
Postumi
Serie: La Storia non sempre si ripete
- Episodio 1: Una Domenica Qualsiasi
- Episodio 2: VISIONI, Parte I
- Episodio 3: Un Improvviso Lampo di Luce
- Episodio 4: VISIONI, parte II
- Episodio 5: Postumi
- Episodio 6: In preda agli effetti dello shell shock
- Episodio 7: Nuova realtà
- Episodio 8: Alle Armi
- Episodio 9: Guidati da una forza misteriosa
- Episodio 10: …E la Vita Continua
STAGIONE 1
Dopo la quinta notte, mi svegliai di soprassalto. Erano le cinque del mattino. Mi girai e rigirai nel letto, cercando di prendere nuovamente sonno. Ma quelle immagini proiettate nella mia testa non se ne andavano più. Mi alzai e andai in cucina. Presi la caffettiera che avevo lasciato sporca nel lavello e ci diedi una rapida sciacquata. Presi il filtro ancora pieno di bratta, portai la bocca dalla parte del tubo e vi soffiai dentro come una cerbottana, riversando il contenuto nella pattumiera, lo sciacquai per bene e lo rimisi nella caffettiera già riempita di acqua, pronta per l’utilizzo.
Tutta questa semplice operazione, ormai meccanica e metodica data l’abitudine rigorosamente quotidiana e così normale per un italiano, la feci senza vedere veramente quello che stavo facendo.
Il candore e la nitidezza di quelle immagini, che per tutte le notti precedenti avevo percepito come cose distanti da me, avevano invaso la mia quotidianità. Le sentivo pesare su di me, come le avessi vissute sulla mia pelle. La tensione che avevo addosso mi faceva tremare le mani, lo stomaco ribolliva nei succhi acidi che ogni tanto mi risalivano in gola. Solo dopo aver bevuto la tazza di caffè. Pensai che era stata un’idea del cazzo. Forse avrei fatto meglio a metterci del sale, così mi sarei liberato dal seme che il diavolo per qualche ragione a me sconosciuta aveva piantato nel mio stomaco.
Sapevo che il resto della giornata lo avrei passato così, bloccato nel limbo tra la coscienza e l’incoscienza, tra la voglia di sbattermi per fare qualcosa di produttivo e l’incapacità di realizzarlo. Tornai a pensare all’assurdità di ciò che avevo visto. Ma soprattutto alle modalità.
Com’era possibile che fosse tutto collegato? Scene di un film tagliate in frame e rimontate come in una serie ad episodi. Non me ne capacitavo.
Poteva mai essere possibile?
Poteva mai essere stato un semplice sogno?
Forse stavo ancora sognando?
Una matriosca di sogni chiusi in una scatola cinese dentro un sogno che inglobava tutto?
No cazzo, niente trame alla Inception per favore! Non sono nemmeno mai stato un fan di Nolan. Poi mi venne in mente un dettaglio fondamentale: il luogo delle scene. Lo stesso in cui ero stato la settimana prima. Certo, spesso i sogni sono ambientati nei luoghi che abbiamo visitato, ma poteva sempre trattarsi di una pura combinazione dettata dai processi mentali? E se tutto ciò fosse accaduto per davvero? Mi stava andando in pappa il cervello.
Dovevo parlarne con qualcuno, non potevo permettere che quei pensieri mi corrodessero divorandomi dall’interno. Pensai di dirlo a mia madre, quando la chiamai all’ora di pranzo, ma cambiai idea. Anche se ero suo figlio mi avrebbe sicuramente preso per pazzo. Mi immaginai un ipotetico colloquio telefonico con lei:
– Fabio, ma hai iniziato ad assumere droghe e non me l’hai detto? Io sono tua madre, lo sai che puoi dirmi tutto. Che tanto ti conosco, anche se non mi dici le cose.
Dopo una normalissima chiamata con mia madre, optai per parlarne con Matteo. Gli mandai un messaggio e gli chiesi se fosse disponibile per vederci quella sera stessa. Non anticipai nulla di quello che avevo da raccontargli, non sapevo nemmeno come avrei potuto metterlo per iscritto senza sembrare uno schizzato. Mi rispose quasi subito, ma in maniera più distaccata rispetto al suo solito. In quel momento però non ci feci caso, probabilmente ancora distratto dai miei pensieri.
Ero sollevato dal fatto che presto mi sarei in parte alleggerito di quel peso, ma necessitavo comunque di distrarmi. Le immagini continuavano a ripresentarsi, appiccicate al cristallino dei miei occhi, come diapositive di cui non avevo il benché minimo controllo.
