Risveglio 

Serie: I marchi sulla pelle #2°stagione

Il sole filtrava dalla tenda bianca depositandosi direttamente sui suoi occhi. Non li aveva ancora aperti, preferendo affinare prima l’udito e tentare di comprendere dove si trovasse e cosa avesse attorno a sé. Il panico, era un qualcosa di inesistente nella sua persona. Udiva un vociare, confuso e incalzante, di persone che si affollavano per qualcosa di ignoto. Un gelido vento, seppur piacevole, le accarezzava la pelle, ma non in maniera uniforme e non riusciva a comprenderne la ragione. Aprì gli occhi, ormai la vista reclamava di fare la sua parte, e si ritrovò in una capannetta umile, ma con tutto l’occorrente per vivere: un piccolo fornello adagiato sul camino acceso, un tavolo in legno mal intagliato con corredate le proprie sedie, un letto arrangiato sul quale giaceva e un tetto in pietra. Si sollevò non senza fatica, diverse parti del corpo protestarono con forti dolori che ignorò, e analizzò finalmente sé stessa. Ricordava cosa fosse accaduto, non quanto tempo fosse trascorso. Era corsa via dalla tenuta di Lothar Gray lasciando Mya con le mani sporche di sangue, era salita lungo la montagna e poi il nulla. Diverse bende coprivano e stringevano il corpo in un caldo abbraccio sotto la pelliccia di un qualche animale argenteo. Non poteva vedere nessun lembo di pelle del busto, solo l’avorio delle bende, così come parte delle braccia. La vista alla propria sinistra risultava occultata, toccando la parte sentì il bulbo oculare ancora il suo posto, ma la parte circostante era tumefatta e gonfia. Ipotizzò per via delle percosse e se il suo volto fosse ancora in quello stato, simboleggiava che non fosse trascorso poi troppo tempo. Si alzò, constatando quanto fosse complesso tenersi sulle proprie gambe e il semplice poggiarsi alle pareti per restarci fu un’umiliazione. Zoppicò fino alla tenda che fungeva da porta e il sole l’accecò obbligandola a chiudere l’occhio vedente per qualche attimo, ma quando si abituò le rimandò indietro l’immagine di quella che sembrava un piccolo villaggio arroccato tra le montagne innevate.

-Ehi, che ci fai in piedi?

Un ragazzo moro, magrolino e incredibilmente alto, le si parò di fronte con il viso preoccupato. Resia fece un passo indietro, alla ricerca di una possibile strada per attaccare. Il ragazzo sollevò i palmi, restando fermo nella sua posizione e lasciando che l’altra lo scrutasse.

-Non voglio farti del male, tranquilla.

Resia sentì il bisogno di poggiarsi a una roccia, come se quei pochi passi fossero stati una maratona infinita. Le gambe le tremavano e il fiato sembrava aver deciso di intraprendere una strada diversa da quella dei polmoni. Continuava a fissare il ragazzo, cercando in lui una possibile minaccia, ma non riuscì a trovare nulla di allarmante in lui. Aveva braccia e gambi talmente sottili che sarebbe bastato un soffio di vento per spezzarle, sotto la pelle nemmeno l’idea di un muscolo e nei suoi occhi neri non vi era alcuna cattiva intenzione. Provò a parlare, desiderosa di comprendere dove si trovasse e cosa le fosse accaduto, ma le corde vocali non risposero al suo comando e quel poco d’ossigeno rimasto parve strozzarla. Il ragazzo le si avvicinò con uno slancio, ma Resia si ritrasse come un gatto allontanandosi.

-Dovresti riposare e cercare di non parlare, chi ti ha strangolato era molto forte. Non dovrebbe essere complicato per un’Ike.

Sollevò gli occhi verdi su di lui, chiedendosi per un solo istante come avesse compreso cosa fosse, poi ricordò il marchio. Lo vide sospirare e passarsi le dita tra i capelli scuri che gli ricadevano sugli occhi.

-Lascia che ti accompagni a letto, ti spiegheremo tutto.

Fu incuriosita dal plurale, la mente prese a lavorare a velocità elevata per tentare di comprendere cosa le fosse capitato. Acconsentì a tornate alla capanna, camminandogli avanti e non perdendolo mai di vista. Una volta lì, lui si accertò che si accomodasse accanto al fuoco, poi uscì di corsa per tornare con un uomo anziano al seguito.

-Ah, sei sveglia. Come stai?

Resia guardò entrambi, detestava essere all’oscuro delle cose e sentirsi tanto impotente. Il ragazzo gli sussurrò qualcosa all’orecchio, e questo le diede il tempo di scrutare il nuovo arrivato. Un uomo avanti con gli anni, folta chioma bianca e un’espressione ancora viva sotto le rughe e le macchie d’età.

-Forse è bene presentarsi, prima, immagino sarai parecchio confusa. Dunque, io sono Norbert Atrac, una sorta di guaritore per questo posto. Lui è Tai Ortis, ti puoi fidare è un bravo ragazzo. Ti ha trovata proprio lui e ti ha portata qui.

Resia guardò entrambi senza comprendere ancora la propria posizione. Norbert Atrac le si avvicinò con calma, accomodandosi di fronte a lei e scaldando le vecchie ossa accanto al camino. La ragazza si irrigidì, se l’avessero attaccata entrambi non avrebbe potuto difendersi, il suo fisico non avrebbe retto.

-Diffidente, eh.

L’uomo allungò un braccio indicando il letto, aspettando che abbassasse la guardia e iniziasse a fidarsi almeno un po’.

