Resistere

Serie: Trenta secondi alla mezzanotte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Senza avere altra scelta, Aiden e le altre reclutwe vengono condotte agli alloggi. Il suo passato da rivoltoso inizia a venire a galla quando molti tra i ragazzi reclutati dall'esercito, vedono in lui il leader carismatico che era un tempo.

Aiden era stupito di quante persone ancora si ricordassero di lui dopo due anni fuori dai riflettori e per la prima volta da quando i militari avevano bussato alle porte del proprio appartamento, egli accennò ad un sorriso.

– Grazie per aver contato su di me, ma come vedete, la situazione è diversa, adesso. Anzi, mi pare non sia cambiato un cazzo da quando protestavamo tutti insieme.

Aiden chiuse lo sportello del proprio armadio, quindi si avvicinò alla porta di ingresso assieme agli altri ragazzi: alcuni restavano in disparte, cercando di capire chi fosse quel giovane uomo tanto elogiato, mentre altri andavano a stringere la mano ad Aiden che rimase genuinamente sorpreso dall’affetto che stava ricevendo, soprattutto in una situazione del genere.

– “I bagliori resistono sempre”, ricordi? – gli disse deciso il ragazzo dagli occhi verdi che lo aveva riconosciuto per primo.

Aiden accennò ad un altro sorriso, questa volta amaro.

– Non avrei voluto incontrarvi qui, alla fine del mondo – sussurrò Aiden ed il colosso dagli occhi verdi gli diede una pacca su una spalla.

– L’importante è “illuminare il nostro cammino insieme”.

Quella era una frase che Aiden era solito urlare per spronare, per ribellarsi, per dare forza alle orde di persone che riusciva a radunare con il suo carisma e la sua forza di volontà e nel risentirla ancora, dopo due anni, sorrise di nuovo, mentre un brivido di adrenalina gli trapassava la schiena.

Il sergente che prima aveva sbeffeggiato Aiden, accompagnò gli uomini al piano terra e fece attraversare loro il grande piazzale asfaltato ricoperto di neve fino a raggiungere un grande tendone bianco: fortunatamente, lì c’era qualche stufa perché in molti iniziavano a lamentare a mezza voce il freddo nonostante il sergente avesse chiaramente ordinato loro di non aprire bocca se non venivano interpellati direttamente.

Davanti a loro svettavano una sequela di poltrone che avevano l’aria di essere state usate per troppo tempo ed almeno cinque uomini con indosso uniformi da barbieri o magliette verdi. Un paio di loro stavano spazzando via dal pavimento bianco delle ciocche di capelli e tornarono in posizione accanto alle poltrone quando videro il sergente fare capolino.

– Bene. Ora che vi siete rifatti il guardaroba, pensiamo ai capelli. E vedo che qui c’è molto lavoro da fare.

Il sottufficiale guardò Aiden e la sua capigliatura leonina scarmigliata e il ragazzo lo guardò di rimando.

– Coraggio, il primo che si offre? – il sergente continuava a guardare Aiden e ormai la tensione si iniziava a percepire nell’aria.

In due si offrirono come volontari, ma Aiden li fermò posando pacatamente un braccio davanti ai loro corpi e fece un paio di passi avanti. Il sergente osservò in silenzio quei comportamenti, prendendo nota.

Con un sonoro sbuffo, il moro andò a sedersi su una di quelle poltrone che se avessero potuto parlare, avrebbero chiesto di essere gettate in una discarica quanto prima.

Il barbiere non perse tempo e mentre alcuni ragazzi del vagone undici mormoravano a mezza voce tra di loro, chiuse attorno al collo di Aiden un telo bianco,quindi passò le mani incredibilmente delicate sulla testa di Aiden e nel constatare che quei capelli erano troppo folti per passarvi da subito il rasoio, prese le forbici dal taschino della sua divisa ed iniziò a tagliare via delle lunghe ciocche nere che finirono per posarsi con la leggerezza delle piume sul pavimento appena pulito.

Coloro che ormai, erano a tutti gli effetti i commilitoni di Aiden, si accorsero dello sguardo punitivo che aveva dipinto in faccia il sergente e presero a mormorare qualcosa tra loro. Poco prima di abbassare la testa come da richiesta del barbiere, Aiden si accorse di quello sguardo del sergente e serrò i denti tanto forte da far irrigidire tutto il collo.

– Fate silenzio, voi. Avete saltato il pranzo, non ci costa nulla farvi saltare anche la cena.

Nel frattempo, l’uomo che armeggiava con le forbici, tentò di affrettarsi, percependo la tensione del momento, continuando a recidere gran parte della chioma leonina di Aiden che si era accumulata per terra, ciocca dopo ciocca.

Gli altri ragazzi tacquero, restando immobili nelle loro posizioni ed era una cosa che Aiden non poteva sopportare, difatti il suo corpo ebbe uno spasmo, come a volersi alzare di scatto.

– Non ti agitare – sussurrò l’uomo che nel frattempo, aveva preso il rasoio elettrico in mano e riposto le forbici nel taschino, per poi aggiungere mentre alzava la sedia dallo stantuffo.

– Lascialo perdere. Lui fa sempre così.

Aiden annuì appena con la testa nel frattempo che l’uomo accendeva l’apparecchio elettrico e il barbiere emise un inudibile sospiro di sollievo mentre iniziava a rasargli il capo, lasciandolo con poco meno di un centimetro di capelli in testa ad ogni delicato movimento del polso.

Nel frattempo, il sergente fece segno ai primi ragazzi in fila di accomodarsi sulle altre poltrone ed obbedirono senza fiatare, tranne il diciassettenne che stava praticamente tremando di paura, senza riuscire a muoversi: Aiden poteva vederlo dal riflesso del grande specchio orizzontale che era posto dinnanzi a lui. Vide dallo specchio il sergente avvicinarsi al ragazzino e sentì di nuovo la bile infiammargli la gola come se qualcuno vi avesse buttato dentro della benzina e un accendino, come si usava fare per accedere le vecchie sigarette, una decina di anni prima.

– E tu? Ti credi il più bello? – disse il sergente al giovane, con quel suo modo di fare sprezzante e provocatorio che faceva ribollire il sangue nelle vene.

Il ragazzino non rispose, così il sergente prese il ragazzo per il colletto della maglietta nivea e lo spinse verso la poltrona rimasta libera sotto gli occhi attoniti del resto del gruppo.

Mentre facevano indossare il telo bianco anche a lui, il povero ragazzo scoppiò in un pianto che chissà da quanto tempo si stava tenendo dentro e chiunque in quel tendone, si sentì di troppo in quel momento, come se stessero spiando da una porta il dolore altrui.

Serie: Trenta secondi alla mezzanotte


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Discussioni

  1. Stai procedendo bene, il dolore, la tensione e lo sgomento sono ben delineati. Ogni tanto c’è qualche scalino nel testo che induce a tornare indietro e rileggere, capita… La storia funziona. Avanti! 🌹

    1. Buonasera! Per “scalino” intendi che ho dei refusi? Molto probabile perché è una storia che ho scritto praticamente di getto, dunque fammi sapere se ci sono delle parti migliorabili, ci tengo molto a questo personaggio e alla sua storia.