Prima parte
Serie: Il collare di Meritaton
- Episodio 1: Prima parte
- Episodio 2: Seconda Parte
- Episodio 3: Terza Parte
STAGIONE 1
I.
Le dita di Kiya trovarono il meccanismo di chiusura e lo fecero scattare. Nello stesso istante, la seconda ancella fece scivolare il collare, attenta a non sfiorare il collo della regina.
Nessuna parlò.
Lo deposero nello scrigno di cedro.
Si inchinarono e uscirono.
Meritaton non si mosse finché il rumore dei loro passi non svanì nel corridoio. Poi si voltò verso lo scrigno rimasto aperto.
Le lacrime arrivarono prima del sorriso — o forse nello stesso istante.
Rimase in piedi, le mani che accarezzavano il bordo del collare come se il solo tocco bastasse a richiamare ciò che aveva visto.
Poi si sedette, aprì il papiro e iniziò a scrivere.
II.
Il reperto catalogato come KV-7734/C, un collare d’oro, era arrivato al museo di Torino in uno stato di conservazione eccezionale per un manufatto di tremila anni. Era stato rinvenuto in una tomba nella Valle dei Re, in una camera laterale non registrata nelle mappe ufficiali. All’interno di uno scrigno in cedro e oro, insieme a un papiro arrotolato con cura.
Arianna era stata informata qualche settimana prima e, da allora, non aveva smesso di pensarci.
Vederli dal vivo era un’altra cosa.
Il collare era composto da sedici elementi in oro massiccio, alternati a turchese e lapislazzuli, collegati a un meccanismo di chiusura che i colleghi della soprintendenza egiziana avevano impiegato due giorni a comprendere
Aveva trasferito lo scrigno nel suo studio con la scusa di un ultimo controllo prima della presentazione ufficiale. Firmò il modulo di presa in carico, salutò la collega del laboratorio e chiuse la porta a chiave.
III.
Il contenuto del papiro era la parte del ritrovamento che nessuno aveva ancora reso pubblico. Ufficialmente era “in fase di traduzione”. In realtà, Arianna ci aveva lavorato in segreto nelle settimane successive all’invio del rapporto di catalogazione.
Aveva detto a sé stessa che era per completezza metodologica.
Poi aveva aperto il dizionario di egiziano antico e non lo aveva più richiuso.
Lo aveva tradotto in diciassette giorni, lavorando di notte, con la sensazione crescente di leggere qualcosa che non avrebbe dovuto esistere. Era scritto in prima persona dalla regina Meritaton, figlia di Akhenaton secondo la ricostruzione più probabile. Nel papiro non si presentava con i titoli di corte. Iniziava senza preamboli:
«Scrivo perché si sappia che è possibile.»
Non c’era meraviglia nel suo racconto: era una semplice descrizione di ciò che aveva visto. Il collare era il dono di una divinità che non veniva nominata — solo «colei che tiene il confine.» Arianna lo aveva annotato a margine, con un punto interrogativo e tre ipotesi di identificazione, tutte fragili.
Descriveva la sensazione di indossarlo: «un peso che non era peso, e una luce che non veniva da fuori.»
Poi rivelava di essersi ritrovata in un luogo che non riconosceva — «una corte con un giardino, e un profumo di fiori che non crescevano più in Egitto da generazioni».
E lì aveva trovato suo figlio, morto di febbre prima di compiere tre anni.
Lo aveva tenuto per mano. Gli aveva parlato.
Poi era tornata.
Arianna aveva smesso di prendere appunti a quel punto. Non per emozione — o almeno, così si era detta.
Per rigore.
Perché quello che stava leggendo non era una fonte storica: era il resoconto di una madre che aveva perso un figlio e aveva cercato conforto nel mito. Così funzionava, sempre: il dolore cercava una forma, e la forma diventava racconto, e il racconto diventava leggenda. Lo sapeva.
Aveva riletto quel passaggio ancora.
Poi aveva chiuso il papiro, aveva spento la lampada da tavolo, e aveva guardato il soffitto del suo studio per un tempo che non sapeva quantificare.
IV.
Era una mattina di marzo.
Il museo era già aperto — le voci attutite dei visitatori filtravano attraverso il solaio, il passo regolare della guardia nel corridoio, il ronzio basso dei sistemi di climatizzazione.
Il collare era sulla sua scrivania, posato su un foglio di velluto nero che lei stessa aveva preparato.
Non era una persona che credeva alle cose che non si potevano dimostrare. Aveva passato anni a smontare leggende, a ricondurre il meraviglioso al documentabile, a trovare una spiegazione dietro ogni storia.
Era brava in questo.
Con le persone, però, non aveva mai messo lo stesso impegno.
Le relazioni finivano prima che diventassero troppo complicate. Con i fratelli manteneva un rapporto sincero ma sporadico.
Solo con sua madre non era mai riuscita a trovare una misura — una relazione fatta di alti e bassi, recriminazioni sottili e attimi di confidenza inaspettata.
Non voleva ammettere di assomigliarle. Forse per questo non le aveva mai perdonato ciò che riconosceva anche in sé stessa.
Era morta da due anni.
Il senso di colpa non era più un pensiero occasionale. Era diventato una presenza costante — cose non dette, decisioni prese in fretta, un’ultima mattina che non riusciva a rimettere a posto.
Aveva letto il papiro come si legge una fonte: analizzato, schedato, interpretato.
Sapeva che tipo di documento era. E tuttavia era rimasta seduta al buio per un’ora, a pensare a quanto sarebbe stato bello se, per una volta, l’impossibile fosse stato possibile.
