Questa notte
Diosanto. Lo dico sempre eppure non credo in alcun Dio. È passato tempo, troppo tempo, dall’ultima volta in cui ho posato i pensieri su queste finte pagine, le stesse che, bianche, mi sembrano il manifestarsi di questo strano Dio. Un’altra notte vuota e rumorosa, un’altra nota salta all’orecchio trasportando ricordi, che onestamente non cerco. Fossero quelli i demoni a cui dedico le notti, ma i sogni, i sogni sono dannati. Li scaccio ogni volta che li vedo ma tra il cuscino ed il sonno li ritrovo sempre, non arrivano per caso, non li vedo all’improvviso, io li creo. Me ne lamento ma li creo, li progetto e me ne prendo cura, adotto strani mezzi per vestirli reali, ma non troppo da illudermi. Me ne lamento ma, a dire il vero, ne ho ben donde. Non li controllo, si insinuano e seppur li manipoli e li accudisca non li noto, e quando li vedo li nella mia mente hanno già scacciato il sonno, e quando li scaccio la volatile felicità che rendono è già svanita lasciandomi un tetro senso di malinconia. Mi accorgo che le parole assumono un valore assoluto, proprio ora, mentre le scrivo. Tra poco non varranno il tempo che impiego per metterle assieme, un domani torneranno a valere più di me. Questa calma non è serena, è immobile, non scorre e squarcia tutto ciò a cui riesce ad aggrapparsi. Questa notte non è come le altre, proprio come tutte le altre notti, identica, fragile, opprimente e insopportabile. Questa notte non durerà ancora a lungo, non la vivrò abbastanza per capire cosa l’ha portata. Non la studierò e crollerò nel sonno prima di ascoltarla. Le chiedo scusa, ma questa notte è già finita, almeno su questa pagina, almeno per questo inchiostro, per questo io lo ringrazio. Forse continuerà a tormentarmi, ma questa notte non tornerà nulla, e nulla mi tornerà indietro da questa notte.
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