Ricorda di contare le dita!

Serie: Tra le luci del cielo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo una giornata ricca di strani eventi, mi sono addormentata...

…Era lui, il grande picchio nero!

Ma qualcosa mi stava distraendo e decisamente infastidendo, ero forse finita in una pozzanghera? Avevo i piedi bagnati fino alle caviglie. Guardando per terra, avevo capito che non era una semplice pozza d’acqua, ma l’acqua scorreva come un fiume. Mi sono voltata e ho visto qualcosa di terrificante: un’onda enorme stava arrivando, non avrei fatto in tempo a salvarmi (avrei potuto raggiungere la cima della montagna, ma avrei certo impiegato delle ore per farlo). L’onda era ormai vicina e io ero spacciata. A quel punto, speravo solo in una morte veloce e non troppo dolorosa. Tremante di paura, ho chiuso gli occhi, aspettando l’impatto. Il picchio, che era ancora lì aggrappato al mio braccio, ad un tratto ha iniziato a tirarmi verso l’alto. Che pensava di fare? Come avrebbe mai potuto reggere il mio peso? Ho aperto gli occhi per guardarlo e ho avuto la strana impressione che fosse diventato più grande. Stentavo a crederci: stava davvero riuscendo nella sua impresa! Mi sono lasciata andare e lui mi ha sollevata da terra. Le sue enormi zampe (ormai erano il doppio rispetto a prima) stringevano le mie mani e anch’io mi ero aggrappata a lui con tutte le mie forze. E proprio quando l’onda stava per inghiottirci, siamo riusciti a metterci in salvo.

Salivamo sempre più in alto e io avevo una tremenda paura di cadere. Tremavo così tanto che temevo di portare fuori strada il mio amico pennuto, così cercavo di stare ferma il più possibile, ma non era per niente facile. Sotto di noi, lo spettacolo era a dir poco sconvolgente: una distesa d’acqua scura, un oceano senza fine. L’unico punto ancora visibile era la cima di quella montagna, che aveva una forma circolare, intorno alla quale si era formato un enorme vortice d’acqua. Soltanto da quella posizione, in alto, era possibile notare delle profonde incisioni sulla pietra. Era una serie di numeri e lettere: 15h 19m 26.825s, -07° 43′ 20.209″. Non aveva alcun senso, niente lì aveva senso! All’improvviso avevo avuto un’importante intuizione: probabilmente stavo sognando e dovevo verificarlo immediatamente.

Suppongo di dover spiegare questa cosa, prima di andare avanti. Dunque, ogni volta che mi trovo a vivere situazioni particolarmente bizzarre, ricorro a una strategia infallibile: conto le dita della mia mano. Devi provare. Fidati, funziona! Quando sulla mia mano ci sono cinque dita, capisco che quella è la realtà. Quando le dita sono sei (o più) allora si tratta certamente di un sogno. E se è un sogno, non può accadermi niente di male (almeno, in teoria). Poi, se la prova delle dita non dovesse funzionare, c’è sempre quella dell’orologio. Ma, per quanto mi riguarda, ha sempre funzionato.

Quindi, ero lì aggrappata alle enormi zampe del picchio, come avrei potuto mai contare le dita della mia mano? Rischiavo di precipitare. Però dovevo farlo, era di vitale importanza. Così, tenendomi solo con la mano destra, ho mollato la presa con la sinistra e ho iniziato a contare: uno, due, tre, quattro, cinque…E poi sei, sette. Evviva! Lo sapevo, era solo un sogno!

A quel punto dovevo svegliarmi, e dovevo farlo il prima possibile. Non avevo più forza per tenermi aggrappata e sentivo che anche il picchio stava iniziando a mollare la presa. Sarei precipitata e, nonostante quello fosse solo un sogno, era comunque terrificante e non avevo intenzione di finire in acqua. Ho iniziato a schiaffeggiarmi con disperazione, urlando a me stessa: «Svegliati, presto!»

