Qualcosa

Serie: Ne verremo a capo


E così è saltata fuori una lettera, e neanche tanto rassicurante…

Glicine tremava. Il mondo gli era crollato addosso, schiacciandolo inevitabilmente.

“Primula…”

La frase gli morì in gola. Perché, alla fine, cosa poteva dire? La lettera gli sembrava pesantissima tra le mani.

“Cosa facciamo?” chiese lei preoccupata. Si era avvicinata, ora stava a mezzo metro dall’amico.

Glicine riguardò le parole scritte nero su bianco, le vide mischiarsi davanti ai suoi occhi e diventare una poltiglia grigia: stava piangendo.

“Non ne ho idea.”

Vide con la coda dell’occhio la porta aprirsi all’improvviso.

Sussultò e, istintivamente, con un gesto rapido della mano rimise la lettera nel cassetto.

“Tutto bene? State facendo un casino, avete svegliato sia me che Tarassaco…”

Orchidea; certo, aveva un sonno leggerissimo.

“Posso sapere cosa-” si bloccò, vedendo i due volti pallidissimi.

Sul momento non pensò nemmeno che Glicine avrebbe dovuto essere chiuso nella propria stanza, le sembrava che stesse succedendo qualcosa di importante lì dentro, qualcosa che ancora le era oscuro.

“Dea, c’è… qualcosa che devi vedere” mormorò Glicine, aprendo e chiudendo le mani per calmarsi.

La porta si spalancò di nuovo, sbattendo contro il muro.

“Avete finito di rompere il cazzo!? State svegliando mezzo hotel, datevi una calmata!”

Tarassaco era entrato nella stanza come una furia.

Lasciò tutti pietrificati per qualche secondo, presi alla sprovvista dal suo improvviso e violento arrivo.

“Asso, respira un secondo…” tentò di tranquillizzarlo Orchidea, muovendo qualche passo verso di lui.

“Non respiro per un cazzo! Una notte che dormo decentemente devo venire svegliato da due cretini!? Ma dove credete di stare!?”

Indicò Primula e Glicine, che nel mentre erano arretrati e, istintivamente, si erano messi davanti al cassetto.

Nel momento di silenzio teso che si era creato tra loro, si sentirono dei passi avvicinarsi.

E Primula, che aveva imparato a riconoscere la camminata di ciascuno dei suoi compagni, si rese conto che quei passi appartenevano a un estraneo.

“Cristo, una notte normale non si può avere, eh…” sospirò Tarassaco, chiudendo piano la porta ed appoggiandovisi con la schiena.

I passi scomparvero, insinuando nella mente dei ragazzi il dubbio di averli solo immaginati.

“Ditemi che è uno scherzo, vi prego” mugolò Ciclamino, sprofondato in una delle poltrone.

Orchidea scosse la testa.

Il sole stava sorgendo, apparendo come una tacita minaccia da dietro le montagne.

Erano tutti lì, immobili, la lettera aperta in mezzo a loro.

Giglio fu il primo a riprendersi, alzando la testa e guardando negli occhi ciascuno dei presenti.

“Va bene, questa nostra conoscenza che non sapevamo di avere ci ha fatto una splendida sorpresa. E a quanto pare sa fin troppo di noi. Forse è il caso che veniamo allo scoperto. Non possiamo fare finta di niente, questo gioco deve finire. Ci ha descritti bene, suppongo. Almeno, ha descritto bene me. Quindi, arriviamo al punto: cosa avete fatto?”

Tarassaco lo guardò male.

“Cosa abbiamo fatto, Giglio, anche tu, non sei l’eccezione. E va bene, abbiamo fatto tutti qualcosa, questo è appurato, ma non mi metterò qui a confessare ogni mio peccato come se voi foste dei cazzo di giudici, chiaro?”

“Ho ucciso il mio cane.”

Tutti si voltarono confusi e sorpresi verso Primula, con lo sguardo basso e le lacrime agli occhi.

“Non c’è più per colpa mia… io… non volevo…”

Si fermò, le lacrime che ora le scendevano veloci sul viso. Orchidea le indirizzò un debole sorriso.

