Quella vita

Serie: Ombre e sussurri dal passato


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Frustrazione e il desiderio di trovare una via d'uscita dalla difficoltà economica, dove ci porta?

«Non è solo un romanzo: è la nostra vita, la cronaca dei nostri anni, di me e di te. Ogni pagina gronda delle parole che non mi hai mai detto, quelle che ho cercato disperatamente nei tuoi occhi. C’è tutto, ogni sguardo, ogni silenzio, tutto ciò che siamo stati, e che abbiamo fatto fino a… E poi? Io non ci sono più. Mi hai sostituito con una donna che non sono io e poi… Tu hai fatto quella vita pericolosa, Nic… È tutto meraviglioso e straziante, devastante, ma mi terrorizza l’idea che la verità possa emergere dalle sue pagine. Vorrei picchiarti per aver osato tanto, lo sai?» Elena, che aveva alzato il tono di voce, si ricompose, rimettendosi gli occhiali e guardando nuovamente verso l’istituto scolastico. Aveva attirato l’attenzione delle poche persone intorno, fortunatamente troppo prese dai social per accorgersi della scena o capire qualcosa. 

Niccolò, che aveva imparato a descrivere un attimo con mille parole, restò senza.

Aveva paura di riconciliare il passato. Si stava pentendo di aver scritto quel romanzo. Con lei dinnanzi cambiava tutto. Pensieri in burrasca, dubbi e ricordi emozionanti lo soggiogavano.

«Ti va qualcosa da bere?»

«Decisamente» rispose Elena sollevata.

Niccolò entrò dentro ad ordinare, invece di aspettare al tavolino. Attese al bancone, notando che, a parte qualche piccolo dettaglio come alcune coppe, l’interno del bar era stato completamente rinnovato. Non sapeva chi fosse il nuovo proprietario, ma poco importava. Uscì fuori con due bicchieri di prosecco che posò sul tavolino.

Dopo un sorso che sciolse un po’ della tensione, iniziarono a parlare del più e del meno. Sembravano due estranei, nonostante un tempo il loro legame fosse stato intenso e indimenticabile. In adolescenza avevano vissuto una passione travolgente e tanti segreti, senza mai essere ufficialmente fidanzati. Per qualche minuto, sembrarono sfiorare quei tempi, ma la paura di toccarli era troppo forte per entrambi. 

***

In una grande città, una giovane donna di circa trent’anni varcò la soglia di una libreria a pochi minuti dal centro. I suoi lunghi capelli ricci castani erano raccolti in una coda di cavallo, con qualche ciocca ribelle che le incorniciava il volto. Indossava un vestito grigio che ondeggiava leggermente ad ogni movimento e un paio di scarpe alte con suola in gomma, che facevano stridere il pavimento ad ogni suo passo. I suoi occhi azzurri scintillavano di curiosità mentre cercava un nuovo libro da leggere. Sebbene sembrasse avere le idee chiare, la fretta le offuscava la vista.

L’ingresso e alcuni angoli della libreria erano tappezzati di manifesti pubblicitari di uno dei romanzi del momento. Le illustrazioni pubblicitarie raffiguravano l’adattamento a serie TV: due adulti immersi nelle loro vite, sullo sfondo di un’atmosfera cupa e stilizzata, quasi onirica. Una donna bellissima in tubino nero camminava lungo una strada, mentre un uomo nascondeva un oggetto in un cassetto.

Le pareti della libreria erano rivestite di scaffali in legno scuro, carichi di volumi di ogni genere. Un leggero profumo di carta permeava l’aria, mescolato all’aroma del caffè proveniente dalla piccola caffetteria nell’angolo.

