RASSEGNAZIONE

Serie: MURAKAMI


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Altre visioni disturbano il lungo pomeriggio del nostro protagonista.

Si è fatta sera quando, provato dalla fatica mentale di questi incontri, vado in cucina a prepararmi qualcosa da mangiare. Ancora non mi è venuta vera e propria fame e, in piedi davanti al frigo, rifletto su cosa abbia generato tutto ciò, quale sia stata la causa di questo flusso di coscienza che mi sta facendo fare i conti con il mio passato. Mi rivedo seduto sul cesso a parlare con il primo esserino buffo che è comparso e ripercorro il nostro dialogo. Ricordo di avergli parlato della morte di Marco.

Ma i miei pensieri assorti sono interrotti dalla voce di un bambino dietro di me.

– Ciao amico mio!

Mi giro.

L’essere stavolta è seduto sul tavolo della cucina e fa ciondolare le gambe nel vuoto. È tale e quale a Marco, sia nell’aspetto che nelle dimensioni, ma ha le sembianze di quando aveva sì e no 6 anni, cioè quando ci siamo conosciuti alle elementari. Già, ora che ci penso è da te che è scaturito tutto, dal dolore che ho provato alla notizia della tua morte, dallo strazio che ho vissuto il giorno del tuo funerale e il rimpianto che provo da allora.

– Bello rincontrarti – dice Marco. – Devo dire che provo un certo gusto a vederti così affranto e pensieroso, dov’è il giovane spavaldo e menefreghista che conoscevo… quasi mi dispiace dirti quello che sto per dirti.

A quelle parole cerco di ridarmi un contegno e azzardo una battutina.

– Ciao Marco. Fa piacere anche a me vederti, anche se ti ricordavo un po’ più alto…

– È inutile che fai lo spiritoso con me, ti ricordo che è come se parlassi con te stesso… e poi se mi vedi così piccolo è perché sono una proiezione del tuo inconscio, come ti hanno spiegato gli esseri che mi hanno preceduto. Evidentemente il legame che senti con me è tale da riportarti all’infanzia, ai tempi felici e spensierati di quando ci siamo conosciuti e fra noi non c’erano rancori né incomprensioni, ma solo un sano e disinteressato piacere di stare insieme. Il fatto è che tu ti sei fermato ad allora e non sei mai realmente cresciuto. Il tuo problema con me, e forse con i rapporti umani in generale, è che ti senti ancora troppo immaturo e infantile per creare legami basati sulla sincerità e sulla lealtà. Non sei mai maturato e hai mantenuto quell’istinto egoista e un po’ crudele di quando si è bambini. Insomma, SEI TU QUESTO BAMBINO, NON IO. Io ho sempre saputo come sei realmente, sai che è così perché quello che ti sto dicendo è frutto di un flusso di coscienza interiore, sei tu che lo stai confessando a te stesso. Eri semplicemente invidioso delle persone che crescevano intorno a te. Le vedevi maturare e appropriarsi della loro vita mentre tu rimanevi un fanciullo legato alle piccole cose che ti circondavano, alle quali non volevi rinunciare e per le quali hai spesso rovinato amicizie e rotto rapporti. Il tuo comportamento è sempre stato condizionato da un tuo senso di inadeguatezza nei confronti di chi ti stava vicino che ti portava a indossare la maschera di quello adulto e sicuro di sé, quando invece eri un bimbo insicuro e timoroso del giudizio degli altri.

Ora, vedi amico mio, anche se ti ritengo (ti ritieni) responsabile del nostro allontanamento io non ce l’ho mai avuta con te. Diciamo che, conoscendoti, ti ho dato delle attenuanti sapendo, o sperando, che saresti cresciuto, e maturando avresti capito da solo i tuoi errori. Bene, vedo che quel momento sta arrivando, è solo un inizio ma è già qualcosa. Finalmente stai facendo i conti con il tuo passato quindi con te stesso. Per quanto mi riguarda spero che presto potrai ritenere la questione fra di noi chiusa, non ti porto rancore anche se è giusto che ti tenga ancora un po’ i tuoi sensi di colpa… perché in fondo sei tu la causa di tutto. Addio amico mio, o arrivederci, dipende da te.