“No, Primula, non penso che Tamerice intendesse-“

“Scusate, ma non esiste. Non starò qui a raccontare la mia vita, mi dispiace. Tamerice!? E chi minchia è questo adesso!? Voi fate quello che volete, ma tutta ‘sta storia è assurda” la interruppe Tarassaco, alzandosi di scatto e, dopo aver lanciato un’ultima occhiata al resto del gruppo, allontanandosi a passo spedito.

“Potrebbe anche essere una questa…” mormorò Ciclamino, confuso sul genere dell’indistinta figura.

Giglio guardò Tarassaco scomparire, poi tornò con lo sguardo su Primula.

“Anche io ho ucciso un cane. Solo che l’ho fatto apposta.”

“Giglio, Cristo, non stai aiutando!” urlò Orchidea, sbattendo le mani sulla poltrona.

“Oh, perdonami. Avevo capito che fosse il momento delle confessioni. Credo di essermi sbagliato” ribatté lui con un volto disteso.

Prese tra le mani la lettera, mettendosi a leggerla ad alta voce, sorridendo leggermente.

Orchidea, tu vivi la vita come se avessi costantemente un macigno sulle spa-

La ragazza gli strappò la lettera, alzandosi e guardandolo dall’alto al basso.

“Tu ti diverti, vero!? A te non frega un cazzo di vincere il gioco, tu vuoi solo vederci sprofondare, vuoi vederci arrivare così in basso da raggiungere il tuo livello! Non hai mai avuto nessuna intenzione di aiutarci a vincere!”

Giglio le sorrise, inclinando leggermente la testa.

“Caspita, non pensavo che ti avrei mai visto così incazzata; è un bene buttare fuori la rabbia, lo sai? Comunque sì, ci hai preso. Non me ne frega niente di voi, potete anche morire tutti, cosa che, peraltro, accadrà molto a breve. Questa figura misteriosa chiamata Tamerice vuole aiutarci, a detta sua. Ma penso proprio che io e la persona che ci ha messo in questo casino abbiamo qualcosa in comune: ci piace vedere gli altri fallire; Tamerice dice di volerci aiutare, e voi ci credete sul serio? Non vedo l’ora di incontrare chi ha organizzato tutto questo, ad essere sincero: avremo molto da dirci.”

Orchidea lo fissò un attimo..

“Vattene” riuscì solo a dire, in un sussurro trattenuto.

Giglio le sorrise di nuovo e si aggiustò con cura gli occhiali sul naso.

“Volentieri.”

Si alzò con calma, sistemandosi la camicia, e sparì come aveva fatto Tarassaco.

Tarassaco se ne stava distrutto sul pavimento, seduto a gambe incrociate, con gli occhi color ambra rivolti al soffitto.

“Dove sei, Tamerice? Come fai a conoscerci, a sapere tutto? O è un bluff, il tuo? Perché non rispondi, perché non ci aiuti come hai scritto nella lettera? Perché ci abbandoni così? Non so chi tu sia, ma ho bisogno di parlarti. Ho bisogno del tuo aiuto, non so più cosa fare…”

Non sapeva nemmeno lui se sentirsi arrabbiato o triste.

Guardava il soffitto come se magicamente da lì potesse arrivare un consiglio, un suggerimento, una voce rassicurante.

Ma non c’era nulla, era il soffitto di sempre, e Tarassaco lo sapeva.

Quanto sapeva essere bastardo il destino!

Si abbandonò alla stanchezza, appoggiando la schiena al pavimento e chiudendo gli occhi: sapeva che avrebbe dovuto aprirsi al suo terribile errore per vincere il gioco.

E questo lo gettava nel più cieco terrore.

Serie: Ne verremo a capo


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Discussioni

  1. Fra tutti, Tarassaco e Orchidea sembrano essere i personaggi dalla caratterizzazione più complessa e affascinante, ma in effetti anche Giglio non è da meno. Molto incalzante questo inizio di seconda stagione.

  2. Questa lettera ha decisamente gettato scompiglio nel gruppo.
    Oltre a essere un personaggio ancora avvolto dal mistero, mi sorge il dubbio che possa non esistere per davvero.
    Vedremo più avanti se ho preso un abbaglio. 😊