Rende capaci chi chiama
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Bastardo
- Episodio 2: Morirò d’estate
- Episodio 3: Fame d’amore
- Episodio 4: Mind to mind
- Episodio 5: Uomo fritto
- Episodio 6: Mutande nuove
- Episodio 7: Sarai felice
- Episodio 8: In gabbia
- Episodio 9: Chiamato per nome
- Episodio 10: Campo Base
- Episodio 1: Morto e risorto
- Episodio 2: Tutto questo per me?
- Episodio 3: Nuova possibilità
- Episodio 4: Amare per primo
- Episodio 5: La gallina che becca
- Episodio 6: Nato sbagliato
- Episodio 7: Il primo passo
- Episodio 8: Visto, sentito, compreso
- Episodio 9: Vicolo stretto
- Episodio 10: Paura e compiacimento
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
- Episodio 5: Urge Surfing
- Episodio 6: Azzurri come il mare. Infiniti come il cielo
- Episodio 7: Nessuna coincidenza
- Episodio 8: Il caffè negato
- Episodio 9: Il caffè proposto
- Episodio 10: Il caffè accettato
- Episodio 1: Koala
- Episodio 2: Delfino
- Episodio 3: Il peso che non si vede
- Episodio 4: Rende capaci chi chiama
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
«Hai pensato a quello che ti ho detto qualche giorno fa?» mi chiese Suor Lucia, sistemandosi il velo che incorniciava il suo viso piccolo e delicato.
Cercai di ricordare, ma non mi venne in mente nulla. «Il Campo Base, ricordi?» aggiunse lei, intuendo la mia espressione perplessa.
«Ahhh, il Campo Base!» dissi accennando un sorriso. «Come ho già detto, a ottobre finisco il mio servizio qui e dovrò andare via. E poi, come potrei aiutarvi a organizzare il Campo Base se a malapena riesco a fare il segno della croce?» continuai, un po’ infastidito.
«Ti avevo detto che avrei pregato per questo, e io mantengo sempre le promesse. E se preghi, una risposta la trovi sempre» rispose sorridendo la suorina.
«Suor Lucia mi ha accennato la tua difficoltà e la tua voglia di rimanere qui. Io avrei una proposta da farti» intervenne Padre Andrea.
«Una proposta?» ripetei, curioso e cercando di capire dove volesse andare a parare.
«Conosco un signore che cerca un operaio nella sua salumeria e mi sono permesso di parlargli di te» mi disse Padre Andrea, guardandomi con i suoi grandi occhi color nocciola.
Rimasi in silenzio, sorpreso e confuso, cercando di capire cosa intendesse.
«Ha bisogno di qualcuno di affidabile e che abbia voglia di lavorare. E io ho pensato a te» continuò Padre Andrea.
«Ma io non ho mai lavorato in una salumeria. E poi non avrei dove abitare, perché quando finirò il servizio civile, dovrò lasciare anche la casa».
«Non preoccuparti, non è un lavoro difficile. E ti permetterebbe di rimanere qui, no? E poi, potresti dormire in Parrocchia» disse il prete, alzandosi. «Mi faresti un po’ di compagnia, e sarebbe giusto il tempo di trovare un affitto. Che ne dici?».
Mi si strinse il cuore, e sentii le lacrime salire agli occhi, che cercai di trattenere. «Padre… non so cosa dire» balbettai, con la voce tremante.
«Non c’è bisogno di dire nulla. Accetti?» chiese Padre Andrea, posando la sua mano sulla mia spalla.
«Sì!» risposi, abbandonandomi alle lacrime e ringraziandolo.
«Nessun grazie, solo la promessa di aiutarmi col Campo Base».
«Ma io non saprei neanche come poterla aiutare. Non conosco nulla di Dio e non vedo come potrei parlare di lui agli altri» risposi.
«Dio non chiama i capaci, ma rende capaci chi chiama. Devi dire solo sì. Al resto ci penserà lui».
«Sì!» risposi di getto.
«Allora, sei pronto a diventare un apostolo? Non preoccuparti, Padre Andrea non ti manderà in mezzo alla giungla… solo al Campo Base» disse maliziosa Suor Lucia scoppiando a ridere, seguita da me e Padre Andrea.
«Va bene Luca, ci aggiorniamo più avanti. Ora pensa a stare sereno. Io devo andare, ho una riunione con il Consiglio Pastorale» disse Padre Andrea congedandosi.
