ma, alla fine, avrebbe espresso ciò che avevi in mente? Sicuramente no.
Questo corto, invece, è l’esatta trasposizione “su carta” della follia e del dolore che attanagliano il protagonista del racconto, realistico a sufficienza affinché il lettore possa guardare con i suoi stessi occhi attraverso l’obiettivo di quella macchina fotografica.
Hai colto nel segno. Scrivo sul momento, la lunghezza dipende dal modo in cui elaboro le idee. Anche volendo, non riuscirei a essere commerciale o a dilungarmi. Non scrivo per “accontentare” ogni potenziale lettore, ma per coinvolgerlo nelle mie visioni e rederlo partecipe delle mie sensazioni. Grazie per averlo letto e grazie ancora di più per le tue considerazioni: le apprezzo molto.
WoW! un telegramma, ma così potente da valere decine di pagine. CI hai portati lì in quella stanza, con l’artista e la sua glaciale modella, ora imbrigliata lei stessa nel freddo della morte. E ciononostante, l’uomo, invece che risvegliarsi dallo stato di totale sudditanza, decide di seguirla. Un “canone” interpretato magistralmente. Bravissimo.
In effetti c’ero vicino, ma poi ho scoperto che la lunghezza minima per ottenere la pubblicazione di un testo è di 300 parole e ho dovuto riadattarlo snaturando un po’ l’effetto finale. Spero non risulti troppo corto o strano, ma avevo voglia di scrivere un testo breve su questo argomento e di farlo a modo mio. Grazie sempre per i tuoi apprezzamenti.