Si alzò.
Rimase con il collare sospeso a pochi centimetri dal petto.
Bastava un gesto.
Bastava non farlo.
Lo sollevò e lo sistemò attorno al collo.
Sentì il peso — reale, preciso, catalogabile: quattrocentotrenta grammi, secondo la scheda tecnica.
Il meccanismo di chiusura scattò da solo.
Serie: Il collare di Meritaton
- Episodio 1: Prima parte
- Episodio 2: Seconda Parte
- Episodio 3: Terza Parte
Tremila anni e due donne davanti allo stesso collare, con lo stesso vuoto dentro. Meritaton cercava suo figlio, Arianna cerca sua madre, e quel meccanismo che scatta da solo nell’ultima riga ti toglie il fiato perché non sai se è il collare che si chiude o lei che si arrende a qualcosa in cui non voleva credere. Bellissimo.
Grazie mille 🙏
Una piacevole scoperta la tua scrittura! La storia inizia con un crescendo che hai gestito benissimo, e dopo le prime righe è impossibile abbandonare, bel ritmo, personaggi interessanti, donne lontane nel tempo ma forse non nell’animo. Continuo!
Grazie Virginia per il bellissimo commento 🙏
Che meraviglia questo inizio! Mi ha colpito tantissimo il legame che ho percepito tra le due donne: mondi lontanissimi per spazio, era e civiltà, eppure identiche nell’animo. Il nostro essere umani è una cosa che va al di là di ogni tempo, è universale. Bentornata Tiziana ❤️
Grazie Irene, è sempre un piacere leggere i tuoi commenti ❤
“Così funzionava, sempre: il dolore cercava una forma, e la forma diventava racconto, e il racconto diventava leggenda”
bellissima❤️
Grazie ❤
Ciao Tiziana, aspettavo con trepidazione un’ altra tua storia! Se con l’altra mi ero divertita un sacco, con questa spacchi alla grande! Già dalle prime righe mi hai emozionato! Nostalgia, rimpianto, curiosità e magia! Non vedo l’ora di proseguire con il racconto! ❤️
Grazie Mary, sei un tesoro ❤
“Così funzionava, sempre: il dolore cercava una forma, e la forma diventava racconto, e il racconto diventava leggenda”
Questo passaggio mi ha colpito.👏 👏 👏
Grazie ❤
L’ inizio di una grande storia; importante, immagino, per diversi aspetti. L’ aspetto umano e personale della protagonista e quello del contesto culturale in cui si svolge la storia. Non mi sorprende, da parte tua, e credo di capire i motivi della tua recente pausa di riflessione (?) o di stesura della serie già compiuta.
Ciao Maria Luisa, prima di scrivere una storia la progetto e poi inizio a scrivere la trama. Questa è relativamente breve, mentre l’altra che vorrei inserire è più articolata. Fammi sapere cosa ne pensi di questa storia quando riesco a pubblicare anche le altre due parti.
Ben volentieri, dalle tue storie imparo sempre tanto, con piacere, di certe materie che per me sono quasi sconosciute.
Ciao Tiziana, complimenti per questa nuova serie. Sembra che Arianna abbia qualcosa in comune con Meritaton; lo scatto della serratura della collana mi riporta alla mente quello di un convoglio poco prima della partenza👏👏👏
Ciao Concetta, sono felice di sapere che ti piacia. Sperò che ti convinca anche il resto.❤️
“Perché quello che stava leggendo non era una fonte storica: era il resoconto di una madre che aveva perso un figlio e aveva cercato conforto nel mito. Così funzionava, sempre: il dolore cercava una forma, e la forma diventava racconto, e il racconto diventava leggenda. Lo sapeva.” Il dolore che cerca il Divino, in tutti i tempi.
“Il senso di colpa non era più un pensiero occasionale. Era diventato una presenza costante — cose non dette, decisioni prese in fretta, un’ultima mattina che non riusciva a rimettere a posto.” Bellissima!
Grazia mille❤️
Varcare una soglia, un limite che esiste per tentarci a oltrepassarlo : e poi?
Ci vuole coraggio ma, nomen omen, forse Arianna avrà un filo che la ricondurrà indietro?
Un incipit che rende impossibile non leggere il seguito.
Grazie Francesca, sperò ti avere la tua opinione anche sul resto.
Esaltazione totale. Quando ero bambino ero talmente rapito dalle fantasie sugli egizi che mettevo da parte le monetine per andarci un giorno, quando sarei stato grande. Non ho mai tenuto fede a quell’impegno, ma questa storia mi riporta alle emozioni di quei giorni. Grazie!
Grazie, Roberto. Quando le mie storie hanno questo effetto, sono super felice. Sento di aver fatto qualcosa di buono.
Wow! Scoperte archeologiche, misteri e una protagonista che mi somiglia tantissimo, e non solo per il nome! Bravissima❤️
Grazie stella ❤️
Ecco, abbiamo visto come si fa a creare una suspense pazzesca… e ora, quando arriva il secondo episodio?
Presto. 😂 Troppo buono ❤️
Avvincente è misterioso…
Mi ha colpito la figura di Meritaton, una donna forte e determinata. E Arianna con la sua razionalità e fragilità, è un personaggio molto credibile e interessante.
Già mi piace! 👏🏼
Grazie Corrado
Ciao Tiziana, mi mancava leggere una tua storia. Mi piacciono i tesori a cui sono legate leggende e l’Antico Egitto ha un grande fascino. Sono sicura che sarà una storia emozionante, brava!☺️
Ciao Melania. Lo sai che la stima è reciproca. Grazie per la fiducia ❤️