
Preferisco la tua cucina (Attimi – 5)
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: La stufa
- Episodio 2: Matilde
- Episodio 3: Spazzino in quattro – 1
- Episodio 4: Spazzino in quattro – 2
- Episodio 5: Il cielo cova la neve
- Episodio 6: Controllori
- Episodio 7: Hell’s Tie
- Episodio 8: L’orologiaio
- Episodio 9: Pieno di benzina
- Episodio 10: Il getto
- Episodio 1: La cena (Attimi – 1)
- Episodio 2: Caffè in cialde (Attimi – 2)
- Episodio 3: Acque invernali (Attimi – 3)
- Episodio 4: Cappio (Attimi – 4)
- Episodio 5: Preferisco la tua cucina (Attimi – 5)
- Episodio 6: Gabriel (The Scarecrow – 1)
- Episodio 7: Gabbiani (The Scarecrow – 2)
- Episodio 8: Rivelazione (The Scarecrow – 3)
- Episodio 9: Agatha (The Scarecrow – 4)
- Episodio 10: Le conseguenze (The Scarecrow – 5)
- Episodio 1: Salsa barbecue? (1)
- Episodio 2: Salsa barbecue! (2)
- Episodio 3: Gelatina (1)
- Episodio 4: Gelatina (2)
- Episodio 5: Gelatina (3)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Percorse l’ultimo tratto di strada sfiorando i centodieci, volando nel banco di nebbia talmente fitta da non vedere oltre l’estremità del cofano. Di tanto in tanto spuntavano fuori cartelli stradali e rami scheletrici di alberi in letargo. Manovrava il volante secondo il ricordo della forma di quella strada, percorsa centinaia di volte. Se avesse dimenticato di sterzare in un punto, o di frenare e scalare la marcia in un altro, si sarebbe schiantato contro l’argine del fosso.
Nel grigiore che si trovava davanti agli occhi, gli apparve di nuovo l’immagine delle scale, la corda legata in un cappio sospeso a mezz’aria. Penzolava avanti e indietro – forse qualcuno aveva lasciato la porta di ingresso aperta. Poi il cappio si sollevò.
Nell’istante in cui l’auto sobbalzò per una buca, il cappio ricadde di scatto, trascinato da un peso invisibile. Non penzolava più avanti e indietro, ora ruotava lentamente su se stesso. La corda si tinse di rosso, e una goccia di sangue cadde sul pavimento intaccando il suo candore perfetto.
Samuele urlò. Si portò le mani agli occhi scacciando quella visione orribile, e le riportò sul volante appena in tempo per accorgersi che doveva svoltare a destra per imboccare il vialetto di casa. Tirò il freno a mano nel cortile, sparando sassolini da tutte le parti, e scese lasciando il motore acceso. Corse verso la porta e la spalancò con una spallata. Prima di entrare gettò un’occhiata nella nebbia. L’ultima visione che scaturì dal candore invernale era una bara.
*
Irruppe nel vestibolo, davanti a lui le scale. Vide il cappio stretto al collo di una donna. Ciocche di capelli biondi erano incastrate tra la corda e la pelle. Indossava una vestaglia da notte e volteggiava come un fantasma sopra una pozza di sangue. Samuele lottava per respingere i conati, quando realizzò che quella non poteva essere sua madre. Perché era bionda; sua madre non lo era.
“Mamma ha i capelli castani” sussurrò. Si strofinò gli occhi; li richiuse; tornò a guardare. La donna era sparita. Nessuna corda e nessun cappio.
“Mamma!” urlò. La sua voce echeggiò nel corridoio privo di arredamento. Dalle scale giungeva il bagliore della luce del bagno.
Lo ha fatto in bagno pensò. Come quella volta. Allora però l’avevo fermata.
D’un tratto si sentì mancare l’aria e le gambe cedettero. Si accasciò sul pavimento gelido e pianse.
Dopo un po’ – potevano essere cinque minuti come un’ora – udì il cigolio dei cardini di una porta. Alzò lo sguardo, e dalla porta del salotto vide sbucare sua madre. Indossava l’accappatoio e aveva i capelli ancora umidi dall’ultimo bagno. Samuele notò che era spaventosamente simile alla donna appesa per il collo della sua visione. Ma certo, i capelli! Non erano castani come sempre; erano biondi. Sull’accappatoio notò gocce di tinta ormai seccata.
Portava le cuffie sulle orecchie. Percorse il tratto di corridoio canticchiando senza notare Samuele.
Lui rimase a guardarla mentre saliva le scale, scalino dopo scalino, leggera come un fantasma. Dalle cuffie giungeva il ronzio della musica. Riconobbe anche la canzone, una che lui aveva sempre odiato. Da quel pomeriggio divenne la sua preferita.
*
“Samuele!” esclamò sua madre appena varcata la soglia del soggiorno. L’acqua calda e il sapone le avevano alleviato le occhiaie, e disteso le rughe sul volto.
