Residui

Serie: L’archivio


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo l’incontro con il direttore Mira si trova ad un bivio. Potrà ignorare il suo passato?

Mira camminava a passo svelto tra i corridoi del Centro Memoria, il cuore in una morsa costante. Ogni passo risuonava come un colpo secco sul pavimento metallico, e ogni colpo le ricordava che non era al sicuro. Non più. Si sentiva osservata. Ma chi, o cosa, la stava monitorando? Il Direttore? L’Archivio stesso? O forse… lei stessa?

Rientrata nel suo cubicolo, chiuse la porta e attivò manualmente il blocco. Nessuno lo faceva mai. Un gesto così piccolo poteva essere interpretato come un segnale di ribellione. Ma non aveva scelta. Si sedette alla scrivania, fissando lo schermo spento, e prese un respiro profondo.

La scheda dati. Doveva rivederla.

Con mani tremanti, la inserì nel lettore. Ancora quelle immagini: il campo desolato, la bambina, l’uomo senza volto. Ma questa volta, un nuovo frammento apparve: una stanza buia, illuminata solo da una lampada fioca. Lei, seduta su un letto, stringeva un dispositivo che pulsava debolmente, come un cuore artificiale. E poi, una voce, la sua voce, sussurrava:

“Se mi stai vedendo, significa che ci hanno trovato. Non fidarti di nessuno. Nemmeno di me.”

Mira balzò indietro, come se lo schermo l’avesse ustionata. Nemmeno di me? Cosa significava? Chi era la Mira di quel ricordo? Un residuo del passato? O un fantasma impiantato per manipolarla?

Un suono improvviso la fece sobbalzare: un segnale di messaggio. Sullo schermo apparve un codice sconosciuto, seguito da una frase che le ghiacciò il sangue:

“Uscita d’emergenza G-12. 22:00. Vieni sola. Ricorda: l’Archivio mente.”

Mira si guardò intorno, come se le pareti potessero tradirla. Chiunque avesse inviato quel messaggio sapeva. Sapeva cosa stava succedendo nella sua testa. Ma poteva fidarsi? O era una trappola?

Per il resto della giornata, lottò per mantenere l’apparenza di normalità. Archiviava memorie, cancellava pensieri, correggeva deviazioni. Ma la sua mente era altrove, aggrappata a quel messaggio come un naufrago a un relitto.

Quando l’orologio segnò le 21:50, Mira lasciò il suo cubicolo. Ogni passo la faceva sentire un bersaglio. Uscita d’emergenza G-12. Non sapeva nemmeno dove fosse, ma i suoi piedi sembravano ricordarlo. Il corpo ricorda ciò che la mente dimentica, pensò amaramente.

Alle 22:00 esatte, era davanti a una porta metallica con il codice G-12 inciso sopra. Inspirò profondamente e la aprì.

Un corridoio stretto, quasi soffocante. E alla fine, una figura incappucciata.

«Mira Valen» disse una voce profonda. «Benvenuta tra i residui.»

La figura incappucciata rimase immobile, un’ombra tra le ombre. Mira si fermò a pochi passi di distanza, il cuore che martellava come un codice Morse d’emergenza. Non riusciva a vedere il volto sotto il cappuccio, ma sentiva lo sguardo perforarle la mente.

«Chi sei?» sussurrò, la voce quasi un soffio.

La figura si tolse lentamente il cappuccio. Il volto che emerse era scarno, scavato come se il tempo avesse divorato ogni traccia di giovinezza. Gli occhi, però, erano vivi. Troppo vivi. Occhi di qualcuno che aveva visto più di quanto chiunque avrebbe dovuto.

«Il mio nome non importa» rispose l’uomo. «Siamo i Residui. Le memorie che l’Archivio ha tentato di cancellare, ma che si sono rifiutate di sparire.»

Mira si sentì vacillare. «Memorie… umane?»

L’uomo annuì. «Siamo ciò che resta delle persone che l’Archivio ha spezzato. Pensavi che cancellassero solo i pensieri? No, Mira. Cancellano le persone.»

Mira sentì un brivido freddo scorrerle lungo la schiena. Era così? Erano fantasmi? O semplici errori di sistema? Ma una parte di lei, quella parte che dubitava, sapeva che era vero.

«Perché io?»

«Perché sei stata una di noi.» L’uomo si avvicinò di un passo. «E lo sei ancora, anche se non lo ricordi.»

«Non ricordo nulla» sussurrò Mira, la voce spezzata.

«Lo farai.» L’uomo le porse un piccolo dispositivo, simile a una scheda dati, ma pulsante di una luce rossa intermittente. «Qui c’è la verità. La tua verità. Ma una volta che l’avrai vista, non potrai più tornare indietro.»

Mira esitò. Le sue mani tremavano. Ma sapeva che non poteva più ignorare le crepe nella sua realtà. Allungò la mano e prese il dispositivo.

L’uomo sorrise tristemente. «L’Archivio mente, Mira. Sempre.»

Un rumore distante, come un allarme soffocato, fece scattare l’uomo. «Devi andare. Ti stanno cercando.»

«E tu?» chiese Mira, ma l’uomo era già svanito nel buio.

Con il dispositivo stretto nel pugno, Mira corse. Non sapeva dove stesse andando, ma sapeva che doveva allontanarsi. I corridoi si susseguivano come un labirinto asettico. Alle sue spalle, il suono metallico di passi in avvicinamento.

Mira si fermò davanti a una porta con scritto “Zona Non Autorizzata”. Non ci pensò due volte. Entrò e chiuse la porta dietro di sé.

Il silenzio la avvolse. Guardò il dispositivo nella sua mano. Solo un tocco, e avrebbe saputo. Solo un tocco, e la sua vita sarebbe cambiata.

Con un respiro tremante, lo attivò.

La sua mente esplose in immagini, suoni, sensazioni. Voci urlavano il suo nome. Un bambino le stringeva la mano. Un bacio rubato in una stanza buia. E infine, un volto che la fissava con occhi neri come il vuoto.

Il Direttore.

La sua voce risuonò nella sua testa: «Benvenuta a casa, Mira.»

Serie: L’archivio


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Il tema della memoria mi affascina molto. Mi è piaciuto il momento in cui Mira ha attivato il dispositivo e i ricordi sono riaffiorati tutti insieme. Complimenti, davvero bello.