Preludio

Serie: Segreti di famiglia a Natale


Una tipica famiglia disfunzionale italiana si riunisce per il pranzo di Santo Stefano come ogni anno, ma questa volta un fuori copione sconvolge tutto: tra ricche portate e ospiti inattesi riaffiorano ricordi e segreti.

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Preludio

Cosa c’è di più tipico di una famiglia italiana riunita per il pranzo di Natale? Non importa, perché in realtà questa storia ha ben poco di tradizionale. Tanto per cominciare, la riunione della famiglia in questione non è prevista per il 25 dicembre, bensì per il giorno seguente, così che il pranzo natalizio si trasforma in pranzo di Santo Stefano che, oltretutto, non sembra essere un giorno molto fortunato per la famiglia. L’unico pilastro di questa giornata è la famosa caponata. La ricetta è stata tramandata di generazione in generazione, custodita gelosamente dagli anziani della famiglia sullo stesso identico foglio di carta su cui era stata originariamente trascritta dalla nonna Pina, per alcuni bisnonna. A volte si ha la sensazione che queste ricorrenze stiano in piedi soltanto grazie alla memoria della fu nonna Pina, la cui fotografia appesa al muro del salotto veglia attentamente su tutti i commensali da circa quarant’anni. Fu lei l’innovatrice che, all’incirca un secolo fa, introdusse nel menu “natalizio” la caponata, naturalmente in onore del capostipite della famiglia: il signor Capone. No, non Al, quello è un altro Capone e non ha alcun legame con il nostro. Il Capone in questione era un ometto piuttosto basso, con dei baffetti che nascondevano un sorriso buffo, a volte beffardo, ma mai maligno. In realtà non si sa molto di quest’uomo, soltanto che un bel giorno, per la precisione il giorno di Santo Stefano, si rasò i baffi, indossò un cappello di paglia e se ne andò a vivere a Cuba senza lasciare tracce. E questa è la prima delle tragedie legate al 26 dicembre. Nessuno in verità sa se il nonno sia realmente andato a Cuba, ma questo è ciò che raccontava la nonna Pina che, tra l’altro, ha sempre odiato i cubani. In seguito a questo infausto avvenimento la caponata rischiò di essere depennata dal pranzo di Natale, come una sorta di vendetta della nonna Pina nei confronti del marito fuggiasco. Fu solo grazie alle preghiere di Fausto, il genero preferito dalla nonna Pina e vero amante di tale alimento, che la decisione fu revocata.

Questo, però, ci porta a citare la seconda delle disgrazie legate al giorno di Santo Stefano: diversi anni dopo, infatti, si scoprì che il tanto amato zio Fausto tradiva la ancor più cara zia Luigia, la più giovane delle sorelle Capone, con l’assistente del suo capo. Fu un duro colpo per tutta la famiglia e per la nonna Pina che per la seconda volta fu lì per lì per eliminare la caponata dal menu. In tutta risposta la matriarca, invece di disperarsi, si rimboccò le maniche e armata di padella le suonò a quel briccone di Fausto, intimandogli di non farsi più vedere e di restituirle la macchina per fare la pasta che gli aveva regalato il Natale precedente. La nonna Pina sapeva essere molto convincente e il fatto che pochi giorni dopo Fausto perse il lavoro non sorprese nessuno. Trascorso qualche mese Fausto tornò a casa della nonna con la coda tra le gambe e un mazzo di fiori.

«Signora Pina! La prego, mettiamo da parte i dissapori e i rancori passati e riappacifichiamoci. Lei per me è come la nonna che non ho mai conosciuto. Ha un vaso per mettere queste orchidee? Ho pensato subito a lei appena le ho viste.»

Mai un tentativo di richiesta di perdono fu tanto sbagliato: le orchidee erano i fiori più odiati dalla nonna Pina. Non poteva sopportarli perché, come aveva raccontato innumerevoli volte, quando durante la guerra i militari le avevano sequestrato la casa per insediarvisi, avevano lasciato appassire le bellissime orchidee che un tempo erano state sue e che lei aveva tanto amato. Così ogni volta che passava davanti alla sua vecchia casa guardava con tristezza i fiori sui davanzali avvilirsi sempre di più giorno dopo giorno, rendendo la sua vecchia dimora così tetra e poco familiare. Allorché Fausto si presentò alla sua porta in ginocchio porgendole un vaso di orchidee, lei andò su tutte le furie e prese a picchiarlo con un ombrello. Per lei era già imperdonabile ciò che aveva fatto a sua figlia, con questa mossa si era garantito un passaggio gratuito per l’altro mondo. Fausto finì al pronto soccorso con il naso rotto, ma sapeva che sporgere denuncia sarebbe stato il suo testamento; quindi, si godette il periodo di degenza all’ospedale e prese a corteggiare l’infermiera.

Serie: Segreti di famiglia a Natale


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Discussioni

  1. Ciao. Sono più o meno nuova e sto girellando per i boschi narrativi di Open. Questa tua Caponata scritta in punta di penna, più evocativa che descrittiva, è decisamente qualcosa di cui si vorrebbe prolungare la lettura. Non so quanti anni hai e se conosci i bellissimi vecchi sceneggiati in bianco e nero della RAI. Ecco, delizioso così mi appare questo tuo racconto. Comincio a seguirti attendendo il seguito.

  2. Ciao Erica. Ti leggo con enorme ritardo, ma questo incipit mi ha conquistata. Ti prego, dimmi che troverai il tempo per proseguire la storia, ora voglio sapere tutto di nonna Pina e della sua famiglia.

    1. Ciao Micol, mi fa piacere il tuo commento. In realtà ho già scritto parecchio di questa storia, ma diciamo che poi l’ho un po’ abbandonata al suo destino. Spero di trovare il tempo per correggerla e darle un finale 🙂