Poi, è accaduto esattamente ciò che temevo: le enormi zampe si sono aperte, lasciandomi precipitare nel vuoto. Ho sentito il cuore arrivarmi in gola e ho urlato di disperazione con tutta la mia voce. Ma è stato solo un gemito soffocato, quello che realmente ho emesso e che mi ha riportata alla realtà. Era tutto finito, mi ero svegliata.

Sono rimasta qualche minuto a fissare il soffitto, ancora incredula. Dopo una simile esperienza, come avrei mai potuto riaddormentarmi? Ho dato un’occhiata all’orologio digitale sul comodino, erano le quattro. Non era la prima volta che mi svegliavo a quell’ora.

Dato che ormai non c’era speranza di riprendere sonno, ho deciso di alzarmi, preparare un caffè e fare una veloce ricerca al computer, giusto per togliermi una curiosità. Bradipo, il mio vecchio gatto, mi osservava sconcertato: era quasi morto di paura a causa del mio gemito notturno. Ma era comunque troppo stanco per protestare, quindi ha approfittato della situazione per occupare il mio posto e si è addormentato (beato lui!)

Serie: Tra le luci del cielo


Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Un sogno rivelatore dentro un racconto già di per sé onirico. È chiaro che ci sarà un legame tra la donna con il cane e quelle coordinate. Il racconto si sta srotolando con curiosità.

  2. “Quando sulla mia mano ci sono cinque dita, capisco che quella è la realtà. Quando le dita sono sei (o più) allora si tratta certamente di un sogno.”
    Fortissima questa cosa delle dita da contare, non la conoscevo!!! 👏

  3. Ciao Arianna. Bello l’episodio, e molto interessante è la parte relativa al sogno del personaggio. Il suggerimento di contare le dita non lo conoscevo ahahah, grazie mille. A parte gli scherzi, un episodio davvero molto bello, complimenti!! 👏👏

  4. Ciao Arianna, mi piace la leggera ironia che inizio a vedere nella tua scrittura e il modo in cui ci conduci dentro la storia.
    Bellissimo l’espediente delle dita e l’indizio sulla montagna. Immagino non si sia trattato di un semplice sogno…
    Bravissima!

  5. È il primo episodio che leggo, andrò a recuperarmi gli altri. Mi è molto piaciuto, la scrittura è precisa e scorrevole. Il passaggio finale, dalla sensazione straniante del sogno al caffe del risveglio, è davvero riuscita!

  6. Davvero trascinante la tua scrittura, un ritmo veloce che non ti molla. Ribadisco che l’atmosfera onirica della storia, rende la stessa ancor più affascinante, come lo stratagemma delle dita. E brava Arianna! 🙂

  7. Questo episodio l’ho letto in credo 27 secondi! Ok, scherzo, ma veramente l’ho divorato: un bel ritmo ed un susseguirsi di situazioni incalzanti. Il sogno, stranissimo. Ed ho imparato una cosa nuova! Non la sapevo sta cosa del contarsi le dita!

  8. Non so, Arianna… forse galoppo con la mente. Sto per dire qualcosa di assurdo, metto le mani avanti.

    Ho immaginato che tu, e parlo proprio di … tu, sia nata tra il 24 settembre e il 22 ottobre. Vedere la luce sotto il segno della Bilancia ha, tra le altre, la particolarità di appartenere all’unico segno inanimato dello Zodiaco.

    Ora, i nati sotto quel segno possono vantarsi, da non molti anni, di annoverare nelle loro costellazione la prima stella attorno alla quale è stato individuato un esopianeta, cioè un pianeta extra-solare, apparentemente adatto alla vita. Parliamo della nana rossa “GL 581” (Gliese 581), di cui hai fornito ascensione retta e declinazione. Sono un appassionato di astronomia, per diversi anni astrofilo e le coordinate celesti mi sono subito balzate agli occhi.

