Primo giorno

Serie: Forse una storia


L’estate è più che mai lussureggiante di vita quell’anno. Le notti sono tiepide, la brezza è profumata persino lì, a pochi metri dal flusso incessante delle auto e dei camion, e quell’aroma sottile riesce a sovrastare l’odore penetrante dei rifiuti. Ma la tensione resta palpabile.

Una notte, poco prima dell’alba, Suuf si sveglia di soprassalto. La rete, dagli ultimi stoloni dei convolvoli fino alle libellule, si è messa in allarme: stavolta essi arrivano davvero. “Quella cosa” sta per succedere.

La donna si alza, si drappeggia addosso uno straccio scuro ed esce silenziosamente. Cammina fino alla strada provinciale, nella direzione da cui proviene l’allarme. Il cielo si fa grigio ad est quando vede un camioncino, che scatena una reazione di improvviso terrore nella rete, e un altro camion più grande, col cassone pieno di oggetti metallici che Suuf non ha mai visto. Torna indietro, correndo verso il bosco come una gazzella, sempre tenendosi nascosta. I mezzi sono carichi, quindi abbastanza lenti, e lei è così veloce che arriva prima di loro.

Si siede sotto l’acero e cerca di introdurre nella rete impulsi di calma. Alcuni dei mammiferi più grandi si sono già mossi, nel suo complesso la colonia degli animali si autoregola se non prevale la paura cieca: si crea una specie di ordine anche nella ricerca di un rifugio. Zanzare e pappataci, dal canto loro, pregustano il lauto banchetto che si prepara. Gli alberi raccolgono le forze, pronti ad affrontare e riparare le mutilazioni.

Il rumore delle chiavi che aprono il lucchetto del cancello le sembra fortissimo.

Il furgone e il camion entrano, e gli uomini in tuta, che sono sei in tutto, cominciano a scaricare gli attrezzi. Suuf osserva e riflette, nascosta dentro un rovo fiorito oltre il recinto: le spine dei rovi, da quella prima sera, non l’hanno più ferita.

Il motore del primo decespugliatore romba, le lame mordono i cespugli. Suuf li sente gridare mentre cadono.

Serie: Forse una storia


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Nicoletta, non so perché ma in questo episodio sento fortemente la metafora della nascita. Dal tranquillità del ventre materno viene meno, il nascituro scaraventato nella “realtà” che dovrà imparare a decifrare. Una fine, un inizio.