
Racconto della Vita Eterna
Una volta, quando il tempo er’ancora senza tempo, cadde una stella dal cielo. Era la stella più brillante di tutto il firmamento, si vedeva da ogni parte della terra, giorno e notte.
Allora capitò che si scoprì riflessa in ogni corpo celeste tutto intorno, talché tanta di quella luce l’abbagliò e la fece montare in superbia.
Arrivò al punto da pensare di essere essa stessa la fonte della luce nell’universo; ma la Luce –quella Vera-, per punirla delle sue vanità, la staccò dal cielo incastrata dov’era e la scaraventò lontano, lontanissimo: sulla Terra.
Cadendo si tirò appresso un quarto delle stelle dal cielo e perse la sua brillantezza per sempre.
Si fece sempre più oscura e fredda.
Ma le Stelle non muoiono -non possono morire-, e giurò allora in pianto eterna guerra alla Luce, e a tutte le cose che la Luce portava all’esistenza con la vita.
Aveva tanti nomi: Lucignolo -fra tutti, con cui lo si sfotte-; poi lo si era chiamato pure Sasso, ossia: stella pervertita, Berliffo, Il contrario, il nulla di buono; e per tutti quanti e in ogni lingua parlata e scritta, si parlò di lui come nemico.
Dapprima suggestionò la mente dell’uomo, facendogli perdere l’innocenza nelle oscenità dei pensieri, distorcendo il bene nella malizia del capire male; di conseguenza lo convinse che non c’era nulla di sbagliato nel fare delle cose per la propria goduria, e che quindi andava pure bene scambiare volontariamente la propria ragione per la mente oscura della bestia.
La Luce brillò per la prima volta di nuovo, in un lampo per tutto l’universo, e maledisse il Berliffo sotto le sembianze della scimmia, del neonato mostruoso, de “…l’omino nero nero, piccino piccino…”, del fauno bastardo, del cane orribile e sfigurato.
Migliaia di profezie dopo, la Luce brillò per la seconda volta, e nel brillare fece nascere un Uomo che sfolgorava più del sole, perfetto e fragilissimo, immortale nello Spirito, incendiato dalle Fiamme della Vera Luce.
Quell’Uomo diede la vita per sconfiggere Lucignolo una volta per tutte: fece piovere il Fuoco dal Cielo, e l’invidioso cercò d’allora di rubarlo dalle persone per spegnerlo per sempre; perché quelle fiammelle preziosissime trasformavano il cuore degli uomini in un Fuoco che sopravvive alla morte.
La Vita Eterna.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
ciao! vista la scelta stilistica di usare un linguaggio fiabesco e perfino aulico, credo che il narratore onnisciente sia la scelta più adatta. Una prima persona, ma anche una terza immersa, sembrerebbero voci troppo artefatte per consentire l’immedesimazione del lettore. Mi viene da dire che una bella sfida sarebbe provare a riscrivere lo stesso racconto con un narratore in seconda persona. Una cosa tipo: “Il tempo non esiste ancora, quando ti trovi a cadere dal cielo. Sei la stella più brillante di tutto il firmamento, ti si può vedere da ogni parte della terra, giorno e notte…”. Una scelta audace, ma che offrirebbe un punto di vista inedito, quello della stella come se fosse una creatura senziente (ma quante volte abbiamo umanizzato i corpi celesti, anche in narrativa? pensa al Leopardi “che fai tu Luna in ciel? che fai silenziosa Luna?”).
Complimenti e buon proseguimento!