Prima di cena

Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I due amici entrano nella camera del poeta. Ariele assapora la sua accoglienza. Gustav si precipita al telefono per avvertire la moglie, che dopo una serie di tentativi a vuoto gli risponde – in principio senza riconoscerlo.

«Ho chiesto un permesso in ufficio, avendo preferito sfruttarlo oggi, in vista del colloquio con le bambine. Mi andava di essere fresca e ritemprata prima di risentirle. La stanchezza del lavoro mi avrebbe costretta a qualche sbadiglio di troppo, e tu sai bene quanto siano entrambe sensibili ai cambiamenti di tono, di umore e di respiro, durante le nostre narrazioni notturne a due voci. Stavolta ero convinta che le bambine mi avrebbero ritrovato in gran forma, grazie a qualche oretta di riposo, ma una volta a casa, il tempo di posare la busta con i mandarini sul tavolo della cucina, sono cominciate le telefonate del poeta, a raffica, una dopo l’altra. Un vero supplizio, credimi. Non sono riuscita a concedermi nemmeno un sonnellino, una tisana, un solitario. In una delle ultime ha cominciato a parlarmi della rinascita della poesia ermetica nella sua esistenza, come forza primordiale e impetuosa, suo tornado e unica ragione di vita, come lo sarebbe il progetto della rivista sperimentale, per le stesse ragioni. I piani della poesia e della rivista combaciano: l’uno risulta essenziato della grandiosità dell’altro, secondo il poeta. Quando poi gli ho chiesto come fa a tirare avanti, se vive da solo, se ha un lavoro, una compagna, un canarino, un gatto, un cane o una qualsiasi occupazione, e come mai si è dileguato all’improvviso senza dirci dove sarebbe andato, lui ha fatto finta di niente, cambiando subito argomento. Gli ho detto di quanto tu fossi rimasto sorpreso della sua sparizione, in particolare per la presenza del suo coltello da sub dal manico rosso, che ha dimenticato accanto a una delle foto delle bambine: pensa che la punta era giusto sullo sterno di Annarita, nel triangolino rosa della camicetta. Non voglio vederlo mai più quel coltello. Gli ho chiesto perché lo aveva lasciato con la punta in una posizione così equivoca, e allora lui mi ha risposto che i nostri gesti, seppure involontari, seguono una logica oscura, consigliandomi quanto prima di controllare che la bambina della foto stesse bene, non si sa mai, come mi ha detto con un’espressione ambigua, disarmante… e allora, Gustav, alle sue parole, al loro tono, come alla sua sospensione crudele tra una sillaba e l’altra, ho reagito con violenza, pur sapendo quanto fosse importante non perdere la calma in vista del colloquio telefonico con le bambine, ma dentro di me salivano fiammate di rabbia e di odio per il suo comportamento inqualificabile, per la sua eccessiva invadenza, che non teneva conto della mia situazione e della mia estrema sensibilità, e quindi, è bene che tu lo sappia: dopo le cose spiacevoli che sono accadute non voglio sentire mai più parlare di lui, né della sua rivista, e voglio che anche per te la questione col poeta sia chiusa per sempre, senza mezzi termini o compromessi di alcun tipo. Da oggi in poi non voglio più vederlo né sentirlo. Dovrà uscire immediatamente dalla mia vita, il che implica che dovrà uscire all’istante dalla tua. Non dovrai mai più mettere piede nella sua rivista come nella sua camera d’albergo. Eliminare ogni minima occasione di confronto e di contatto, estirparla alla radice, come unica possibilità per ritornare alla normalità, e lo dico sopra ogni cosa per il bene delle bambine, e non solo per una questione coniugale. Sai dov’è finito il suo coltello? Nel fondo della pattumiera, tra le bucce delle pere e le patate novelle che ho carbonizzato per il nervoso, tra l’altro – maledizione a lui e anche a te, Gustav! Non credere che tu ne sia fuori, poi! Se non gli avessi aperto il portone nel cuore della notte non saremmo arrivati a un tale punto di esasperazione. Ma intanto, come ti dicevo, il tuo poeta va immediatamente radiato dalla nostra vita. Devi dirglielo, non appena lo incontrerai, che il suo coltello è nel fondo della nostra pattumiera e non nel cuore di nostra figlia. Mi stai ascoltando?»

«Ma che ore sono, Lara? Ho sentito più orari diversi, nel giro di pochi minuti.»

«Sono le tre del mattino. Cerca di tornare presto e non perderti in chiacchiere. Io ti aspetto sveglia.»

«E per il colloquio con le bambine?» le disse Gustav.

«Ho preferito fingere di averlo dimenticato, ben sapendo che mia sorella non mi avrebbe mai richiamato. L’ho fatto perché tu non arrivavi e nemmeno mi chiamavi, e allora ho preferito fingere una dimenticanza, anziché ritrarti come un irresponsabile ai suoi occhi. Lo sai bene quanto ti stimi.»

«Spero sia ancora così…»

«Hai cenato, almeno?»

«Un pezzo di spiga.»

«Perché non tutta?»

