Primo giorno di scuola

Serie: Ombre e sussurri dal passato


Ancora pagine divorate in un appartamento grazioso, dove il tempo sembrava essersi fermato. L’oscurità del cielo grigio aveva ceduto il passo alla sera. Il rumore della serratura interruppe il silenzio; la porta d’ingresso si aprì, e un’ombra entrò.

«Sono a casa, amore» esordì.

«Hey» rispose lei, immersa nella lettura, adagiata sul divano.

L’uomo si levò il cappotto con calma, appendendolo all’appendiabiti vicino alla porta. Poi si avvicinò al divano, piegandosi un po’ per vedere meglio ciò che aveva tra le mani.

«Cosa leggi?» domandò, senza reale curiosità.

La donna dai capelli biondi sollevò lo sguardo per un istante, poi esitò. Quelle pagine rappresentavano un passato che non aveva mai del tutto dimenticato. Cercava un momento preciso, una ferita che ancora la tormentava: l’umiliazione che aveva subito anni prima. Sapeva che si nascondeva tra quelle righe. Era furiosa, ma continuava a leggere. Ogni parola risvegliava rabbia e malinconia. Sperava che il libro avesse il potere di spiegare il perchè e offrirle un po’ di sollievo.

«Un libro, scritto da un uomo con cui sono stata tanti anni fa» disse infine, la voce oscillante tra dolcezza e una rabbia muta.

«Un tuo ex?» domandò lui, con un sorriso distratto.

«No, il cagnolino di mia cugina Elena.»

L’uomo non capì, non gli interessava cosa stesse leggendo la sua compagna. Nel menefreghismo, le diede un bacio sulla guancia e si sdraiò accanto a lei, il cellulare davanti alla faccia, scrollando lo schermo con il dito come ipnotizzato.

Leggeva quella parte del libro che, per lei e per molti lettori, era più lenta. In realtà, l’autore stava costruendo qualcosa di più profondo: attraverso Fil, si avvicinava a persone poco raccomandabili e a situazioni pericolose, mantenendo però un certo distacco. Quelle persone non erano altro che un mezzo per raggiungere un obiettivo, non un legame reale. La parte in cui i lettori tendevano a distaccarsi era proprio quella in cui Fil si allontanava dall’onestà, scivolando verso una zona grigia che lo rendeva più complesso, ma anche meno riconoscibile.

Quei passaggi, pur ben scritti, risultavano volutamente poco chiari. Nessuno, tuttavia, si soffermava a trarne spunti di riflessione sulla relazione tra Fil, l’autore e i lettori stessi. E così, ciò che avrebbe potuto essere uno specchio del rapporto tra etica, narrazione e identità, finiva per essere letto distrattamente, senza coglierne il significato più profondo. Tutto ciò, però, non sfuggiva a chi aveva vissuto Nico.

Ellen ancora non sapeva nulla, speravo sarebbe stata una bella sorpresa.

“Domani inizierà una nuova fase della nostra vita. Probabilmente definirà chi saremo, chi diventeremo” spiegò lei, fissando quello che sembrava il classico dipinto di un tramonto rosso. Prese la mia mano sinistra mentre l’ascoltavo attentamente o quasi. Per la sua età, Ellen era davvero complessa, faticavo spesso a seguire i suoi ragionamenti. Eppure, sensazione o no, qualcosa di negativo fluttuava intorno l’aureola d’angelo che aveva. Lasciai che parlasse qualche minuto, ascoltai tutte le sue raccomandazioni. Non esposi i miei dubbi.

“Non ti preoccupare Ellen.”

Lei pensava che io potessi farmi trascinare in qualche guaio. Io pensavo a come ficcarmi nei guai ed uscirne illeso. Mentre parlava la baciai. Ultimamente non riuscivo a trattenermi con le mani. Il sinuoso e sbocciante corpo di Ellen mi attraeva, mi urlava di assaporare. Lei, spesso si lasciava andare per pochi attimi.

