Rinascita
LA GARA
È l’ultima vasca, intorno a lei urla, applausi e fischi. Le sembra di distinguere le voci dei suoi genitori che la incitano, ma è impossibile. Controlla le corsie a fianco, è la prima. Non può crederci, qualcosa dentro le dà l’impulso di spingere più forte, a dare tutto. È arrivata, si appende al bordo vasca con le ultime gocce di energia rimaste.
Ansima.
Il cuore batte forte come un tamburo. Marco l’aiuta ad uscire dalla piscina e le passa l’accappatoio. Si siede, una sola gamba sbuca da sotto l’accappatoio. Quell’assenza ormai non la sorprende più come prima, è più familiare.
Piange.
Nessuno se ne accorge, le lacrime sgorgano lentamente come una perdita da una crepa. Il suo nome sul tabellone, prima classificata. Quella vittoria inaspettata frantuma definitivamente gli argini, ora un pianto convulso la sconquassa. Sobbalza per i singhiozzi. È debole e si sente come svuotata, leggera. Come se la zavorra che per troppo tempo l’ha schiacciata ora la stesse abbandonando. Non capisce le parole di Marco che le sta chiedendo qualcosa. Lui la solleva e la porta via, in braccio, in un posto appartato. Lentamente si calma, beve un sorso d’acqua. Qualcosa in lei sta cambiando, quella leggerezza appena acquisita le permette di vedere con più chiarezza. Non c’è solo gioia e soddisfazione per la vittoria. C’è percezione, c’è rinascita, c’è futuro.
«Fabiola! Come stai?»
Suo padre l’afferra per le braccia preoccupato e la scuote leggermente. Arriva anche sua madre. La ragazza guarda i suoi genitori con gli occhi rossi, sollevata e grata.
Sorride, come non le capitava da anni. Non è arrivata, il viaggio è appena iniziato.
È rinata.
UN PAIO DI ANNI PRIMA
Pensa spesso a quel giorno ma il ricordo è sempre più sbiadito. Ricorda l’urgenza di andare in centro per incontrarsi con gli amici, era in ritardo come sempre. Ricorda le scarpe nuove che aveva indossato per quell’occasione.
Non ricorda il furgone davanti a lei che inchioda.
Non ricorda di non essere riuscita a frenare lo scooter in tempo.
Non ricorda l’impatto contro il furgone e non ricorda l’auto dietro che spinge lo scooter.
La gamba destra schiacciata sotto lo scooter.
Legge sui ritagli dei giornali locali, come sono andate le cose. Lei è stata l’unica che ci ha rimesso davvero. Nessuno dei passanti e degli automobilisti fermi ha avuto il coraggio di toccarla prima dell’arrivo dei soccorsi. I soccorsi ci hanno messo un po’ ad arrivare in centro e quando sono arrivati la gamba era già messa male.
Tutto quello che è successo dopo, invece, lo ricorda benissimo.
Le settimane in terapia intensiva, attaccata alle macchine per il monitoraggio e alle flebo. Il dolore al corpo e alla gamba. Lo chiamano “arto fantasma”. Medici, infermieri e psicologo glielo avevano spiegato.
“Il tuo cervello ancora non ha registrato l’assenza della gamba. Il dolore ed il formicolio che senti alla gamba non sono reali.”
Rabbia, negazione, tristezza. La prima volta di fronte allo specchio.
Accettare quel cambiamento non è stato facile, ancora oggi non lo ha accettato del tutto. Poi la riabilitazione e la fisioterapia, mesi di esercizi e massaggi. Il moncone tenuto stretto dalle bende. La frustrazione e l’imbarazzo per la dipendenza dagli altri anche per gesti semplici che ora sono impossibili. Ma pian piano ha ricostruito la sua vita, nuovi gesti e nuove abitudini. Ha ripreso gli studi e le manca poco per la tesi.
Poi c’è il nuoto, una dimensione nuova. È stato Marco a convincerla a provare. Marco, ragazzo carino e simpatico, il suo ex-istruttore durante la riabilitazione.
La piscina è rumorosa, piena di voci, di spruzzi. A bordo piscina stampelle e sedie a rotelle. Qualcuno indossa una protesi, qualcun altro ha braccia sottili e tremanti, ma non vede nè pietà nè rassegnazione. L’allenamento inizia come una punizione. Il suo corpo non risponde come si aspettava, il fiato si spezza troppo presto. Per qualche giorno continua così: nuota, esce dalla piscina sconfitta, torna il giorno dopo, con ostinazione. Col tempo si integra col gruppo, inizia a rispondere alle battute degli altri e oltre alla fatica ora inizia a divertirsi.
Una sera Marco l’accompagna alla macchina «C’è una gara regionale tra tre mesi, hai i numeri per ottenere buoni risultati. Potresti partecipare».
Lei scuote la testa e si infila in macchina dubbiosa. Nei giorni successivi la proposta resta lì, come un post-it sul frigorifero. Lei la ignora, poi ci ritorna, poi la ignora di nuovo. Una mattina si sveglia senza un vero motivo e sa che parteciperà alla gara. Da quel giorno si allena con un’intensità che sorprende anche lei. Inizia a segnare i tempi, regola l’alimentazione, chiede consigli agli altri atleti. Il resto scivola per inerzia. Gli allenamenti diventano routine, il corpo un alleato imperfetto ma affidabile. Fatica e sacrificio non la scoraggiano, un impulso intimo, profondo, la spinge a continuare.
IL GIORNO PRIMA DELLA GARA
Non riesce a dormire è estremamente agitata. Prova a leggere un po’ ma la mente va sempre alla gara dell’indomani. Pensa a Marco e un sorriso spontaneo le nasce in viso. Forse non è solo amicizia quello che c’è tra loro. Il tempo scorre ma ancora non riesce a dormire. Decide di analizzare la sua agitazione e parla a sé stessa «Qual è il problema? Cosa ti preoccupa?»
Si concentra sulle sue sensazioni e lentamente inizia a distinguerle. Non è l’ansia del risultato che la disturba, arrivare prima o ultima non importa. Ha faticato tanto per raggiungere quella preparazione atletica, è già soddisfatta dei risultati che ha ottenuto in allenamento. Ha anche raggiunto altri traguardi che per molti sono “normali”: riprendere l’università, nuove amicizie e, forse, un nuovo amore. Ciò che prova veramente è l’attesa di una risposta, l’attesa prima di un esame. Domani capirà se tutti i suoi sforzi, l’allenamento, la riabilitazione l’hanno resa più forte. In quella piscina non gareggerà contro altri atleti ma contro sé stessa, contro i limiti del suo nuovo corpo. Quel che conta non è la medaglia ma dimostrare a sé stessa che l’incidente le ha portato via un arto ma non le aspettative di una vita piena.
La sua vita è ancora lì, tutta da vivere e la sta aspettando.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Non solo scritto bene, ma con un sentimento autentico che passa e dà qualche brivido sulla pelle, non di paura ma di gioia, per empatia con la ragazza che rinasce, piú forte e piú volitiva di prima.
Intenso e toccante.
Hai descritto in modo incisivo l’inarrestabile e disgraziata discesa nel baratro e la prepotente rinascita di una ragazza coraggiosa