Primule (1)

Serie: L'Urlo Muto delle Ombre


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Margherita Alighieri ama la natura, e dalla natura si sente amata. Non sospetta nemmeno che un fiore possa morire senza alcun motivo.

Terriccio, fibra di cocco e humus di lombrico: la miscela perfetta, secondo Margherita Alighieri, e la schiera di primule dai colori sgargianti le diede l’ennesima conferma. Ad ammirare quei colori – e ad annusarne il profumo – c’era anche Giotto, il Labrador che lei considerava alla stregua del figlio mai avuto. Lo accarezzò, ma lui corse via, scomparendo dietro un cespuglio. Margherita si guardò attorno, cercando di capire se ci fosse qualche animaletto avventuratosi nella proprietà, ma non vide nulla. Prese il secchio con il terriccio e si diresse sul retro della casa.

* * *

Piantata l’ultima primula, Margherita si asciugò il sudore dalla fronte e con uno scopettino spazzò via la terra dal tavolo su cui aveva lavorato.

“Sei un tesoro.”

Si fermò. Per un lungo istante restò immobile, ascoltando. Poi si voltò. Alle sue spalle non c’era nessuno. Un alito di vento le sfiorò il collo, e andò a scontrarsi contro le lenzuola lasciate ad asciugare. Il bucato fluttuò nell’aria come un balletto di fantasmi. Iniziava a fare freddo: margherita si guardò attorno in cerca del suo cardigan, poi si ricordò di averlo lasciato in cucina. Ripose lo scopettino e si incamminò per il vialetto laterale.

“Nemmeno a me piace.”

Piantò i piedi a terra. Se prima poteva pensare di essersi confusa, ora la voce le era giunta nitida. E adesso era sicura che provenisse dal giardino. Di nuovo il vento soffiò. Alla sua destra gli steli dei narcisi gialli dondolavano silenziosi.

La voce non si sentiva più, ma lei decise di andare a controllare lo stesso. Svoltato l’angolo vide Giotto seduto sulle zampe posteriori, che scodinzolava con il naso all’insù. La sua attenzione era rivolta a una figura aggrappata alle sbarre della recinzione. Era una signora dai capelli bianchi, dalla posa ingobbita.

“Scommetto che preferisci la primavera all’autunno” disse la signora a Giotto. Margherita ebbe il pensiero che forse avrebbe preferito vedere un fantasma. Che assurdità, pensò, e si fece avanti.

“Buonasera.”

La signora alzò lo sguardo di scatto, ma subito lo riabbassò. “Devi essere molto intelligente” disse al cane dopo un istante.

Margherita aveva nel frattempo raggiunto Giotto, totalmente concentrato sulla nuova conoscente. Restò zitta ad assistere alla conversazione, notando con disagio che, fra i tre, l’estranea era lei.

“Vuole entrare?” propose Margherita, poco convinta ma sentendosi in obbligo. “Preparo del the.”

La signora smise di parlare con Giotto. Accennò uno sguardo verso Margherita, poi disse al cane: “Arriva una tempesta. Meglio che entriamo.”

Dopo un attimo di esitazione Margherita disse: “Venga di là, le apro il cancellino”. 

Giunta all’ingresso della proprietà, fece scattare la chiave, ma cancello si spalancò con uno spostamento d’aria improvviso e il battente le passò a un soffio dal naso.

Confusa, Margherita indugiò toccandosi il naso con la punta dell’indice. Poi si voltò a sinistra. La donna era già a metà della strada che separava Margherita dalla casa, con Giotto a seguirla. “Vieni, andiamo a bere il the” le sentì dire Margherita, ancora immobile qualche metro più indietro.

Confusa, e con una strana sensazione che iniziava ad insinuarlesi dentro, chiuse il cancellino, esitò, e si incamminò per il vialetto, raggiungendo l’ospite che nel frattempo era già entrata nella sua casa. Salita in veranda, prima di entrare a sua volta, Margherita si voltò. Dal vaso sul tavolino spuntavano dalla terra, piegati e sfiniti, tre giacinti putrescenti. 

* * * 

Adagiò le bustine nelle tazze fumanti. La sua ospite non le aveva ancora rivolto parola, preferendo conversare con Giotto. Margherita nel frattempo le aveva dato le spalle, fingendo di sistemare vasi già in ordine, o di lavare bicchieri già lucidi. Il suo atteggiamento cambiò quando le sentì chiedere al cane il permesso di usare il bagno al piano di sopra. Allora, Margherita si spazientì, e si voltò con il pretesto di chiederle se gradiva del miele.

“Non fa niente” disse la vecchia al cane, e continuò ad accarezzarlo. Margherita rimase a bocca aperta. Non solo quella vecchia conosceva le stanze della sua casa, ma sembrava averle letto nel pensiero.

“Del miele?” disse infine.

La mano della signora si fermò sulla testa di Giotto. Ci fu una pausa, durante la quale gli unici rumori erano il soffio del vento e il respiro affannoso di Margherita. Infine la mano riprese a muoversi, ma la signora non rispose.

“Le ho chiesto” disse Margherita risoluta,“ se vuole del miele.”

La reazione della sconosciuta le fece gelare il sangue. Dovette indietreggiare di un passo, ma alle sue spalle c’era il ripiano della cucina, e Margherita sbatté forte contro il marmo. La vecchia si era voltata di scatto e con gli occhi fuori dalle orbite aveva fissato Margherita. Poi aveva spalancato le labbra e aveva urlato: “Non alzi la voce con me!”

L’eco di quelle parole echeggiò contro le mura della casa, lungo i corridoi e attraverso le porte socchiuse del piano di sopra. Margherita si voltò sommessamente, il capo abbassato e le labbra tremolanti, e versò un cucchiaio di miele in ciascuna tazza. Notò che l’acqua si era tinta di un marrone scuro, e alzando lo sguardo si accorse che il cielo, fuori dalla finestra, era della stessa tinta. I narcisi, che costeggiavano il muretto di cemento sul confine del prato verde, erano ora afflosciati e i fiori – ora non più gialli ma neri – penzolavano senza vita. Dal vetro filtrò uno spiffero gelido.

Margherita strizzò gli occhi, distolse lo sguardo e, avendo cura di non fare troppo rumore, come se così facendo la sconosciuta non l’avrebbe notata, poggiò le tazze su un vassoio di plastica e si voltò per servire il the. La scena che le si presentò innanzi le fece salire un conato.

La vecchia aveva estratto dalla tasca una manciata di fiori di primula, raggrinziti e putrescenti proprio come i narcisi del suo giardino. Aveva disposto i germogli sul palmo della mano e l’aveva allungato verso Giotto.

Margherita pregò con tutta la sua forza che il cane fuggisse, rifiutando quella macabra offerta. Ma forse Dio non l’ascoltò perché Giotto, scodinzolando con vigore, ingerì tutti i fiori con un colpo di lingua, lasciando sulle pelle della signora sconosciuta una striscia di saliva densa. 

Continua...

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