Presagi, sogni, segreti
Serie: Senza Battito
- Episodio 1: Il CCPCDUA
- Episodio 2: Presagi, sogni, segreti
- Episodio 3: Una curiosa anomalia
STAGIONE 1
C’erano molte porte aperte nel corridoio, porte che si aprivano in una perfetta oscurità.
Tutte, tranne quella alla sinistra di Patrizio, sigillata e invitante.
Un momento, quale corridoio? Ma certo, stava sognando. Se ne rese conto stupito, perché era certo da un po’ che non gli capitava di sognare.
Comunque, stava sognando e c’era questa porta alla sua sinistra che voleva assolutamente aprire. Ovviamente, la porta non si apriva. Naturale che i suoi sogni avessero una sceneggiatura così banale.
Si accorse però che una voce veniva da dietro la porta. Non ebbe il coraggio di avvicinarsi per sentirla meglio, anche se forse avrebbe dovuto: stesso nel sogno, gli ritornò alla mente che nel Medioevo si credeva che i sogni fatti prima di svegliarsi erano quelli carichi di presagi.
Ma lui era ignavo anche in sogno e, comunque, si svegliò.
Il corridoio non c’era più: ora era stato sostituito dal soffitto della sua buia stanza d’ospedale. Fatto strano, però, la voce bisbigliante era rimasta: ora riusciva a distinguere almeno un paio, forse tre voci distinte che parlavano complottosamente tra loro.
Qualche secondo per rendersi conto che in definitiva era sveglio e Patrizio comprese che le voci erano reali e venivano da fuori la stanza.
Nonostante si ritrovasse ogni anno a fare quella tiritera, Patrizio non si prese mai la briga di imparare i nomi dei medici o degli infermieri: forse per assecondare la propria codardia o la propria prosopopea (ne aveva entrambe in abbondanza), li “disumanizzava”, direbbe uno psicologo (o li “prendeva per il culo”, direbbe chiunque altro) con dei soprannomi piuttosto faciloni.
Adesso, per esempio, fuori dalla porta della sua stanza intravedeva il dottor Tubero (grande chirurgo, nonostante tutti si chiedessero come facesse a vedere quello che faceva con quell’appendice nasale di tutto rispetto che aveva in faccia), la dottoressa Trottalemme (primario del reparto di chirurgia, che faceva seguire la sua risata cavallina alle proprie battute poiché nessun altro rideva mai) e il dottor Loffa, il primarissimo, che aveva perennemente scolpita l’espressione di chi ha annusato (per l’appunto) una loffa e si trattenga dal vomito.
Parlava poco, il dottor Loffa, anche in quell’occasione. Patrizio lo vedeva annuire ed emettere dei laconici «ah!» di assenso ai brusii nebulosi di Tubero e ai brevi e impercettibili suggerimenti di Trottalemme.
Quest’ultima, senza preavviso, entrò di soppiatto nella stanza; tra le palpebre socchiuse, Patrizio si accorse che spiava il suo volto per assicurarsi che dormisse. La dottoressa scrollò con delicatezza Armando, che era però sveglissimo: come aveva fatto Patrizio a non accorgersene? Sembrava anche lievemente turbato, ma forse era solo un’impressione lasciata da quel sogno febbricitante, perché il CCPCDUA sorrideva come sempre, e andò mansueto dietro alla Trottalemme.
Patrizio si trovò a seguire il gruppetto formato dai dottori e dal suo compagno di stanza senza pensare; quando poi si rese conto che stava facendo un pedinamento in piena regola, di notte, in un ospedale, ebbe giusto il tempo di chiedersi “che cavolo sto facendo?”, che quelli svoltarono improvvisamente a sinistra, dietro una porta antipanico.
Patrizio non avrebbe potuto aprirla senza far scattare l’allarme, non avendo il pass: in un secondo, scivolò sulle ginocchia verso la porta e riuscì a bloccarla infilandoci un dito dentro. “Ma che cazzo combino? Ma che me ne frega? Devo farmi fare una tac al cervello”, pensò, senza urlare di dolore per puro miracolo.
Il gruppetto continuò silenziosamente a scendere per le scale di emergenza, ma si fermò alla fine della prima rampa, a cavallo tra i due piani.
«Qui possiamo parlare con calma» disse la voce di Tubero.
Patrizio si era insinuato di nascosto e ascoltava allarmato: l’agitazione non aveva motivazioni razionali ma era salda, perché scaturiva dall’organo più saggio del nostro corpo, la pancia, che infallibile capta gli indizi dell’universo e risale alla fonte del bene e del male molto prima del cervello.