“Fil, smettila!”

Non erano le parole a fermarmi, ma il tono autoritario di Ellen, la maledizione del desiderio si spezzava.

Quella domenica finì esattamente come tutte le precedenti domeniche da quando l’avevo conosciuta.

 

Sveglia presto, da questo punto di vista la mia routine non subiva stravolgimenti, il mio corpo era abituato. Mia madre aveva preparato la colazione: latte e cereali. Mi guardava con orgoglio, ammirava la mia scelta di aver cambiato scuola. Anche lei mi fece delle raccomandazioni. In fondo sapeva che per come il destino scriveva la mia vita, ero più duro e maturo della mia età. Questo non mi avrebbe però salvato da quello che mi frullava in testa. Indossai le scarpe, da ginnastica, un jeans, una t-shirt. Ci tenevo ad apparire presentabile. Il mio vecchio zaino di tela blu in spalla ed andai alla fermata dell’autobus. Non ero il solo a quella fermata, alcuni li conoscevo, altri di vista. Scambiammo qualche battuta. Il pullman era abbastanza pieno, ragazzi di diverse età, tutti che andavamo nella piccola città. All’arrivo in piazza ognuno per la sua istruzione. Il pullman mi lasciava con mezz’ora di anticipo, dieci minuti a piedi ed eccomi di fronte il liceo. Non era molto affollato, ne approfittati per cercare la classe e sedermi, in fondo, banco centrale nella disposizione a ferro di cavallo.

 Passarono circa una decina di minuti che la classe iniziò a riempirsi di ragazzi e ragazze. Mi chiesi cosa ci facessi tra di loro. La polo del più scemo costava forse quando il mio intero guardaroba e quello delle mie sorelle. Mi promisi di essere cordiale e sociale ma, l’invidia mi derideva e la mia rabbia era inutile. Avevo solo quella ed Ellen, mi sentivo inerme.

Quando lei entrò, con quella magliettina gialla che le arrivava fino all’ombelico e i jeans strappati, il tempo per me si fermò. Il suo volto felice, quando mi vide, rimase impresso nella mia memoria per sempre. Mille dettagli che avrei potuto cogliere divennero all’istante irrilevanti. Lei corse verso di me a braccia aperte, ci trovammo al centro dell’aula, e a nessuno importava di noi. Per la prima volta da quando la conoscevo, Ellen non aveva parole. La sua forte emozione era la più grande dimostrazione del nostro legame, della relazione ambigua senza etichette. Mi strinse forte, bastava più di un bacio.

A fatica mi chiese: “è uno scherzo?”

Le spiegai quello che avevo fatto, mi disse che era la scelta migliore. Il suo sorriso offuscava i miei dubbi sulla scelta, eppure ne sorgevano altri ogni volta che che mi guardavo attorno.

Affrontammo quel primo giorno di scuola con un sola emozione in comune, la felicità di essere insieme. Ellen respirava con ansia e speranza, si sentiva pronta, consapevole che avrebbe stretto altri legami. Io invece avevo un vuoto, bastava solo lei per colmarlo. Eppure non poteva essere solo questa la mia motivazione.

Serie: Ombre e sussurri dal passato


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi è piaciuto il ritorno alla divisione in due parti, romanzo e vita, che già avevi usato. Riesci a portare avanti la storia su due livelli, direi paralleli, non è facile e ti sta riuscendo bene.

  2. “L’uomo non capì, non gli interessava cosa stesse leggendo la sua compagna.”
    La dinamica di una coppia descritta in una frase. 👏

  3. Mi è piaciuto davvero tanto il confronto fra la donna e la ragazzina. La stessa persona in due momenti diversi della sua vita. La stessa persona eppure profondamente cambiata e piegata dalle circostanze della vita. Il colore giallo della maglietta segna il momento della giovinezza e cozza con il colore grigio del cielo nel periodo di apertura del racconto.