Riflessioni di una trentenne

Avete mai pensato a quanto fa schifo stare bene? Intendo bene dopo una vita di dolori e solitudine, dove si impara ad andare avanti con le proprie forze contro qualsiasi cosa e guardandosi indietro ci si stupisce di tutto quello che si è riusciti a fare. Perché diciamocelo, neanche i sottoscritti pensavano di farcela, e mentre sei lì che combatti per arrivare al giorno dopo, con l’unico obiettivo di uscire da una determinata situazione, mica ti accorgi degli sforzi che stai facendo e di tutta la forza di volontà che ci stai mettendo.

Quel dolore ed esperienze di fortificano, a volte anche troppo, e quando finalmente arrivi a stare bene non riesci più a ritrovare tranquillità in quegli hobby che prima erano il tuo rifugio.

Sto parlando nel mio caso della scrittura: quando era ragazzina, fino a qualche anno fa anche, scrivevo tanto, con momenti sempre più radi, ma mi veniva spontaneo, era la mia valvola di sfogo e porto sicuro.

Ora per riuscire a scrivere poche righe mi devo sforzare. Non tanto nel senso di cosa mettere su carta ma come voglia.

La vita da adulti sotto questo aspetto fa schifo – non parliamo del resto.

Prima trovavo sempre un momento per me, sfogarmi e scrivere e riversare fuori i miei pensieri e le mie storie. Ora anche se le idee vi sono manca la voglia: la stanchezza prende il sopravvento e quindi si lasciano passare i giorni, la promessa che ci si metterà a scrivere e poi i mesi passano e il massimo che si è fatto sono due parole, dimenticate da qualche parte nel computer o su un foglio di carta stropicciato, che gira logoro per la borsa.

A quanti è capitato? E’ il famoso blocco dello scrittore o è la vita? Questa domanda mi logora e mi son resa conto di quanta forza, ancora, vi serva per tornare a fare quelle cose che son parte di noi ma abbiamo accantonato.

La felicità mi ha tolto la voglia di scrivere: son partita con questo concetto perché quando sei felice vuoi uscire, viaggiare, fare cose. Spesso non ci rendiamo conto che ci serve del tempo anche per noi, per rimanere ancorati a quella parte triste che però ci ha dato tanto, è stata la nostra forza negli anni e da cui possiamo ancora attingere, capire come plasmarla per spremerne sempre qualcosa.

Non soffermarsi sullo stare bene ma scavare dentro sé stessi per stare veramente meglio: non è forse questo stare un po’ male a farci star bene? Questo buttare fuori parole e inventare storie che ci aiuta a sfogarci?

Magari dopo averle lasciate uscire viversi la vita avrà un altro sapore e lo stare bene avrà una nuova luce.

Voglio provarci, dobbiamo provarci, e da oggi questo pensiero si rifletterà ogni giorno in me, da oggi si torna ad andare avanti con le passioni.

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Discussioni

  1. Io, da ragazza, quando mi innamoravo di qualcuno e stavo bene non sentivo il bisogno di mangiare, digiunavo oppure mangiavo soltanto una mela e mi sentivo sazia. Per la scrittura puó essere uguale, se una persona si sente appagata non ha bisogno di una valvola di sfogo, come lo é per tanti. Cessa il bisogno di riversare paure, rabbia, dolore o desiderio nelle storie in cui ci immedesimiamo. Potremmo augurarci di stare bene sempre, anche a costo di non avere piú alcuna voglia di scrivere, ma solo di vivere, intensamente, le emozioni del momento. Peccato che star bene sempre, per periodi di tempo interminabili,’sia impossibile.

    1. Capisco benissimo e approvo ogni tua parola. Quando si è abituati a fare una cosa, in questo caso la scrittura, e poi la si perde, a volte ci si chiede chi si sia diventati. Semplicemente si va avanti e ci si reinventa, come dicevo per quanto possa sembrare melodrammatico il racconto è un pensiero, una spinta, a fare le cose che ci piacciono e e viverle al meglio

  2. Ad ognuno le proprie gioie e i propri dolori!
    Capisco che la tristezza è un sentimento che ispira versi e prosa, che il dolore ha bisogno di una valvola di sfogo, che una vita “schifosa” costringe a pensare e a dialogare con sé stessi e a metterlo, sotto forma di inchiostro sulla carta.
    Se intendo bene, è la vita felice che ti toglie la voglia di scrivere. Beh, che dire? Forse la tua felicità non ha bisogno di carta e penna per fissare le emozioni che hai.

    1. Hai centrato il punto, nella felicità e ogni tanto nello star male mi son resa conto che ho perso un po’ questa capacità di mettere su carta pensieri e racconti. Per quanto possa risultare triste quello pubblicato in realtà è un invito a tornare a buttarsi sulle cose che amiamo, consapevoli dei cambiamenti

  3. Cara Sara, la vita va re inventata ogni giorno, o forse ogni istante.
    Non credo faccia schifo, forse semplicemente dipende dall’occhio con cui la si guarda.
    Certo, so bene che dicendo questo mi espongo, facile diventa tacciarmi di buonismo o di esagerato ottimismo. Tuttavia, un pensiero su quella cosa del re inventarci le nostre vite, io lo farei.
    Un abbraccio

    1. Ti ringrazio per questo tuo commento, ogni confronto fa bene. Questo racconto lo scrissi tempo fa e vi sono giorni in cui si ripresenta, e sapere di aver sfogato un pensiero aiuta. Ci stanno i momenti bui, da lì si parte per reinventarsi