Quelli che vegliano (e quelli che sbagliano)

Serie: The Nightmare Keepers


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: succede

Il vento strappò il nastro giallo dalla vetrina infranta della libreria e ululò furiosamente, urtando contro gli affilati frammenti incastrati nella cornice di legno. Le sottili pagine dei libri sparsi sul pavimento fremettero sotto il suo respiro gelido, pronte a levarsi in alto come uno stormo bianco di uccelli spaventati. In lontananza si udì una risata allegra e, lasciando in pace i bestseller del genere horror, si lanciò dietro all’eco squillante. Tutta la città era costretta a soffrire quando il vento era di cattivo umore.

Sospirando un’ultima volta, i libri abbassarono le palpebre stanche. Il silenzio sopraggiunto era rotto solo dal fruscio della nebbia che si insinuava nei vicoli. Con un soddisfatto brontolio, si sfregava i fianchi contro le staccionate inclinate, leccava i lampioni con una lingua umida, solleticava le case addormentate con sottili dita lunghe. Fu subito attratta dalla bocca nera e dentata della vetrina infranta e si diresse verso il lato opposto della strada.

A un metro dalla porta si fermò, urtando contro una barriera invisibile. Grattandosi pensierosa la nuca, salì verso l’alto, poi si lanciò di colpo verso il basso, tastando lungo il percorso la barriera trasparente che non cedeva alla sua pressione. Con un sospiro deluso, la nebbia si accostò alla cupola, cercando di scorgere ciò che stava accadendo all’interno della libreria.

Sul marciapiede sedeva una ragazza fragile, avvolta in una camicia da notte di seta, lungo il cui bordo tremolavano piume rosa. Ai piedi portava stivaletti neri di Maison Margiela, accanto ai quali giacevano mozziconi ancora fumanti. Con gli occhi chiusi e la schiena appoggiata alla porta, ascoltava distrattamente della musica nelle cuffie con orecchie feline di plastica sull’archetto. Nella mano destra teneva una sigaretta appena accesa, mentre con le lunghe unghie della sinistra batteva il ritmo contro il tacco spesso dello stivale. L’unico elemento perfettamente impeccabile del suo aspetto era il caschetto di un nero bluastro, in netto contrasto con il bianco quasi trasparente della pelle del viso.

«El, sei qui?» risuonò una voce maschile, echeggiando nello spazio vuoto. «Vieni a vedere, ti piacerà.»

Senza cambiare posizione, la ragazza aprì gli occhi e fissò il volto della nebbia che la osservava senza pudore. Sconcertata dallo stupore Com’è possibile? Mi ha visto! la nebbia scivolò lentamente lungo la barriera trasparente e scomparve nell’ingresso del palazzo più vicino. El si alzò in piedi e si avvicinò alla vetrina infranta.

Storcendo il naso con fastidio, saltò all’interno del locale e guardò attorno con indifferenza.

«Avvicinati.»

Il basso baritono maschile apparteneva a un ragazzino di undici anni con grandi occhiali. Indossava un maglione marrone con rombi verdi, sotto il quale spuntava l’orlo di una camicia fuoriuscita dai pantaloni larghi. Sneakers con i lacci slacciati e capelli biondi innaturalmente pettinati all’indietro completavano l’aspetto.

«Possibile che tu non riesca mai a trovarti una persona decente?» chiese la ragazza, squadrandolo con condiscendenza.

«Per decente intendi una ragazza con disturbo bipolare vestita in modo figo?»

«Non sono i vestiti che mi piacciono, ma la paura di cui sono impregnati i suoi sogni. Sai, è così dolce, con note di malinconia e una spolverata di rabbia. Ogni singola cellula del mio corpo trema quando la uso, Kai.»

«Le tremano le cellule» borbottò Kai. «Dovresti provare almeno una volta un perdente come lui» disse facendo un inchino teatrale. «In ogni secondo sogno uccide i suoi compagni di classe uno dopo l’altro nei modi più elaborati.»

«E qual è la sua paura? Sembra più la fantasia di un serial killer. Che c’entriamo noi?»

«Ha paura di se stesso» sussurrò Kai. «Ha paura di ciò di cui è capace. Ha paura dei suoi sogni. Non c’è niente di più potente della paura del proprio io nascosto.»

«Troppa psicologia» sbadigliò El. «Lasciamo perdere. Che hai trovato?»

Il ragazzo tirò fuori dalla tasca una piccola scatola d’argento contenente una strana polvere scura. Versandone un pizzico sul palmo, soffiò e la massa scura si trasformò all’istante in un vortice impetuoso che attraversò il locale. La libreria, che fino a pochi secondi prima mostrava le tracce di una rapina mal riuscita, si trasformò nella scena di un vero crimine. 

Sul pavimento giacevano resti di un abito bianco, mescolati a pagine insanguinate di libri sventurati. Un fiocco rosa solitario pendeva dall’angolo di uno scaffale pubblicitario temporaneo per libri per bambini intitolato La pecorella bianca e i suoi amici, mentre delle scarpette nere laccate brillavano solitarie vicino alla porta chiusa. El raccolse un taglierino e lo annusò.

«Umano» annuì in risposta alla muta domanda del compagno.

Dall’angolo più lontano giunse un gemito debole. Kai si diresse lentamente verso la fonte del suono. Un attimo dopo riapparve, tenendo con disgusto in mano la testa mutilata di una bambina, che continuava a borbottare.

«Chi è?» chiese la ragazza.

«Non ne ho idea. A giudicare dall’aspetto, uno dei livelli più bassi. Come si può ridursi così?»

«L’ho trovata. L’ho trovata. Lui sarà contento», continuava a mormorare la testa della bambina.

«Che sta dicendo?» chiese El. «Andiamocene.»

«Bisogna essere più severi con i novellini. Sai quanto costerà rimetterla a posto? Merda» sbottò il ragazzo.

«Papà sarà contento. L’ho trovata. Trovata. Papà, sono brava» mormorava la testa.

El impallidì. Il suo corpo si tese come una corda troppo tirata. Con le mani tremanti raccolse con delicatezza ciò che restava della bambina e la strinse a sé.

«Tranquilla, tesoro, calmati. Sei al sicuro. Chi hai trovato? Chi ti ha fatto questo?» sussurrò.

«Poi è arrivato lui. È entrato con la forza. Mi fa tanto male.»

«Nessuno ti farà del male. Te lo prometto.»

La testa della bambina scoppiò in lacrime.

«Cerca!» ringhiò El al ragazzo, che si mise a esaminare attentamente il locale. Il suo sguardo fu attirato dalla finestra infranta. Su uno dei frammenti rimasti nella cornice era rimasto impigliato un ciuffo di pelo. Kai lo ripose nella scatola con la polvere scura e tornò da El.

«Dobbiamo tornare.»

«Non penserai davvero che sia lei» disse El, abbassando lo sguardo sulla testa della bambina ormai silenziosa.

«Io non voglio che sia lei» rispose secco Kai.

La nebbia, che aveva continuato a nascondersi nell’androne, seguì con uno sguardo offeso la strana coppia finché non scomparve dietro l’angolo. Sul suo cammino non c’erano più ostacoli e, sbavando di felicità, riempì la libreria con il suo respiro umido.

Continua...

Serie: The Nightmare Keepers


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