Il piccolo Marco svanisce in una dissolvenza senza darmi modo di rispondere, anche perché non avrei avuto niente da dire. Man mano che parlava scivolavo sempre più a terra e ora sono seduto sul pavimento della cucina con lo sguardo fisso sullo zoccolino del muro.

– Cazzo! – penso. – Mi ci vorrà un po’ per riprendermi da questa giornata! Una fottuta terapia di psicanalisi condensata in un pomeriggio.

Quando la visione di Marco svanisce penso che anche tutti gli esseri svaniscano con lui… come se il senso di colpa originario, una volta attenuato, o semplicemente affrontato, si portasse via tutti gli altri.

E invece no… troppo facile, evidentemente il processo di presa di coscienza, come diceva Marco, è solo all’inizio. Presto, infatti, scoprirò che quei piccoli esserini ci sono ancora.

Così ho deciso di affrontare e risolvere in prima persona questo processo di autoanalisi e farci i conti una volta per tutte. Mi sono ripromesso di ritrovare le persone che sono raffigurate nella proiezione dei miei piccoli amici immaginari e cerco di chiarire le cose in sospeso, ogni tanto ci riesco, altre è difficile perché subentra un altro impulso che è l’orgoglio, che spero non venga a trovarmi prima o poi pure lui in chissà quale forma. Spesso basta molto poco, un gesto, poche parole… con mia madre si è risolto tutto in un abbraccio commosso, colmo di lacrime e perdono reciproco.

Per un po’ di tempo le piccole presenze si smaterializzano, ma dopo un po’ tornano, all’inizio piccole piccole appunto, per poi crescere di nuovo perché dentro di me so di non essere stato del tutto sincero neanche con me stesso. Non so se sia l’unico a vivere in questa condizione di materializzazione dei miei sentimenti, ma ormai ci ho fatto l’abitudine, li gestisco e ci faccio i conti quotidianamente… anche se non mi posso fare più una pippa in santa pace!

E ora sono qua, a convivere con tutti i miei sensi di colpa. Come vorrei che tutto questo fosse solo un sogno, un viaggio onirico fra immaginazione e realtà, fra finzione e verità…

…come in un cazzo di romanzo di Murakami!

Serie: MURAKAMI


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. Ciao Federico, è davvero interessante e coraggioso il tuo racconto. La consapevolezza è premio impagabile quando viene a bussare alla tua porta. E pure quando entra senza essere inviata.

  2. Bello, molto bello questo tuo Scrooge visitato dai suoi fantasmi e costretto ad una sorta di viaggio nella propria coscienza. Il finale mi pare molto azzeccato con quei sensi di colpa suscitati e grazie ai quali il protagonista prende finalmente coscienza degli errori che ha commesso. Io vedo questo finale come fosse un punto di partenza. Bravo.

  3. Non so se questo è l’epilogo della tua serie, ma se così non fosse non riesco a immaginarne uno migliore. Ognuno ha i suoi “cosi”, trovo geniale aver dato loro questa forma

    1. Confermo che è l’ultimo della serie. Arrivare alla risoluzione della “terapia” sarebbe stato secondo me pesante e noioso. Volevo solo far partire il processo e rimanere sul “leggero”, ognuno poi si farà un’idea della conclusione.

  4. Il significato di questo “viaggio” interiore del protagonista inizia a prendere forma attraverso le parole del suo amico d’infanzia.
    In fondo, è un viaggio introspettivo che potrebbe chiunque potrebbe ritrovarsi a percorrere e credo sia ciò a rendere questo racconto coinvolgente.