Prologo: Il Risveglio

Serie: Regina


"Le civiltà nascono dal sangue e nel sangue sono destinate a scomparire". Questo è il destino che attende il mondo dei vivi. Questa è la legge stabilita dal Regno dei Morti, dal Regno di Regina.

“Ho dormito per lungo tempo. Troppo. Non lasciatevi ingannare dal mio aspetto: le mie labbra viola e sottili, il mio volto pallido, scavato all’altezza degli zigomi, e i miei lunghi capelli grigi raccontano solamente una parte di ciò che realmente sono. La mia è una storia antica, una storia che non appartiene al vostro mondo, ma che si è persa tra gli antichi tomi della Biblioteca di Alessandria. Un mondo ormai perso, distrutto dalla furia omicida dell’uomo, dal suo desiderio di prevaricare e comandare. Io nasco così, da quella sete feroce e predatrice di anime indifese. Da quel liquido denso e rosso che nei secoli ha impregnato le vostre armi e le vostre ragioni. In molti hanno provato a fermarmi, a rivelare la mia identità, e, solo per aver tentato, sono morti. Sono la figlia prescelta di un regno decaduto. La corona che cinge il mio capo è ancora intatta: forgiata nell’oro bianco, reca simboli di morte ed eternità. Ma adesso vivo troppo in profondità perché vi accorgiate di me. Eppure io vi sento, riesco a sentire la vostra civiltà che si avvicina a me. Sento quel sibilo che stride sulle rotaie di ferro fino a trasformarsi in un rumore assordante: la mia mente riesce a vedere quella gigante carcassa di metallo che si muove ad una velocità innaturale. Ma questa volta la terra ha tremato più del solito. Sono troppo debole per muovermi, per sollevare il coperchio della bara che mi accoglie, ma il desiderio di vedere cosa siete diventati è troppo intenso. Desidero nutrirmi, riassaporare il sapore della vita che scorre nelle vostre vene. Le grida che sto ascoltando, sono gride cariche di disperazione, sono grida che richiamano il mio essere. L’odore che emanate quando provate terrore si fa sempre più intenso e alcuni fili di sabbia mischiati alla terra sono penetrati all’interno del mio giaciglio. Qualcosa sta bagnando il mio viso. Un liquido sta accarezzando le mie labbra ed io inizio a muoverle, ad allargarle leggermente affinché scivoli all’interno della mia bocca. Il mio corpo vibra, inizia a sentire quel piccolo fiume scorrere nelle vene e diffondersi in ogni sua parte. Sento il vigore tornare a riempire i muscoli delle braccia e delle gambe, e una sensazione di calore invadere le mie guance. Finalmente riesco a sollevare le palpebre e lasciare che i miei occhi cerulei osservino la bara di legno che mi tiene prigioniera. Ma questa volta le mie mani possono muoversi e lentamente spingono il coperchio fino a farlo scivolare su di un lato. Mi sollevo e mi guardo attorno: la cripta che mi accoglie è piena di bare come la mia. Bare che si stanno colorando del sangue dell’uomo misto a terra e fango. Sollevando lo sguardo vedo la pioggia rossa che scorre. Vedo i detriti cadere. Altre bare vengono scoperchiate dagli ospiti che accolgono. Riconosco i miei fratelli e le mie sorelle. Come me, sono impazienti di risvegliarsi completamente. Ma quel sangue non è sufficiente: ce ne serve dell’altro. Il mio istinto mi costringe a scavare con le mani cercando i vostri corpi ancora caldi. Anche i miei fratelli cercano tra le macerie e si avventano sui corpi inermi. Abbiamo solo pochi minuti per nutrirci prima che il vostro sangue diventi troppo freddo e si trasformi in un veleno mortale per noi figli dell’eternità. Le mie mani trovano il viso di una giovane donna. La libero dalla terra che le copre il volto e i suoi occhi spalancati mi osservano increduli: è ancora viva. Ma il mio cuore è ancora troppo freddo e asciutto perché io riesca a provare una qualunque emozione. Con le mie dita pallide e magre accarezzo la sua pelle così calda e desiderabile, ma lei rimane immobile, e la sua bocca si spalanca senza riuscire a emettere alcun suono. Le mie dita si muovono sul suo collo cercando la vena più grossa, l’unica che possa soddisfare la mia fame. Appoggio i miei denti affilati e il mio cuore inizia a battere velocemente proprio come il suo. Non sono riuscita a fermarmi se non quando mancavano poche gocce di sangue e il suo respiro aveva cessato di accarezzare le mie orecchie. Solo allora mi sono staccata da lei. Solo allora ho preso quella sciarpa intrisa di sangue che avvolgeva il suo collo e l’ho avvolta attorno al mio capo. E solo allora ho rivisto ciò che un tempo eravamo. Io e i miei fratelli abbiamo ritrovato, gli uni negli occhi degli altri, la nostra antica bellezza. Tra di noi non servono parole. È stato sufficiente annusare quell’odore di sangue nell’aria per decidere. Abbiamo deciso di ricongiungerci al mondo dei vivi: di tornare tra di voi. Mi chiamo Regina, e presto il mio regno diventerà anche il vostro. Vi renderò fratelli e sorelle, figli e figlie, se lo vorrete, ma ai più consegnerò un destino fatale. Diventerete il mio cibo, il cibo di tutti noi. Ma sarà grazie al vostro sacrificio che un nuovo mondo vedrà la luce oscura, la luce dell’immortalità dannata. Accoglietemi, dunque, e accettate il mio abbraccio quando busserò ai vostri usci. Lasciate che le vostre case ci offrano un caldo rifugio e saprò ricompensarvi. Vi regalerò il dono della morte. Vi regalerò me stessa, mentre vi offrirete a me. E dentro di me continuerete a vivere… per sempre.”

Serie: Regina


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. non credo che sia troppo peregrino scorgere un riferimento a certe cose di E. A. Poe. Ho l’impressione che questa Regina che riprende vita non porterà nulla di buono o chissà. Vivere per sempre è un antico sogno, ma non si può prescindere dalle condizioni in cui si vive o si sopravvive. E poi io sono contro le monarchie, sono repubblicana.