Ricerca del campo base

Serie: Milano-Monte Bianco (e ritorno)


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il viaggio prosegue...

Ore non pervenute. Guido sulla strada che sale, asfalto grigio, curve fra le rocce e lunghi rettilinei freschi di alberi.
Accelero e alzo un po’ la visiera per bagnarmi d’aria.
Courmayeur.
Ore ancora non pervenute. Scendo dalla moto stupefatto: sono avvolto dalla Terra, la Montagna è tutta attorno a me, mi contiene per più di tre lati, protettiva ed incombente.
Mi sgranchisco un poco e cerco un campeggio.
Mi sono portato una lista di campeggi, sei in tutto ma ho anche pensato che potrei dormire all’addiaccio.
Risalgo in moto ed inizio a seguire le strade che portano su per la Montagna. Parto da Est e m’inoltro per vallate nascoste, come rughe delle Sue braccia.
Approdo in un’enorme distesa d’un verde quasi fluorescente, punteggiata di pochi alberi gracili di pittori maledetti; alla mia destra, un torrente stracolmo bagna preoccupantemente l’erba e, dal lato opposto, oltre il verde fluo e gli alberi del diavolo, il muro di roccia.
Cartelli in legno parlano di tutto tranne che di ciò che vado cercando. La strada presto diventa una specie di mulattiera. Proseguo.
Sorpasso un piccolo alberghetto bianco a due piani: ci sono due Uomini ed una Donna sul ballatoio, Uno dei due uomini sta fumando, si voltano a guardarmi, lentamente…
Strani: stanno qua su, tra la parete di roccia e l’Acqua fragorosa che lambisce l’erba verde e gli alberi del male, soli, fumando sul ballatoio e poi io.
Penso che potrei fermarmi e chiedere loro quanto costa una stanza.
Penso sia una stupidaggine.
Penso se lo farei se mai avessi i soldi. Forse.
Penso che i Tre sul ballatoio potrebbero uccidermi.
Penso. Penso.
Penso troppo.
Ore 17:42. Proseguo.
Inizia a farsi più scuro e fresco.
Vedo uno steccato ed oltre una roulotte con pensilina di legno: sono arrivato.
Entro piano schiacciando gli aghi di pino che crocchiano, poi spengo il motore.
Un Bambino accovacciato ai piedi della collinetta lascia la pigna con cui stava giocando e presto risale la vetta, infilandosi lesto nella casupola di legno. 
Il Pargolo ne esce con una Donna un po’ stranita, come stupita all’idea di gestire un campeggio di montagna (con un bambino di otto anni per di più, socio paritario).
Sfilo il casco e Lei mi guarda, strofinaccio alla mano. È una donna sulla quarantina, piuttosto rotonda, montana, capelli corti castani, guance rosse, pelle di porcellana: una matrioska.
Ore 18:02. Penso di stare parlando con un ventriloquo di otto anni che si serve di una sofisticata matrioska di porcellana (forse fornita dall’Armata Rossa) per gestire un campeggio di montagna e chissà per quale altro scopo.
Ore 18:02:02. Rinvengo. La Signora matrioska mi sta dicendo che le dispiace, «siamo chiusi, apriamo domani» e «sa, non possiamo…» ma «più avanti ce n’è un altro (di campeggio)… ma forse è chiuso…»; poi mi guarda e d’un tratto ringiovanisce: guarda la moto, guarda me e appoggia la mano sull’anca, strofinaccio alla mano e penso che sì, potrebbe abbandonare il bambino ventriloquo e scappare con me, strofinaccio alla mano s’intende, basterebbe una bella stretta alla molla posteriore ed infatti la Matrioska prosegue «però… se lei è solo con la moto… può anche dormire in fondo alla valle…».
Ci siamo capiti tesoro. Le faccio l’occhiolino e m’infilo il casco.
Riparto. Il Bambino ripone la matrioska e torna a giocare con la pigna ai piedi della collinetta.
Ore 18:12. Esco dal campeggio e risalgo ulteriormente la valle, il paesaggio non muta, bellissimo, certo ma…
Assaporo l’idea di dormire all’aperto, fa piuttosto freddo e soprattutto si è alzato il vento, preferirei un posto riparato ed anche un bagno magari.
Notizie de ”l’altro campeggio”: nessuna.
Percorro qualche kilometro sempre lentamente, guardandomi attorno e poi mi fermo, giro la moto e torno indietro, un po’ di fretta valà.
Ore 18:22. …e sono ancora a Courmayeur.
Bilancio: 1 campeggio gestito da un bambino ventriloquo chiuso e 1 campeggio non pervenuto.
Seduto sulla moto con il casco in testa,  riguardo la lista.
Riparto verso altre vette, ad Ovest questa volta.
Ore 18:32. Sono di fronte a degli Operai stradali che cercano di ristabilire la viabilità dopo una frana: tantissima terra a blocchi, bronzea (penso al deserto), sassi, grandi sassi, un albero sdraiato, quattro operai, un camion, una ruspa, transenne e birilli a volontà, paletta rossa.
Inverto la marcia, torno un po’ indietro e prendo un’altra strada per salire.
Ore 18:42. Inverto la marcia di fronte ad un grosso cantiere edile: strada chiusa.
Parlo con Un operaio assai gentile, mi dice che l’unica strada non pedonale è quella della frana. Capito?! Lo ringrazio, ci salutiamo e riparto.
Provo altre strade che tanto poi finisce sempre che inverto la marcia e mi ritrovo lì! Lo sapevo! AAaaarg!!
Ore 18:52. Risono a Courmayeur.
Secondo bilancio: 1 campeggio irraggiungibile. E daje…
Riguardo la lista.
Tornerò giù verso Morgex.
Riparto, convinto di trovare un posto alla svelta.
Rettilineo, galleria, curva, curva, rettilineo, curva, rett…: campeggio!
fine della seconda parte…









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