PREDE
Ormai non mangio da due giorni, tutto quello che riesco a raccogliere sono insetti, bruchi, lumache, cavallette, sono disgustosi, i miei figli ne vanno ghiotti ormai, do tutto a loro, sono ancora piccoli, ho paura che non potendo uscire dalla caverna non riescano a crescere bene, alcuni non sanno correre senza inciampare. Non sento gli spari del cacciatore da un po’ di tempo ormai, ma è troppo pericoloso allontanarsi, poi non ne varrebbe la pena, non dopo l’ultima volta, ha invitato tutti i suoi amici, li ho visti ridere mentre mi rubavano tutte le prede. All’inizio il cacciatore era un bene per noi, con il mio compagno gli rubavamo le galline, dopo un mese il figlio gli ha sparato in testa, ho ritrovato il suo corpo all’entrata del bosco senza peli, mangiato dai vermi. Sento il pianto di fame dei miei figli e mi si spezza il cuore, devo uscire, sistemo tutti i cuccioli in un piccolo buco tra due pietre ed esco dalla caverna.
Mi guardo intorno, non c’è nessuno, non ci sono altre volpi nel bosco, alcune sono a casa del cacciatore immobili e senza vita, le altre sono andate via, le ho viste abbandonarmi prendendo la strada dove passano gli umani con i loro cavalli. Trovo un formicaio e mangio quello che posso, un rumore mi fa sollevare il muso, lo seguo, inizio a sentire un odore familiare, so benissimo cos’è ma non lo voglio pensare, non voglio dare possibilità alla delusione. Eccola, una lepre mangia delle bacche, ormai mi sono scordata del sapore della carne, l’istinto mi dice di azzannarla adesso, ma conserva delle bacche, non le inghiotte, ha dei cuccioli. Devo seguirla, si muove veloce tra l’erba, più di una volta la perdo di vista, per fortuna il suo odore mi basta, è più giovane di me. Arriviamo finalmente alla sua tana, si infila in un buco sotto una quercia, piano la seguo e riesco a vedere all’interno, ci sono sette cuccioli, tutti bevono il latte dalla loro madre, questa ha lo sguardo stanco, è distesa osservando il vuoto mentre i suoi figli si nutrono, quando il suo compagno entra si mette in piedi, i due si salutano, lui posa a terra le bacche raccolte, lei ringrazia e mangia con gusto. Devo catturarli ma devo elaborare un piano, se li attaccassi ora la maggior parte mi sfuggirebbe, non posso sprecare un’occasione del genere, fatico a concentrarmi, il mio stomaco mi spinge a non pensare ai miei figli, a mangiare subito, a saziarmi.
Un boato.
Pezzi di corteccia volano davanti ai mei occhi, scappo e mi riparo dietro un albero, è lui. Neanche mi sono accorta di quanto mi fossi allontanata, dietro al cacciatore dopo pochi secondi arriva il figlio sorridente, sento la paura ma rimango lucida, devo. I due umani si guardano attorno, ogni secondo sembra durare ore, poi un rumore di foglie, il cacciatore si gira e vede una delle due lepri sbucare da dietro un albero, subito spara ma non prende niente, la lepre inizia a correre e a diventare un bersaglio sempre più difficile, poi il figlio spara, l’animale emette un gemito secco e si accascia poco lontano dalla quercia. Il cacciatore salta di gioia e abbraccia il figlio, entrambi sono quasi commossi dal momento, la lepre era il compagno della mia preda, è scappato per farsi seguire. L’odore del suo sangue offusca ogni pensiero o empatia per l’animale appena morto. Non lo penso, lo faccio e basta, con uno scatto arrivo alla lepre morta e l’afferro per il collo, i cacciatori sono sbigottiti, sparano ma troppo tardi, evito i loro colpi e corro tra gli alberi, il sapore della carne mi dà la motivazione necessaria per non rallentare, sento i loro passi dietro di me, vedo i tronchi degli alberi esplodere al contatto con i proiettili, vedo un buco sotto un masso e mi ci infilo. Aspetto per vari minuti, non voglio mangiare la lepre ora, se lo facessi non riuscirei a fermarmi, devo pensare a loro, sono via da troppo tempo ormai, devo ritornare ma devo aspettare, se mi uccidessero per loro sarebbe la fine. Non sento i cacciatori da parecchi minuti, piano metto fuori il muso, odoro, appoggio lentamente la zampa fuori, poi lo sento, un altro sparo, ricomincio a correre, ha sparato il cacciatore più anziano, mi stavano aspettando. Il figlio inizia a seguirmi sprecando colpi, il padre ritarda la sua partenza per bestemmiare dio. Corro, non penso ad altro, poi finalmente il bosco si ribella, dei grugniti, il giovane cacciatore si ferma spaventato, inizia a sparare ma sono troppi, mi fermo. Osservo il terrore prendere controllo del suo corpo, un branco di cinghiali lo travolge spezzandogli le gambe, il padre arriva con il fiatone, è disperato, io resto dove sono, il cacciatore fa di tutto per salvare il figlio, inizia ad urlare e a sparare a casaccio, alcuni cinghiali grugniscono e cadono ma sono troppi, il figlio ha smesso di urlare ormai da tempo, il fucile del cacciatore ormai non ha più colpi.