Guardai istintivamente l’orologio: erano le 16:08. Mi assalì il panico. «Scusami, devo andare. Ho un appuntamento anch’io» dissi a Suor Lucia.
«Vai, tranquillo!»
Mi precipitai fuori dalla chiesa e corsi al bar, entrando con l’affanno e gli occhi strabuzzati.
«Stavo per andarmene. Non si fa aspettare una donna,» sentii distintamente, in mezzo al chiacchiericcio della sala.
Era Serena, bellissima nel suo completino lilla, con la sua solita fierezza che la faceva apparire sicura e forte nonostante il suo aspetto minuto e i suoi occhi malinconici.
«Perdonami, ma mi hanno intrattenuto Padre Andrea e Suor Lucia, e non mi sono reso conto dell’orario» dissi, mortificato.
«Sembra che tu abbia fatto una conquista» replicò lei, divertita, alzando un sopracciglio e con un’espressione maliziosa.
«No, no è solo che… Padre Andrea mi ha offerto un lavoro» balbettai, cercando di cambiare discorso.
Serena rise, chiaramente divertita dalla mia reazione.
«A questo punto, mi offri un aperitivo per farti perdonare di nuovo» continuò, sedendosi al tavolino, che nel frattempo un cameriere ci aveva liberato.
Ordinai anche un caffè per me e rimanemmo lì per ore a parlare.
Mi parlò del suo desiderio di realizzarsi nella vita, e in particolare del suo sogno di lavorare nel mondo della scuola, occupandosi di percorsi di apprendimento per bambini con difficoltà. Mentre parlava, fui catturato dalla luce che i suoi occhi irradiavano e dal sorriso timido che affiorava mentre descriveva nel dettaglio il suo percorso di studi e i suoi progetti.
Di tanto in tanto si fermava a osservarmi e poi continuava, mentre le sue mani danzavano con un ritmo silenzioso.
Era bellissima quando si scostava i capelli dalle orecchie con un gesto delicato e veloce, e ancora più bello era il suo sorriso che si allargava quando mi parlava di qualcosa che la appassionava.
«Scusami, ho parlato solo io» mi disse, mentre portava alla bocca il suo bicchiere.
«No, tranquilla, mi fa piacere ascoltarti. E poi io non avrei nulla di interessante da raccontarti» risposi sorridendo.
«Oh, questo lo devo proprio vedere» disse Serena con un sorriso malizioso. «Raccontami qualcosa di te, qualcosa che non sai se mi piacerà» continuò, appoggiandosi allo schienale della sedia.
«Sono un eremita, sto bene da solo. Non ho amici e mi piaci» dissi in un attimo di coraggio.
Lei, fingendo di non aver sentito, mi chiese perché non avessi amici.
Io, cercando di cambiare discorso, le chiesi cosa intendesse dire, quando mi aveva detto che lei era un delfino.
«I delfini sono persistenti, determinati e pazienti, e soprattutto non si arrendono al primo rifiuto. Tu mi negavi un caffè, e io ne ho già presi due con te, e per giunta paghi tu» mi disse con un sorriso birichino.
«Veramente oggi stai bevendo un aperitivo» controbattei, provando a reggere le sue battute.
«Hai ragione, allora vuol dire che dobbiamo rivederci per il secondo caffè» disse lei, alzandosi dalla sedia e sorridendo con gli occhi.
«Devo andare, scusami. Ci vediamo presto, Luca?» chiese con un tono di voce che mi fece sperare che c’era qualcosa di più dietro quelle parole.
«Sì, spero presto» risposi, cercando di sembrare calmo, mentre dentro sentivo un misto di emozioni mai provate.
Pagai e uscimmo. «Vuoi che ti accompagni a casa?».
Lei mi guardò per un attimo, poi con un sorriso furbo disse: «No grazie, io sono un delfino indipendente» salutandomi con un bacio sulla guancia.
«A presto» mi disse, allontanandosi.
«A presto» risposi col cuore che sembrava voler uscire dal petto.
Tornai a casa nutrendo una fiduciosa inattesa e con addosso l’odore di quel bacio leggero appena ricevuto.
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Koala
- Episodio 2: Delfino
- Episodio 3: Il peso che non si vede
- Episodio 4: Rende capaci chi chiama
Pare che per Luca le cose si stiano mettendo bene👏🙂
☺️
Grazie per la lettura e il commento 🙏🏻