Cucinare. Decisi che mi sarei preparato il pranzo. Mettersi ai fornelli poteva essere una buona soluzione per staccare, per porre un filtro protettivo tra me e quelle brutalità. Con una buona musica di sottofondo, perché no. Occorreva qualcosa di ritmato ed allegro: optai per i Kool & The Gang. Ballando in maniera scoordinata come solo io sapevo fare, sulle note di Jungle Boogie, aprii la porta del frigo in cerca di inspirazione. Ma quello che trovai fu brina e miseria.
Merda, mi ero dimenticato di fare la spesa. A quel punto mi ritrovai costretto a procedere verso l’ultima spiaggia della cucina casalinga: aglio, olio e peperoncino. Da molti considerato mezzo gradino sopra la pasta in bianco all’olio, rimane uno dei miei piatti preferiti. Pochi ingredienti, ma come tutte le ricette con pochi ingredienti la realizzazione non è altrettanto semplice. A me piaceva perderci tempo dietro, facendo risottare la pasta in padella aggiungendo la sua acqua di cottura, per renderla il più cremosa possibile. Raccattai la pentola e la padella dalla credenza, raggruppai i pochi ingredienti e mi misi all’opera.
Frammenti di immagini ogni tanto continuavano a frapporsi tra me e quello che stavo facendo, rendendomi difficile compiere le varie operazioni. Agitavo le mani nell’aria come quando si vuole scacciare una mosca che ronza attorno alla testa. Ma avevo solo l’illusione di poterle mandare veramente via. La realtà tangibile davanti a me era come se non fosse più del tutto mia. Era come se al posto della mia testa ci fosse montato un proiettore. La testa pesava come un’incudine e guidava i miei movimenti.
Terminato il pasto, lavai i piatti in maniera distratta, senza neanche usare il detersivo li riposi ad asciugare. Pian piano, sentivo il mostro del post-prandiale avvicinarsi sempre di più. Di lì a poco mi avrebbe preso con sé e trascinato nell’oblio, lasciandomi sospeso tra sentimenti e sensazioni contrastanti, in bilico tra la sanità e la follia.
Potevo farmi di nuovo risucchiare dal vortice? Non ero ancora un relitto alla deriva.
Indossai il berretto, presi le chiavi ed uscii senza nemmeno cambiarmi. Mi diressi verso il centro cittadino, imboccai la via principale per farmi due vasche nel bagno di folla. Decine e centinaia di facce si susseguivano una dopo l’altra. A guardare tutta quella gente dall’alto, senza la possibilità di scorgere le gambe, sarebbe sembrato un esercito di villi intestinali che procedevano come un’onda, pronta ad infrangersi da un momento all’altro, spinta dal vento del consumismo più sfrenato. Io mi inserii in quel flusso, cercando di risalire la corrente in senso contrario, come solo un salmone sarebbe in grado di fare.
Ma il flusso era ininterrotto, mi vedevano ma non mi guardavano. Procedevano senza sosta, a ranghi serrati, quasi volessero stringersi su di me. O forse era tutta una mia impressione. Procedere era sempre più difficoltoso, avevo paura di rimanere schiacciato. Ad un tratto trovai una scappatoia laterale e mi ci ficcai, per poi uscire su una piazzetta di forma rettangolare con una fontana al centro e i porticati su tutti i lati. Di fronte a me, un bar con i tavolini all’esterno. Avevo trovato il mio piccolo eden. Ordinai un caffè e fumai un sigaro. Nel frattempo, cercai di non pensare a nulla, di svuotare la testa.
Venne la sera in mio soccorso e con essa l’ora per fare l’aperitivo. Arrivò il momento propizio per chiamare Matteo.
Gli dissi dov’ero e gli chiesi se potevamo anticipare il nostro appuntamento. Mi disse che si sarebbe potuto liberare tra una mezz’ora.
Così lo aspettai e, quando lo vidi, fu come ritrovarsi davanti ad uno specchio.
Serie: La Storia non sempre si ripete
- Episodio 1: Una Domenica Qualsiasi
- Episodio 2: VISIONI, Parte I
- Episodio 3: Un Improvviso Lampo di Luce
- Episodio 4: VISIONI, parte II
- Episodio 5: Postumi
- Episodio 6: In preda agli effetti dello shell shock
- Episodio 7: Nuova realtà
- Episodio 8: Alle Armi
- Episodio 9: Guidati da una forza misteriosa
- Episodio 10: …E la Vita Continua
L’ ultima parte riaccende la curiosita` e lascia intendere, senza svelare ancora, cio` che il protagonista sta per scoprire dal suo amico Matteo.
Immagino che i prossimi episodi saranno sorprendenti.
è senz’altro un episodio di transizione che correttamente si interrompe alla soglia di qualcosa che forse costituirà una svolta.
Un episodio che procede lentamente, narrando dell’apparente normalità del personaggio per poi metterla in contrasto con la straordinarietà degli eventi.
Sono curioso di vedere cosa accadrà ora dall’incontro tra i due.