La donna si aggirava tra gli scaffali, sfiorando con le dita i dorsi dei libri, mostrando un braccialetto d’argento che tintinnava leggermente a ogni movimento. Ogni tanto si fermava a leggere le copertine. L’atmosfera era tranquilla, interrotta solo dal fruscio delle pagine e dai sussurri dei pochi clienti presenti. All’improvviso, il suo sguardo fu catturato da una pila di libri esposti in primo piano. Era il romanzo del momento, quello dei manifesti che aveva ignorato. La copertina evocava un senso di mistero e tensione. Su uno sfondo notturno dove in primo piano, questa volta, due adolescenti, un ragazzo e una ragazza, erano raffigurati in un abbraccio stretto, le loro figure parzialmente sfumate da ombre aggiungevano un’aria di segretezza e pericolo. Di sfuggita nella mano di lei si intravedeva una piccola revolver. Gli occhi verdi, della ragazza sulla copertina, fissavano il lettore, come a sfidare chiunque a interferire con i loro piani. Sullo sfondo di quello che sembrava un paesino di provincia, dettagli come il fumo che si levava dalle case e le luci tremolanti dei lampioni creavano un’atmosfera di suspense e drammaticità. In alto, il nome dell’autore era scritto in un font elegante e raffinato, creando un contrasto con il resto della copertina e aggiungendo un tocco di raffinatezza, ad un’immagine altrimenti cruda e intensa. La giovane donna aprì il libro per farsi un idea, lesse qualcosa a caso tra le prime pagine.

Qualche giorno dopo, nelle ore che riuscivo a ritagliarmi al mare prima del lavoro e nelle sere in cui uscivamo, io ed Ellen cominciammo a conoscerci meglio. Sentivo che anche lei, come me, aveva un passato doloroso da evocare. Seduti su una panchina di cemento bianco nella villetta comunale, sotto un lampione che emanava una luce gialla intensa, ci aprivamo l’un l’altra. Circondati da alberi e passanti. Non ricordo cosa indossassi, ma ogni particolare di lei era nitido: il pantaloncino corto di jeans, la t-shirt celeste che le scopriva l’ombelico, le ciabattine con richiami celesti. Scherzavamo, quando improvvisamente in me, prevalse lo sgradevole bisogno di sfogarmi con orgoglio.

“Io ho perso mio padre un paio di anni fa. ” 

Lei mi guardò con uno sguardo così intenso e famigliare che subito, d’impulso le chiesi: “chi?” 

Ellen, con un istante di ritardo rispose con la voce esitante: “Anche io mio padre. Un tumore al cervello, non c’è stato nulla da fare. L’ultimo mese una sofferenza.” Le scappò qualche lacrima, cercai di darle conforto. Abbracciarla mi fece venire la pelle d’oca. In un momento triste quel tocco fisico fu come sfiorare il paradiso. Se avessi potuto mi sarei fatto carico del suo dolore, ma non sapevo dove metterlo. 

“E tuo padre?” domandò singhiozzando. 

Sospirai così forte da raccogliere gli odori intorno a noi, dalla puzza di feci di cane, all’odore dei fiori, fino a quello delle canne che qualcuno stava fumando di nascosto. Non ne avevo mai parlato ed avendo aperto io l’argomento, mi toccava. 

“Un infarto fulminante mentre giocava a calcetto con gli amici… Ellen, scusa. Ho scelto un brutto argomento.” 

Ammisi, guardandola negli occhi verdi lucidi, dove una piccola punta luminosa, creata dalla luce del lampione, le tingeva completamente gli occhi di un giallo sfumato. Mi soffermai a guardarla in viso poi le gambe tornite, pur di non pensare a mio padre. La mia era rabbia repressa.

Ellen mi parlò della sua situazione, non proprio rosea. Mi raccontò della madre che, facendo delle pulizie in una casa, cadde e si ruppe il bacino. Ora, nonostante si fosse ripresa, aveva difficoltà nel camminare e si stancava facilmente. Nonostante tutto, cercava di fare il possibile per non far mancare nulla a lei e a suo fratello. Purtroppo, non bastava mai. Conoscevo e lottavo contro quella condizione.

