Punti profondi e spazi indefiniti
Serie: La doppia lettera
- Episodio 1: Sorrisi negati
- Episodio 2: Scomodità
- Episodio 3: La lavagna delle remore
- Episodio 4: Punti profondi e spazi indefiniti
STAGIONE 1
Sono rimasto sdraiato sul lettino dell’ambulatorio mobile per un tempo che è andato oltre il necessario.
Con l’ago infilato nel braccio, mi sono perso a guardare il sangue farsi strada attraverso lo stretto tubicino di plastica, intervallato da sporadiche bollicine d’aria, per andare a riempire una sacca molle e trasparente come quelle degli integratori che si consumano in un sorso prima di una competizione sportiva, rapito dalla sua oscillazione perpetua.
Mi hanno tenuto compagnia Il medico che mi aveva visitato poco prima, un ragazzo giovanissimo con uno spigoloso piercing al naso ed anelli tribali ad allargargli in maniera innaturale i lobi delle orecchie che di tanto in tanto si affacciava alla porta divisoria per controllare che fosse tutto a posto, e un’altra persona che come me stava donando al mio fianco; lui quasi al termine, io appena all’inizio.
Ho cercato di distrarmi in ogni maniera, arrivando a calcolare in quante serie di addominali si sarebbero dovuto cimentare il mio compagno di emoglobina per riportare la sua pancia prominente ad una piatta distesa di muscoli e pelo, ma il retro pensiero della faccenda di Lollo e di come avrei reagito al momento della verità, se mai si fosse concretizzato, continuava a grattare dispettoso alla porta dello sgabuzzino nel quale lo avevo rinchiuso, del tutto intenzionato a non smettere sinché non gli avessi aperto.
Possibile che dalla volta in cui mi ero azzuffato con un ragazzo gigantescamente più grosso di me, colpevole ai miei occhi di aver preso in giro un coetaneo a cui era stato diagnosticato un tumore, non fossi ancora cresciuto?
L’esito della lotta quella sera era stato impietoso, con lui che mi aveva rovesciato a terra come fosse stato un wrestler davanti al suo pubblico e che sopra di me che mi aveva tenuto bloccato con un ginocchio e una mano, mentre con l’altra avrebbe potuto tranquillamente frantumare il guscio di due noci e mangiarne il gheriglio mentre io mi agitavo sotto la sua rotula. Erano intervenute due persone a separarci, o forse sarebbe più giusto dire a tirarlo via dal mio costato, e la faccenda per lui si era conclusa così.
Per me no. Per il resto del tempo in cui ci eravamo trovati nella stessa stanza ero stato preda di un’indignazione incontrollabile, ancora irritato e basito per quanto aveva detto prima su quel ragazzo malato alla cui sofferenza era stato del tutto indifferente; e in un momento in cui la faccenda era stata ormai derubricata, già a tre argomenti di distanza da quell’episodio, avevo rischiato di rimanere sopraffatto dalla voglia irrefrenabile di mollargli un cartone dritto in faccia. Così, dal niente, letteralmente a tradimento.
Avevo distintamente percepito il braccio volersi muovere all’indietro per caricare il colpo, quasi posseduto da una volontà propria. Credo sia stato l’intervento di una qualche entità universale, che per qualche motivo aveva avuto compassione di me, a fermarmi prima di commettere l’irreparabile.
Quel gesto di codardia avrebbe potuto cambiarmi la vita, avrebbe segnato il modo in cui tutte le persone che conoscevo mi avrebbero guardato da quel momento in avanti, insozzato da un marchio dell’infamia che non sarei più stato in grado di lavare via. E dopo che tutti ci eravamo saluti, mentre tornavo a piedi verso casa, invece di provare sollievo per non essermi lasciato andare a quel gesto di vigliaccheria avevo provato un infinito senso di vergogna per il solo fatto di averlo pensato.
E a rifletterci bene quello che mi spaventava ora non era tanto il dubbio di sapere distinguere con occhi lucidi quale sarebbe stata la cosa giusta da fare nel caso se ne fosse presentata l’occasione, quanto la paura di lasciarmi sopraffare dalla voglia di agire in modo stupido.
Sono giunto a questa conclusione nel momento in cui il medico tribale si è affacciato per la terza volta per chiedermi se andasse tutto bene, e una volta risposto di sì mi ha guardato con un sorriso compassionevole e mi ha comunicato con garbata risolutezza che potevo anche andare, visto che mi avevano tolto l’ago già da cinque minuti.
Sono andato a letto presto quella sera, perché altrettanto presto mi sarei dovuto alzare l’indomani.
E ancor prima mi sono svegliato, nel cuore della notte, nonostante questo non mi succeda mai, nemmeno ora che sono entrato in quella fascia di età in cui comincio ad essere interessato dalle pubblicità che parlano di prostata e di integratori per affrontarne i disturbi.
Ancora annebbiato nei ragionamenti, sono stato preda di un tramestio in un punto del corpo a cui di solito tendo a riferirmi come lo stomaco, ma che in realtà va molto più in profondità e si allarga in uno spazio che non so definire, e per questo mi spaventa e tendo a dargli un’allocazione netta, rassicurante. Così da poter dare la colpa alla pizza che ho mangiato la sera prima, al sangue che ho donato e che mi procura degli strani effetti collaterali, all’intervista documentario a Bon Jovi che ho finito di vedere da poco e che mi ha fatto pensare a lungo su quanto spesso ci si accontenti di conoscere qualche aneddoto sbrilluccicante su un artista e si ignori completamente la vita dell’uomo che ci sta dietro.
Mi sono girato e rigirato nel letto per un tempo indefinito e proprio nel momento in cui stavo per riaddormentarmi ho sentito mia moglie lamentarsi nel sonno vittima dell’inquietudine che inevitabilmente le avevo trasmesso.
Sono di nuovo sprofondato e ho fatto sogni bizzarri, cose che volevano dire altre e che uscivano fuori adesso latenti da chissà quanto, io in un grande albergo che aspettavo al bancone del bar l’inizio di un qualche evento, persone che parlavano fitto dietro le mie orecchie e che non riuscivo a fare smettere, orologi che segnavano ore improbabili e che cambiavano ogni volta che li guardavo, trasformandosi in tutti quelli che avevo posseduto sino al momento della mia vita in cui avevo deciso di non indossarne più, lo scampanellio di un cameriere che annunciava l’inizio dell’evento, confondendosi con il suono della sveglia del telefono appoggiato sul comodino.
Serie: La doppia lettera
- Episodio 1: Sorrisi negati
- Episodio 2: Scomodità
- Episodio 3: La lavagna delle remore
- Episodio 4: Punti profondi e spazi indefiniti
Discussioni