«Credo che fosse già masticata; ero sicuro di averla comprata intera da una vecchia con gli occhiali, mentre Ariele insiste che l’abbia raccolta da terra già mozzicata da qualcun altro. Pensa che fantasia.»

«Stai bene, Gustav? Hai bevuto? Dimmi la verità.»

«Sono lucidissimo, ma confuso. Alcune cose non le ricordo con precisione, purtroppo. Cerca di comprendermi.»

«Si può sapere dove ti trovi? Da dove stai chiamando? C’è qualcun altro con te?»

«Allora, insomma, sì, spero di cavarmela entro un’ora, te lo prometto.»

«Perché non rispondi alla mia domanda! Vuoi dirmi dove diavolo ti trovi?»

«Pensavo di avertelo già detto» gli disse, mentre comparve il cameriere in maschera, con un vassoio di prelibatezze, che dispose sul tavolo accanto alla finestra. Alle sue spalle affiorò il poeta, col viso disteso, serafico.

«Ci sarà posto per tre» disse il poeta, facendo cenno all’avvocato di tagliar corto, che erano le otto in punto, l’ora poetica per eccellenza.

«I primi passi è bene farli a tavola. Adesso, per cominciare, stapperemo dell’ottimo Falerno del Massico, vino rosso da fiaba e da verso, miei signori. L’annata è leggendaria, come ben saprete, allo stesso modo la purezza di questo scenario, che visto dalla finestra traspare come una magione misteriosa, appena qualche nuvola, un soffio di vento dal vetro, che ahimè… non aderisce ai bordi come dovrebbe. Per favore, domattina, appena sveglio, dovrebbe comunicare alla direzione la problematica ricorrente degli spifferi provenienti dagli infissi» disse il poeta al cameriere, guardando con insistenza il vetro appannato sul vuoto, come se vi scorgesse qualcuno, o qualcosa, attraverso.

Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Siamo, credo, sull’apice di una piramide, pericolosamente in bilico e pronti a cadere. Non saprei, tuttavia, da quale parte. Il racconto si apre con un lungo monologo della donna e, ammetto, mi sono chiesta più volte con chi stesse realmente parlando e, addirittura, se quella telefonata si fosse mai svolta. La confusione degli orari è a dir poco sconcertante, il botta e risposta senza senso, destabilizzante. Mi sono fatta una mia idea, ma non so se mi porterà realmente da qualche parte. Tuttavia, al momento, sono intenzionata a restare aggrappata a lei che mi pare essere rimasto l’unico punto ‘fermo’ della storia, collocato in uno spazio temporale reale. Al contrario, la stanza d’albergo la sento come una sorta di capsula in cui tutto diventa relativo, anche la stessa umanità delle persone. Complimenti per come tutto questo prosegue e per la tua capacità di non perderti tu stesso in questo affascinante groviglio. Sempre bravissimo.

    1. Il tuo quadro, Cristiana, è sempre molto vicino a quelle che sono le mie percezioni nel configurarlo e nel ragionarci su, anche a distanza dalla condivisione dei singoli segmenti periodici. Lo sento sempre più vicino a un rebus. Non ti nascondo che il rapporto che ho con questo progetto risente delle stesse extrasistoli che caratterizzano la sua struttura, come del suo costante senso di bilico e di abisso che ne accompagna le diramazioni.
      A volte sono convinto che all’interno del vortice regni una legge oscura, che prima o poi armonizzerà le singoli parti in un cristallo meno opaco, riportando una sorta di ordine clinico e di pace, anche solo apparente, lungo il corso spasmodico dello sviluppo; ma poi ci sono momenti in cui temo che sia proprio il vortice la sua unica legge, il sistema dove devono sgretolarsi le armonie con i frequenti cluster che costellano la scena.
      I punti fermi spesso si alternano, annientandosi l’uno nell’altro. Lara, almeno all’interno dell’episodio, sembra mostrare anche per me maggiore consapevolezza e stabilità, avendo preso subito le distanze dal poeta e dalle sue ossessioni, rivelando anche un’istinto e un’assennatezza che pare mancare, sino a ora, negli altri due personaggi, che sono stati più sottomessi all’artificio e al magnetismo del compagno di classe ritrovato.
      Identificare l’ambiente della camera d’albergo come una capsula mi convince molto. È una lettura interessante e in sintonia con un programma di simboli con cui il tessuto si articola e si estende in dimensioni sempre più stratificate e complesse, in sintonia con la natura labirintica dell’intento.
      Grazie del tuo commento e della tua partecipazione sempre ispirata.