Ellen mi confidò che la sera evitava di mangiare; per questo era così magra. I vestiti erano della cugina. La loro situazione rasentava la povertà, eppure nelle sue parole la voglia di rivalsa era impetuosa, proprio come il mare agitato quel pomeriggio. La mia situazione era simile: i soldi scarseggiavano e lavoravo quando e come potevo. Solo che a volte mi sentivo come se mi stessi perdendo i migliori anni della mia vita. Forse Ellen era il premio per i miei sacrifici, o forse una motivazione per non arrendermi.

La prima volta che andai a lavorare, giurai a me stesso che non avrei fatto la fame nella vita. Se avessi dovuto descrivere quel momento, probabilmente avrei detto che mi sentivo come se stessi camminando sul filo del rasoio a ventisette metri di altezza, senza imbracatura e rete di sicurezza. 

Da qualche mese ero tentato dai soldi facili. Dovevo lasciarmi trascinare dai miei pensieri. Perché soffrire? 

Mamma doveva preoccuparsi delle mie due sorelle e di altri novantanove problemi, io non volevo essere uno di quelli. Lo espressi chiaramente ad Ellen qualche minuto dopo; sentivo che a lei potevo dire tutto, cosa provavo dentro.

Ellen mi guardò negli occhi con una serietà che non le avevo mai visto prima. Dopo un momento di silenzio, disse:

“Capisco perfettamente cosa intendi. Ogni giorno è una lotta, e a volte sembra che non ci sia via d’uscita. Ma proprio per questo dobbiamo rimanere forti e non cedere alle tentazioni. Se ci arrendiamo, nessuno lotterà per noi. Dobbiamo crederci, per noi stessi e per chi ci vuole bene. E poi, non siamo soli. Io ci sono per te, come tu ci sei per me. Insieme possiamo trovare un modo per uscirne, per costruirci un futuro migliore.”

Mi prese la mano e la strinse forte. In quel momento capii che, nonostante tutte le difficoltà, avevo trovato qualcuno con cui condividere il peso del mondo. Allo stesso tempo, preso dall’euforia o dalla stupidità della mia età, avrei fatto di tutto per renderla felice, anche rubare o cose simili. Qualsiasi maledetta cosa.

Inconsciamente tracciavo vere e proprio strade nella mia mente, creando obbiettivi che apparivano offuscati, come al solo pensarli, l’oscurità gettasse il suo manto contro di me. Il solo pensiero era una corruzione più che una tentazione. La felicità mi avrebbe mostrato quell’oscurità? Oppure era la mia paura a condurmi sul sentiero sbagliato? Perdonami Ellen.

Serie: Ombre e sussurri dal passato


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. È molto scenografico il modo con cui trasporti il lettore dalla realtà alla storia narrata nel libro. Come sempre, le descrizioni dettagliate rendono le scene molto evocative e coinvolgenti.

  2. “Niccolò, che aveva imparato a descrivere un attimo con mille parole, restò senza.”
    Un’abilitâ che puó diventare un’arte, quando si riesce a rendere speciale quell’attimo, superando, con la magia delle parole, in belllezza o intensitâ, l’immagine della nuda realtâ.

        1. Molto gradevoli. Una lusinga. Comunque, non so per quale motivo, questo non è il quarto episodio. Momentaneamente è sparito.

  3. La scena della libreria, così minuziosamente descritta nei particolari, colori, odori, sensazioni, mi ha fatta pensare a tutte le volte in cui noi stessi ci perdiamo così fra i libri. Finiamo quasi con l’estraniarci, esattamente come la tua ragazza dai capelli rossi. E poi fai un capitombolo e ci catapulti nella storia, dentro al romanzo. Molto bello

    1. Grazie Cristiana, ogni tuo commento mi riempie d’orgoglio e da un peso al tempo speso per questa passione. Comunque non c’è nessuna ragazza dai capelli rossi.🤣

  4. Bello come hai fatto emergere una nuova pagina del romanzo di Niccolò e dettagli sul suo passato e quello di Elena. Mi chiedo se la lettrice sia una semplice comparsa o un personaggio che rivedremo.