Risveglio
Serie: Il caso delle luci dalla finestra di fronte
La mattina del ventuno marzo, Occhipinti è tranquillo e fissa fuori dalla finestra. Vede di nuovo i tre lampi di luce, provenienti dalla finestra di fronte. Oggi però Occhipinti non è più allarmato.
“Un riflesso”. Occhipinti ha ancora chiaro in mente la spiegazione del fisico della Commissione d’Inchiesta, spiegando le leggi di riflessione per cui quelle luci dovevano per forza avere una origine, per così dire, interna. Non potevano cioè essere originate dalla finestra di fronte, che invece agiva come uno specchio. Quello specchio gli aveva mostrato qualcosa di casa propria che non aveva mai visto prima. Cercare di risolvere quel disturbo andando ad indagare nell’appartamento di fronte era altrettanto illogico che cercare di risolvere un difetto del proprio viso acquistando un nuovo specchio.
Guardando quei tre lampi regolari, Occhipinti si potrebbe di nuovo convincere che vengano proprio dai vicini. Ma la comprensione raggiunta durante l’Inchiesta è troppo recente per lasciarsi ingannare. I suoi occhi sono ora in grado di vedere il riflesso dietro il vetro della propria finestra, e solo vagamente potrebbe sbagliarsi e vederlo provenire dall’altra parte della strada.
Occhipinti si guarda in giro. Da dove potrebbe venire?
Distrattamente, l’attenzione si posa su un veccchio Carillon, un ricordo di infanzia che Occhipinti ha sempre tenuto con se e a cui non faceva neanche più caso.
Il Carillon appeso al soffitto oscilla leggermente e osservando bene, si può vederne una luce lampeggiante al ritmo dell’oscillazione. Uno, due, tre. Silenzio., Uno, due, tre. Silenzio.
Occhipinti si avvicina al Carillon e lo guarda come se lo scoprisse per la prima volta (“era il mio gioco preferito da bambino”).
Lo prende in mano, lo esplora, lo riconosce. Si ricorda che c’è un cassetto segreto, che si apre con una piccola pressione del dito. Occhipinti lo apre. Nel cassetto c’è un biglietto. Occhipinti è emozionato. Questo biglietto deve essere li da anni, deve averlo scritto lui da bambino. Si tratta di un messaggio dal passato!
Con le mani che tremano, Occhipinti apre il biglietto e legge. Solo una parola è scritta. “AIUTO”.
A Occhipinti batte il cuore. Si ricorda vagamente di un episodio, era bambino, o forse era già adolescente. Era triste, ma non si ricorda il perchè. Si era sentito abbandonato forse dai genitori, forse dalla ragazza che gli piaceva all’epoca. Non sapeva cosa fare per uscire da quella tristezza. E allora aveva scritto quella parola “AIUTO” su un biglietto e l’aveva nascosta nel suo gioco preferito, come metterla in una bottiglia e lanciarla nel mare. Aspettando che qualcuno venisse in suo aiuto. E chi l’avrebbe trovato? Lui stesso! Molti anni più tardi!
Oggi quella tristezza non c’era più. Del resto Occhipinti se ne ricordava appena la causa (“probabilmente una delusione d’amore, o un’incomprensione con i genitori”).
Tuttavia un grido d’aiuto aveva attraversato il tempo e ed era giunto a lui, prima attraverso un riflesso misterioso, poi delle voci che probabilmente vivevano piu nella sua testa che nella realtà, e finalmente l’origine era nelle sue mani.
Era illogico pensare di poter aiutare oggi il bambino che chiedeva aiuto tanti anni prima. Eppure, quella scoperta, gli stava riscaldando il cuore. Come se la tristezza di quel bambino che era stato fosse sempre stata li aspettando di essere ascoltata, nascosta, per molto tempo nemmeno percepita. Nessuno l’aveva consolata, ne i genitori, ne gli amici o i professori. Probabilmente nessuno aveva il potere di farlo, se non lui, oggi, a distanza di tanti anni.
Il giorno ventuno marzo, Occhipinti esce di casa per recarsi al lavoro. Una leggera pioggia si mescola con l’aria della nuova Primavera e Occhipinti si sente felice, come se fosse appena guarito da una vecchia ferita.
Serie: Il caso delle luci dalla finestra di fronte
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Ma dai! Finale a sorpresa che ci lascia a pensare sulle questioni irrisolte del nostro passato, o forse risolte inconsapevolmente perché si cambia.