        1. Sì, concordo con il tuo pensiero. È uno di quei casi in cui il sentirsi liberi diventa una costrizione. È così.

  2. Ma che sta accadendo a Gustav?! Non se ne viene a capo, e la cosa davvero ben riuscita è che lo stato di confusione in cui si trova sta iniziando a contagiare anche me. Dubito di ciò che ho letto, temo di ricordare male, torno a rileggere certi passaggi per assicurarmi di aver compreso. Sono le tre, come dice Lara, o le otto?! Inizio a cercare indizi ovunque, ma a dubitare ogni volta ne trovo…
    Mi è piaciuto molto, e l’ho trovato di grande effetto, il fatto che Lara esprima i propri timori riguardo al poeta proprio mentre Gustav si trova nella sua stanza. Il coltello puntato contro la bambina è una scena terrificante ma, personalmente, resto con il beneficio del dubbio. Il poeta parla di gesti involontari, di una logica oscura, e lui per primo è una figura inquietante, alla quale verrebbe da attribuire la malvagità di quel gesto. Lara da madre è giustamente allarmata. Però, mi sono chiesta, se il poeta stesse agendo come monito o presagio? Aspetto il seguito. Grazie Luigi, le tue serie sono sempre spunto di riflessioni e impulsi nuovi.

    1. Riconosco che un fattore caratterizzante di questo progetto è legato a questo singolare susseguirsi di disarmonie e discordanze, a volte sottili, in altri casi più evidenti, come quella del passaggio del tempo che hai evidenziato. Non sappiamo ancora di chi fidarci: quale tra i personaggi presenti nel loro bilico abbia l’orologio fermo e chi invece stia nel giusto. Ma non è escluso che possa esservi anche una terza o anche una quarta verità, e che né Lara né il poeta siano in possesso dell’orario esatto. Ci manca del tutto un elemento autorevole a cui affidarci.
      Oltre al tempo, anche i livelli di realtà subiscono delle alterazioni. Siamo in una fase di germinazione, con lo sfondo appena accennato di una coerenza elementare tra le situazioni, che soggiace allo scorrere di una storia dove da un lato pare che non accada nulla, ma dall’altro si avverte un processo magmatico irreversibile, che da un momento all’altro potrebbe esondare, sovvertire i pochi equilibri presenti, se non convertirli in un altro contesto, in un altro livello di lettura della realtà.
      La scena del coltello è il cuore crudele dell’episodio. Una sorta di segnale che lascerà indubbiamente la sua scia e la sua ombra nel corso dello sviluppo. Per concludere, riguardo a Gustav, sono dell’idea che sia combattuto tra più tensioni e richiami. La sicurezza delle convenzioni, della sua stabilità e statura professionale, contro la selvaticità fascinosa del poeta, con le sue ventate di stravagante e di assurdo che continuano a tentarlo, come se rappresentassero l’unica strada per definirsi, o per rileggere in controluce il senso più autentico della sua vita e delle sue scelte. Ancora grazie del tuo commento.

  3. Il comodino rosso del poeta, il manico rosso del coltello da sub, il vino rosso da fiaba e da verso. Un colore ricorrente in questa serie, certamente non a caso, come mirato immagino sia ogni singolo particolare di questi episodi. Quest’ultimo ha destati ulteriormente la mia attenzione, cercando invano di decodificare simboli e messaggi, in esso contenuti, come se dovessi risolvere un gran bel rebus. Nonostante i miei vani sforzi, ammiro sempre la stesura del testo, nello stile impeccabile e, senza arrendermi, aspetto i prossimi episodi per aver un’idea complessiva più netta, di questo tuo lavoro originale e denso di contenuti che, come ha già scritto Arianna, in parte ci riconducono all’ opera citata, di Freud.

    1. Siamo ancora nella nebbia, ma con delle luci che ogni tanto affiorano sullo sfondo. In questa misteriosa alternanza, almeno in questa fase del progetto, sto cercando una strada percorribile e non troppo franosa. I simboli e i messaggi sparsi lungo il corso della serie, ne costituiscono in parte l’essenza, lo stimolo a captare una regione sospesa in controluce, come la misteriosa magione che traspare sul finale di episodio nello sguardo astratto del poeta, nonostante dal vetro appannato della finestra della sua camera affiori solo il vuoto della sera.
      In alcuni momenti sono i frammenti, anche i più sottili, a rivelare l’insieme – come il colore del manico del coltello, del comodino e del vino; in altri è dall’insieme che si coglie il frammento, il particolare trascurato che poteva costituire un indizio prezioso, come l’assenza di un tempo unico tra i personaggi. (Vedi le tre del mattino di Lara al telefono contro le otto della sera del poeta).
      Per adesso i piani sono tutti comparabili e ciascun elemento potrebbe costituirsi come nucleico e sostanziale quanto effimero. Spero di cuore che lungo l’arcata del racconto il tuo interesse per il mistero e le sue diramazioni non si spenga. Grazie ancora del tuo commento e dei tuoi interrogativi.

  4. “I nostri gesti, seppure involontari, seguono una logica oscura”: mi hai fatto venire in mente un libro di Freud che ho letto anni fa, “Psicopatologia della vita quotidiana “. I gesti, anche i più comuni e istintivi, possono nascondere un significato.

    1. Molto bella questa tua riflessione e in piena sintonia con le atmosfere della storia, con le sue concatenazioni e vibrazioni simultanee. Vi è sempre l’ombra che conduce e trasluce. La zona dell’ignoto e dell’invisibile con cui fare i conti e a cui è impossibile sfuggire. Grazie della tua visita.