
PRIMA DI DORMIRE
Ehi tu, sì, proprio tu! Ti sembra giusto? Dimmi, ti sembra giusto sprecarlo fino all’ultima goccia? Non ti pare un peccato? Le stesse medesime cose insulse: voglie trite di uomini o di donne, se preferisci, malvagità data in pasto ai puri di cuore. Rituali di contaminazione come se non ci fosse altro che vivere, vivere, vivere. Domande e ripetizioni, di questo siamo fatti mica di sogni! Quegli altri vengono a tradimento, tra le mura devastate e la nostra incapacità di risanarle. Voragini, scrostamenti, dirupi, acqua viscosa che gronda dalle viscere delle tubature, lunghe teorie di finestre affamate, macchine dorate che vanno oltre la luce beatificandosi di data, format di vampiri a garanzia di rassicurazioni. E ti chiedo ancora: tu che ti ritieni onnisciente, onnicrescente, che ne hai fatto dell’insensatezza, dell’insania? Non era l’unica forma mentis per rigenerare la nostra perversa illusione? Potresti, scusa, non essere ripetitivo? Formulare un pensiero non retorico, asciutto, privo di ridondanze, libero da eccessi? Ah… ecco: un qualcosa di finemente essenziale che non sia per nulla esiziale. Non ci sei mai riuscito, troppa danza nelle scarpe, troppi grimaldelli da scardinare. Ce ne siamo forati di suole a forza di massacrare i bordi delle strade. Sai, mi dissero che non ero nessuno e che mai avrei fatto carriera. E ci credevano i bastardi! Credevano di manipolarmi, di sfruttare la mia mente fino all’ultimo. Volevano farmi rendere l’anima senza nemmeno lasciarmi la possibilità di contrabbandarla con qualche povero diavolo. Che poi, sì, a scrivere poesie sono buoni tutti. A barcamenarsi su questo mare desertico, al contrario, si fa una fatica immane. Scavare acqua e trovare sabbia, tonnellate di sabbia che rigurgita come cascata nella foresta. Non trovo la stanza della calma, solo corridoi basculanti che gravano sopra le nuvole, cirriformi, cumulonembi, gravidanti temporaleschi, carrettate di whisky e denti smaltati per fumare vecchi avana. Il tuo reggicalze logoro che ti aveva fatto fare bella figura nella call di ieri era la cosa più intoccabile dell’armadio, oggi se ne sta appeso sulla gruccia come un cappio da forca. Eh già, gli spiriti al bancone sembravano cori gospel con le bocche modanate di frassino. Lunghe tonache viola come in tempo di avvento, ma oggi è finito il carnevale, oggi comincia la nostra quaresima: da bravi mostri ci cospargeremo il capo di cenere e andremo ad inginocchiarci sotto gli ulivi in attesa della notte. E mi chiedo: dove vorresti che andasse a finire tutto questo? È un sprolologo interiore, un frammento di qualcosa di più grande o un semplice grido nel vuoto? Me lo chiedo anch’io, razza di buono a nulla! C’è molto di più di questo andirivieni e c’è molto di peggio di un capo di stato ridotto all’osso dal denaro, l’orripilante cravatta a riporto, davvero ingiustamente gli girava la giostra sulle spalle, ne aveva subite di ritorsioni e ora era il suo turno. Un abominio: ognuno a suo modo ha un giro a disposizione per gridare più forte, almeno finché le frequenze non si spengano del tutto. Del resto nessuna bella canzone dura all’infinito! Eppure io appartengo a quella generazione che non barattava la verità per il politicamente corretto. Che poi, sai dirmi tu cosa sia la verità? Un’altra baggianata di chi sa gridare più forte! Dimmi: cosa senti che manca? E cosa, invece, c’è di troppo? Stolto o saggio? Folle, raccapricciante, dirimente, lurido, notorio? Salato o zuccheroso? Ho preso parte al tuo dire, ti ho fatto sragionare, era tutto nei miei piani, ci sei caduto e ora non sai come uscirne. Raccontami, dai, raccontami, se ne sei capace? Dimmi che sono, dimmi che sei. L’enigma del pastore errante: non dirmi che non lo conosci, non puoi non conoscerlo. Il girastella che rimorchia il suo inganno. C’era una volta un pastore che mirava alla luna, aveva un kalashnikov al posto del cuore per accarezzare le gelide sere sugli altopiani del Gorno-Badakhshan. E quella notte fece l’amore con le stelle. Sdilinguente, fuori legame, nessuno schema preciso, schegge di ogni tipo: luneidi, marvellose luneidi di Betelgeuse. Bùum! Vedi: ti fai ancora intelligente e mi suggerisci che no… è solo uno sfogo che brucia di eccessi e contraddizioni, che si nutre di ridondanza proprio mentre la rifiuta. Se qualcosa manca, forse è il respiro, un punto d’appoggio, un attimo di silenzio che renda ancora più fragoroso il grido. Se qualcosa è di troppo, forse è la stessa ossessione per il ritmo serrato che, alla lunga, rischia di anestetizzare invece che di scuotere. E ti dico bravo, ma bravo! Ci sei quasi! Mi atterrisci con le tue ludopatie ossessive del quasi e del sempre perché nessuno ti conosce meglio di me, di noi, di essi e di quanti vorrebbero prendere parte a questo banchetto: in fondo è solo un delirio, un innocente delirio. Ora però non resta che arrestarlo, frenare, cedere. Le parti più neglette si digeriscono a stento. Chiudi queste cazzo di palpebre! Smetti di compulsare sulla tastiera. Tanto è inutile! La gigante gassosa è là fuori che attende e non puoi farci nulla. Ti ho detto dormi, smettila! Onironaviga nella beata incoscienza. Notte!
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Complicato. Serve leggerlo due volte per comprenderlo, forse. Se dovessi riassumerlo in solo sei parole: Delirio lucido, eccesso, domanda senza risposta. Bravo.
Grazie Rocco, la tua sintesi, che condivido, mi spinge a cercare nuove soluzioni… forse le risposte le troveremo cercandole nella dialettica degli ossimori e saranno sempre nuove e diverse. Forse io dovrei farmi da parte. Buona scrittura!
Un testo complicato, futuristico, che sa di monologo interiore o forse allo specchio. Che profuma di recitato sul palco di un teatro tedesco. Drammatico a tratti, quasi grottesco altrove. Mi ha molto incuriosito, l’ho riletto e ho pensato, forse, alla misera condizione di uno scrittore che si confronta con i propri insuccessi, come facciamo noi. Magari sono lontana dal tuo intento o forse no. Leggerti, in ogni caso, è sempre un contorto piacere.
Cristiana, non sei mai distante dal mio intento… sono forse io che scrivendo me ne allontano per lasciare una scia nella lettura. È un grande complimento il tuo. E ti ringrazio per l’attenzione, il confronto con se stessi e con i propri limiti spesso ci arrovella. Certo, mi diverto a contorcermi e questo talvolta si tramuta in piacere altre volte meno… vorrei scavare possibilità ulteriori, capire se ne vale la pena. Averne il tempo. Ti seguo… sei davvero una scrittrice potente e consapevole! Grazie.