Ma Patrizio non pensava a queste sciocchezze: origliava.
«Come previsto, nonostante le insistenze di nostri rinomati colleghi per visitarla, nessuno ha trovato una spiegazione plausibile per la sua condizione» la voce pastosa di Tubero era appesantita da una sorta di condiscendenza ironica verso i suoi colleghi stranieri e non.
«Lei è una bella gatta da pelare, Armando, ihihihi.»
«Eh» approvò Loffa.
«Dunque» proseguì Tubero, «dovremo procedere come preventivato.»
«Be’, almeno è stato un po’ più di tempo in nostra compagnia, ihihih.»
«Mh» così Loffa esternò la sua partecipazione alla situazione.
Sì, ma qual era questa situazione?
«Oh certo, io capisco» intervenne Armando, con una voce, almeno così sembrò a Patrizio, meno leggera del solito. «Ho ancora però qualche perplessità…»
«Tutte le sue perplessità deve lasciarle, signor Armando. La guideremo passo passo e non avrà di che preoccuparsi; risponderemo alle sue domande sul procedimento, che sarà assolutamente indolore.»
«No, si figuri, sono sicuro che sarà indolore. Mi chiedevo se fosse proprio necessario…»
«Signor Armando, non ricominciamo, le abbiamo già diffusamente spiegato la necessità del provvedimento: si tratta di pensare a ciò che è meglio per la comunità, non per lei. Mi sembrava un uomo di fibra più forte, Armando: adesso, dopo tutta la preparazione, viene meno?»
«No, no ha ragione, assolutamente ragione» si affrettò il paziente «è che un po’ mi dispiace sapere solo adesso che mi accoppate domani.»
«Cosa?»
Era stato Patrizio a urlare “cosa?”, alzandosi in piedi con fare teatrale (che poi questa teatralità era a beneficio di nessuno, poiché, dalla loro posizione, Armando e i medici potevano al massimo intravedere la sommità della testa). Comunque, mentre urlava “cosa?” e si alzava teatralmente, il nostro amico fu attraversato al pensiero che non avrebbe dovuto urlare “cosa?” e alzarsi teatralmente.
Purtroppo, quel pensiero fu elaborato dal cervello, che è molto più lento dell’organo che aveva dato ordine alla bocca di dire “cosa?” e al corpo di alzarsi teatralmente, ovvero la pancia.
Devo confessarvi che quando ho detto che questo è l’organo più saggio, ho usato un termine improprio: è sicuramente quello più onesto, ma a ragionare di pancia (se di ragionamento si può parlare) spesso si fanno cavolate.
Questa, Patrizio se ne rese subito conto, così come i suoi spettatori, era una cavolata. Però, quando fai una stupidaggine irrimediabile, l’unica cosa che puoi fare per salvare la dignità è agire come se fossi convinto di ciò che fai. Patrizio continuò.
«Ma di che state parlando?»
Serie: Senza Battito
- Episodio 1: Il CCPCDUA
- Episodio 2: Presagi, sogni, segreti
- Episodio 3: Una curiosa anomalia
Si conferma l’interesse che sa suscitare questa serie, divertente, accattivante, curiosa.
“Comunque, mentre urlava “cosa?” e si alzava teatralmente, il nostro amico fu attraversato al pensiero che non avrebbe dovuto urlare “cosa?” e alzarsi teatralmente.”
😃
“Ma lui era ignavo anche in sogno e, comunque”
😃
“Naturale che i suoi sogni avessero una sceneggiatura così banale. “
😃
Confermo la mia prima impressione, ovviamente di pancia, e… no, scherzavo. La mia prima impressione, che confermo, era pienamente pensata. Bella serie, bei racconti. Bello stile. Mi piace.
” è sicuramente quello più onesto, ma a ragionare di pancia (se di ragionamento si può parlare) spesso si fanno cavolate.”
Ecco appunto!! 😂 😂 😂 👏 👏
” scaturiva dall’organo più saggio del nostro corpo, la pancia, che infallibile capta gli indizi dell’universo e risale alla fonte del bene e del male molto prima del cervello.”
😂 😂 😂 👏 👏
Anche questo episodio molto riuscito. Molto ben scritta la parte del sogno e quella seguente in cui i appaiono i medici: usare le voci come “strumento” di transizione tra il sogno e la realtà è stata un’ottima mossa, che confesso di aver usato anche io qualche volta.