Dopo gli ultimi rantoli ora c’è solo il silenzio, questo silenzio forse non l’ho mai sentito, i cinghiali non si interessano a me, mangiano con voracità i corpi degli umani, sento l’odore del sangue di quei cadaveri, sono stanca, piano cammino macchiandomi le zampe, finalmente potrò tornare dai miei figli, stanotte mi addormenterò con i miei cuccioli sazi, ho fame, l’odore della carne mi attrae, i cinghiali condividono la loro preda indifferenti. Mangio.
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Complimenti. Adoro questo modo di scrivere, sono rimasta affascinata.
grazie Dea 🙂 sono felice ti sia piaciuto
Devo essere sincero e magari un pò disprezzato per questo, ma a me non piace proprio per niente. L’animale ragiona, pensa e parla come un essere umano dall’inizio alla fine. È si curiosa la sua prospettiva, la storia è molto toccande e profonda. Le tematiche che affronta sono importanti e lo fa con cognizione di causa. Ma tutto sembra fuorché un pensiero animale. È proprio questo l’errore in cui ( più o meno ) tutti incorrono in questi casi. Ho spezzato completamente la lettura dopo un pò, non ha senso. Più leggo qualche pezzo qua e là più mi accorgo della presenza umana in ogni pensiero dell’animale. Giusto il finale regala un pò di giustizia, quella bella che piace a me, ma lo fa con una prospettiva totalmente umana.
grazie per l’onestà Loris, da me non verrai disprezzato assolutamente.
Proprio qualche giorno fa pensavo a scriver una storia con protagonista e voce narrante, un cane. E mi soprende trovare questo tuo scritto, ho solo letto l inizio in un momento un pò random e appena posso continuo con maggior attenzione, ha catturato tutta la mia curiosità.
Ciao Nunzio, un racconto bellissimo e assolutamente da me condivido. Proprio ieri ho avuto un inizio di diverbio con un cacciatore convinto. Nemmeno due parole a dire che secondo me era uno “sport” ( cosi lo aveva definito) assurdo e crudele. Ho lasciato perdere subito la discussione perché insistere non mi è sembrato il caso. Quando mi ha detto, perché tu non ne mangi carne? Li mi sono allontanato senza aprire bocca e ti assicuro che non lo faccio quasi mai. Ma non ce l’ho fatta. Bene, vorrei far leggere questo tuo bel racconto e fare vivere le emozioni dall’altro punto di vista. Ma tu, col finale, hai dato la giusta visione delle cose. Pur sottopendo queste tue parole a chi come il cacciatore che ho incontrato io, credo siano tutti così, sono sicuro che non caveremmo un ragno dal buco. Bel brano. Complimenti.
Grazie mille Nino.
Il racconto si legge in apnea in attesa del finale che, quando arriva ti dà un sussulto. Non ho mai amato le storie in cui si fanno parlare gli animali, ma qui il livello è differente. Bravo!
grazie mille Francesco, apprezzo molto
Forse sono di animo crudele e sanguinario, ma non posso non essere entusiasta di questo racconto. Bravo.
grazie mille Francesca, non perdere mai quest’animo ahaha
Ormai, chi mi cambia più!
È davvero bello e commovente questo racconto narrato dal punto di vista dell’animale, preda e cacciatore, che lotta per la propria vita e per i suoi cuccioli. Come sempre, chi ne esce sconfitto e avvilente, è l’essere umano. Leggo il tuo racconto mentre sento gli spari dei cacciatori (oggi è giorno di caccia e io abito in campagna) e immagino gli animali, là fuori.
grazie mille Cristiana. wow, deve essere stato molto suggestivo sentire gli spari e leggere.
Anche molto triste 😟
Raccontare dal punto di vista di qualcun altro non è semplice e lo è ancora di meno quando lo si fa dal punto di vista di un animale a cui si dà voce. Tu, però, sei riuscito molto bene a raccontare l’intera vicenda guardando con gli occhi di mamma volpe, dando forma ad un racconto allegorico molto profondo e molto coinvolgente.
ti ringrazio per le belle parole giuseppe