“Quando sei arrivato?”
“Dieci minuti fa. Tutto bene?”
“Mi sono fatta una doccia. Ora va meglio” rispose lei.
“Stasera torni da Papà?” chiese. Samuele colse una punta di angoscia tra quelle parole.
“No. Mangio qua” disse Samuele.
Lei sorrise. “Ti fermi a dormire?” chiese.
“Sì, mamma.”
“Mi fa piacere” disse lei avvicinandosi. Lo baciò sul capo, poi indugiò un istante, e come se si fosse ricordata di qualcosa un sorriso malizioso le si dipinse sul volto.
“Hai visto?” disse afferrandosi una ciocca di capelli.
“Sono bellissimi” mentì Samuele. Quel biondo platino gli dava i brividi.
“Marco cena con noi stasera” disse lei. Possiamo chiedergli di prendere qualche ostrica” propose.
Samuele indugiò un istante, pensando.
“Non mi piacciono granché” disse infine.
“Preferisco la tua cucina.”
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: La cena (Attimi – 1)
- Episodio 2: Caffè in cialde (Attimi – 2)
- Episodio 3: Acque invernali (Attimi – 3)
- Episodio 4: Cappio (Attimi – 4)
- Episodio 5: Preferisco la tua cucina (Attimi – 5)
- Episodio 6: Gabriel (The Scarecrow – 1)
- Episodio 7: Gabbiani (The Scarecrow – 2)
- Episodio 8: Rivelazione (The Scarecrow – 3)
- Episodio 9: Agatha (The Scarecrow – 4)
- Episodio 10: Le conseguenze (The Scarecrow – 5)
Ciao! Grazie per avermi seguito fino alla fine di questa serie 😉
@Dea Scusa, intendevo rispondere al tuo commento
Mi ha colpita tantissimo la battuta finale. Quel “preferisco la tua cucina” mi è suonato come un sospiro di sollievo. Volevo se consumare il cibo materno fosse amche un gesto di conforto dopo l’incubo vissuto.
Mamma che tensione. Povero Samuele. Accade però. Bravo.
Grazie Concetta, per avermi seguito fino a qui 🙂
La battuta finale, che dà il titolo al capitolo, è sicuramente emblematica. Bello l’elemento narrativo delle visioni, che scompaiono gradualmente.
Una bella storia! 👍
Grazie Giuseppe!
Se ti dicessi che mi colpisce sempre quel rapporto che i tuoi personaggi hanno con i genitori, così diverso fra madre e padre, mi sembrerebbe di addentrarmi un po’ troppo in un giudizio che non mi deve appartenere. Eppure, se da un lato abbiamo spesso un orco, dall’altro si percepisce quel legame, magari anch’esso irrisolto, fragile, però necessario, d’affetto. In questo specifico caso, essendo io madre e pensando che, probabilmente mio figlio maggiore non è molto più giovane di te, mi sono sentita particolarmente coinvolta. La corsa frenetica del protagonista, magistralmente descritta, ha come unico scopo quello di scacciare un presagio terribile, forse evitare una tragedia. Io credo, più di tutto, abbia uno scopo salvifico. Alla fine, quella semplice frase ‘Preferisco la tua cucina’, cela dentro un intero universo. Te lo dico sempre e non mi stanco. Molto bello leggerti.
Ciao Cristiana. Inannzitutto, grazie per le bellissime parole 🙂
In effetti le figure paterne sono piuttosto oscure nei miei racconti (sebbene ci siano delle eccezioni, prendi per esempio “Matilde” dove invece il padre è, come la figlia, succube di una donna autoritaria), però posso dire che in quanto a genitori sono stato davvero fortunato (in entrambi i casi).
Quanto alla madre di Samuele, hai colto nel segno: dai primi capitoli si coglie una certa “seccatura” del ragazzo nei confronti di alcune scelte della madre. Alla fine però avverte il pericolo, e l’amore per lei gli fa fare di tutto.
Nel clima di tensione costruisci tutte le vicende che racconti e te la giochi molto bene: ho letto in una tua risposta a un commento qui sotto che questa è “la fine”, cioè l’ultimo episodio?
Grazie davvero Gabriele. Esatto, questo è l’ultimo episodio di questa piccola serie 🙂
Allora possiamo dire che si è avuto tutto sommato un lieto fine! E in effetti la frase finale che dà il nome all’episodio ci sta a pennello.
“Riconobbe anche la canzone, una che lui aveva sempre odiato. Da quel pomeriggio divenne la sua preferita.”
Questo passaggio mi è piaciuto
Continui a farci “saltare” da una situazione quasi normale a un’altra carica di angoscia, un punto di forza di questa serie, quasi onirica!
Che quadro angosciante. Spero tutto finisca a tarallucci e vino… ma dubito. Bravo Nicola!
Bellissima conclusione Nicola, tantissimi complimenti per questa storia!
Grazie Melania per avermi seguito fino alla fine 😉