Qualcosa di storto 

Serie: L' incontro


Come giĆ  detto i miei primi ricordi sono per lo più domande. Mi chiedevo perchĆ© mamma e papĆ  litigassero sempre o perchĆ© mamma non guarisse. La soluzione di mio padre a tutti i problemi fu di mettere al mondo un altro figlio, l’ultima cosa della quale mia madre aveva bisogno. Ma che ne sapevo io. Volevo un fratellino. All’etĆ  di nove anni ne ebbi uno. Ma giĆ  il giorno stesso della nascita del bambino mia madre cambiò. Disse che un infermiere avesse tentato di ucciderla con una siringa. Aveva paura di tutto e di tutti. Un giorno la trovai accovacciata sulla tazza del water, gli occhi persi in chissĆ  quali ricordi. Mi tenne incollata lƬ per ore, ad ascoltare complotti. Lei in realtĆ  era la vera figlia del padre adottivo, abbandonata e tanto altro, ma nessuna di queste cose era adatta alle orecchie di una ragazzina di appena undici anni. Le litigate divennero sempre più violente. Io presi posto nel letto matrimoniale e mio padre sulla mia branda. Ma non era ancora abbastanza. Decise di fare tornare papĆ  solo a pranzo e per dormire. E lui l’assecondava in qualsiasi modo sperando in tempi migliori. Che la sua famiglia si stesse sgretolando davanti ai suoi occhi me ne accorsi prima di lui. Quel poco tempo che papĆ  era in casa lo passava litigando con la moglie, davanti a me come se fossi invisibile. La situazione divenne insostenibile un paio di anni dopo quando le litigate si mischiarono di violenza. Una notte gridai talmente forte la parola basta che persi la voce per una settimana. Erano lƬ sul pavimento a lottare fino all’ultimo sangue. Mi sentivo male solo a guardarli e allo stesso tempo abbandonata da tutti, compresi i vicini di casa che di certo sentivano tutto ma non mi aiutavano con il bambino. Fui io a separarli, per paura che qualcuno morisse quella notte. Iniziai a piangere e a pregare mio padre di andare via, di andare a dormire da qualche altra parte. Fu la prima volta che intravidi gratitudine negli occhi di mia madre. Mio padre acconsentƬ ma solo per quella notte. Non aveva ancora capito nulla, che il tempo delle fughe romantiche era passato da tanto tempo. Io nutrivo i miei dubbi sulle vere intenzioni di mia madre. Secondo me lo aveva solo usato ma mai amato e naturalmente passare anni accanto a qualcuno che non ami può fare diventare violento chiunque. Mio padre, non immune al mio pianto, accettò di andare via. Il giorno dopo mi sentivo tutti gli occhi puntati addosso, dal macellaio al panettiere tutti sapevano cosa era successo ed io smisi di mangiare. Neanche i professori misero in questione il mio dimagrimento repentino, anzi si congratularono con me. Facevo i compiti e piangevo lacrime silenziose e sognavo ad occhi aperti di buttarmi giù dal balcone.

Continua...

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