    Se avessi fatto centro, vedrei ora una linea retta nella trama: mi riservo di rileggere tutto con occhi nuovi, forse ci parli di altre costellazioni negli episodi precedenti.

    Ma se così non fosse, ed è tutto frutto della fantasia che dire, chiedo a te e ai lettori di accogliere bonariamente questo mio delirio onirico perché lo trovo affascinante, tremendamente affascinante.

    1. Un appassionato di astronomia non poteva non indovinare (dai un’occhiata a quella serie di numeri che la protagonista ha visto in sogno, indovina un pó a quale pianeta si riferiscono?😅 Complimenti! )
      La mia data di nascita è il 2 gennaio 🙂

      1. Sì, esatto, si tratta della nana rossa. Ma non stavo a fare il pignolo, non certo io che,
        pur nutrendo una immensa passione per l’astronomia, ho effettuato solo osservazioni
        visuali con l’aiuto di due binocoli, i classici (…) In aggiunta, qualche foto notturna, con
        reflex e treppiede. I| sogno era arrivare al telescopio, un rifrattore motorizzato, di cui
        tirai giù una scheda con tutta l’esperienza che avevo e il consiglio di qualche veterano.
        Ma volevano, all’epoca, quasi sei milioni di lire… improponibile. Questo è il finale che non ti aspetti.

        E’ la prima volta che incrocio, qui, qualcuno che parli di stelle in senso letterale e lo confesso, mi ha dato una grande soddisfazione. Ho riflettuto prima di formulare la mia ipotesi pubblicamente, stavo per scriverti un messaggio. Ma ricordavo di quando anch’io, di
        tanto in tanto, ho inserito un qualche indizio (musicale, per la verità, dove si può avere
        maggior fortuna) sperando che qualcuno potesse coglierlo.

        Vorrei terminare dedicandoti la copertina di un album – avrai capito quanto la musica
        sia importante per me. Si tratta di “Songs of a Lost World”, recentissimo, dei Cure. Il
        titolo lo vedo appropriato per la tua serie, e se è vero che avrei potuto senza problemi virare sui Muse che di astronomia se ne intendono (un Supermassive Black Hole non avrebbe guastato), qui la copertina racchiude in sé la magia dell’arte. Si tratta di “Bagatelle”, una scultura di un artista sloveno (Janez Pirnat). Quando I’ho vista la prima volta mi sono detto: andiamo a vedere di che asteroide si tratta. Ma sbagliavo… è un volto, un volto che esce dalla pietra.
        All I Ever Am.

        A presto, Arianna.

        1. Non conoscevo questa scultura e ammetto che mi ha molto colpito! Capisco perché sia stata scelta come copertina dell’album. Grazie mille, ti auguro una buona giornata 🌸

  9. Ho trovato mirabile la forza trascinante di questo episodio, con i suoi picchi, i suoi abissi, le sue altezze. Sei riuscita a scaraventarmi dentro, in tutte le direzioni del tuo immaginario, in un’arcata fantastica ma nello stesso tempo tangibile, come accade quando sei parte di un sogno e pensi che la tua vita sia soltanto lì. Il momento in cui l’uccello lascia la sua presa ho avvertito un vuoto d’aria. Molto oculato il passaggio al livello di realtà. Davvero brava!

  10. “Quando sulla mia mano ci sono cinque dita, capisco che quella è la realtà. Quando le dita sono sei (o più) allora si tratta certamente di un sogno. E se è un sogno, non può accadermi niente di male (almeno, in teoria).”
    Bellissimo. Da provare, direi.😃

    1. Ho scoperto questa cosa di contare le dita grazie a una serie su Netflix 😅 poi mi sono incuriosita e l’ho cercata su Internet e ho scoperto che è un sistema realmente usato per distinguere i sogni dalla realtà. Così ho provato anch’io e, con mia grande sorpresa, funziona! 😅 Però devi iniziare a contarle anche durante il giorno, solo così potrai ricordarlo nel sogno. È una cosa pazzesca!