-Devo solo controllare le tue ferite, non voglio farti del male. Nessuno qui te ne farà.

Il sorriso che le rivolse, sembrava non nascondere doppi fini, cattive intenzioni. Si alzò avviandosi verso il giaciglio, ma a metà strada barcollò e fu costretta ad accettare l’aiuto di Tai che prontamente le evitò di franare a terra. La scortò fino al letto, dove li raggiunse Norbert avvicinando un impasto verdognolo. Iniziò a sciogliere le bende che le fasciavano il tronco e solo in quel momento poté vedere quanti lividi e ferite avesse riportato dallo scontro con l’Ike di Lothar Gray. Tai si voltò, arrossendo di fronte alla sua nudità.

-Sei stata trovata nel bosco a un giorno di cammino da qui.- iniziò l’uomo- Avevi ferite sparse per tutto il corpo e palesi segni di strangolamento, per questo non riesci a parlare. Hai ricevuto diversi colpi al volto, l’occhio sinistro è chiuso per il gonfiore.

Mentre parlava, spalmava l’intruglio con delicatezza sul tronco e risistemava le bende. Nei suoi gesti c’era una profonda esperienza. Terminato di avvolgerle il busto, passò alle braccia.

-Quando Tai ti ha portata qui eri svenuta, ho ipotizzato per la febbre e per le ferite infette. Hai dormito per diversi giorni grazie a delle erbe tranquillanti, ma anche per la temperatura troppo elevata. Probabilmente sarai ancora un po’ stordita, ma è normale.

Norbert la guardò per un attimo e tanto gli bastò per comprendere che la ragazza stesse ascoltando con estrema attenzione ogni singola parola. Lo vedeva nel suo occhio buono quanto fosse sveglia e concentrata. Una volta terminato il proprio lavoro, l’uomo si alzò dallo sgabello sul quale era seduto e si stiracchiò scompostamente.

-Noi siamo un villaggio libero, qui le regole dell’Accademia non vigono. Sentita libera di fare ciò che vuoi, basta che non disturbi la quiete degli altri. Tai ti aiuterà ad ambientarti, qualora tu voglia restare.

La guardò un’ultima volta, diede una pacca sulla spalla al ragazzo e li lasciò soli. Per qualche secondo regnò il silenzio, momenti che furono utili a Resia per assimilare il tutto. Rimase con lo sguardo perso nel vuoto per non seppe quanto tempo, di fronte i suoi occhi vedeva solo il viso sconvolto di Mya. Doveva tornare indietro, doveva tenerla al sicuro e assicurarsi che nessuno potesse farle del male. Cercò con lo sguardo i propri abiti, trovandoli piegati e puliti in un angolo. Si alzò per prenderli con troppa enfasi, la testa le girò così tanto da farle salire la nausea e per la seconda volta Tai dovette sorreggerla.

-Non sei in forze per fare alcunché. Riposa, avrai tempo per tutto ciò che desideri.

Lo uccise con lo sguardo, ma il ragazzo parve non demordere nonostante glielo si leggesse in viso quanto gli costasse avere spina dorsale. La riportò a letto, aiutandola a stendersi.

-Resta al caldo o rischierai una ricaduta. Fuori si gela e tu sei praticamente mezza nuda.

Resia parve accorgersi solo in quel momento dell’abbigliamento pesante del ragazzo e del proprio, ridotto a bende a un pantalone di lana.

-Senti, lo so che è difficile per una come te stare a riposo, ma è per il tuo bene. Non ho idea di cosa ti sia successo, ma ti hanno conciata piuttosto male. Quindi, se vuoi rimetterti presto, ti conviene ascoltare Norbert. Lui ci sa fare con queste cose.

Le rivolse un accenno di sorriso, poi si congedò con la scusa di aver alcune mansioni importanti da svolgere. Rimasta sola, Resia poté ragionare sul da farsi: per quanto fosse una persona forte, il suo corpo aveva bisogno di riprendersi e di riposare. Mente e cuore, però, continuavano a scalciare come un cavallo indomabile mosso dal desiderio di tornare a casa. Era profondamente preoccupata per Mya, sapeva le sarebbe piovuto addosso una mole di problemi che non avrebbe potuto reggere da sola. Non poteva lasciarla, non poteva permettere le venisse fatto del male ed era certa sarebbe accaduto. Aveva coperto la sua fuga, si era macchiata del sangue di Lothar Gray e del suo Ike. Mya si era esposta così tanto per lei e non poteva lasciar correre. Si sarebbe concessa qualche giorno, il tempo utile per tornare in forma. Poi, sarebbe tornata da lei.

Mya, non sarebbe stata abbandonata.

Non da lei. 

Serie: I marchi sulla pelle #2°stagione
  • Episodio 1: Una lunga notte
  • Episodio 2: Colpa
  • Episodio 3: Risveglio 
  • Episodio 4: Il villaggio
  • Episodio 5: Sabbia
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    Discussioni

    1. Ciao Simona, in questo episodio hai concesso respiro alla serie ed introdotto dei personaggi che spero vorrai approfondire. Mi piace questa sorta di pace, mi piace che finalmente qualcuno si occupi di Resia: spero nasca qualcosa di importante che spinga la ragazza a considerare la realtà del villaggio libero. Magari, portando lì anche Mya

      1. Ciao Micol,
        ho assolutamente intenzione di approfondire quei personaggi e aggiungerne ancora di nuovi. Ti assicuro che sarà una bella svolta il villaggio libero.
        Grazie per essere sempre qui, davvero.
        A presto,
        S.