Ritrovamenti pt 2

Serie: Li vuoi i biglietti?


Caterina si appresta ad un altro giorno di scuola, ma continuano a succedere cose strane

Giunta a scuola raggiunge i suoi colleghi nella piccola sala professori, arredata con pochi ma comodi mobili: due divani l’uno di fronte all’altro, un semplice tavolino basso su cui vengono posati fogli e registri, un armadio di legno duro ed un lungo tavolo circondato da tante sedie quanti sono gli insegnanti.

“Buongiorno a tutti. Vi ho preso una copia del giornale”

Dice posando il blocco di fogli sul basso tavolino.

“Buongiorno a te, cara. Grazie mille”

Una delle sue colleghe più anziane si porta subito a leggerlo.

“Cos’hai lì, Caterina?”

Un’altra le rivolge la parola, indicando la sua mano destra. Caterina abbassa lo sguardo e vede che stringe ancora il biglietto.

“Oh, è solo un biglietto del circo”

Sorride sventolandolo e mettendolo poi in fretta in borsa, chiudendola con gesto deciso.

“Vorrei andarci con il mio fidanzato”

Le risponde l’altra giovane.

“Faresti solo bene. Io invece sono troppo vecchia per queste cose”

L’anziana continua a sfogliare il giornale mentre segue la conversazione e vi prende parte. Caterina la scruta e poi le risponde “Io ho un altro biglietto, possiamo andarci insieme”

“Davvero cara? Non sarebbe un problema per te accompagnare una vecchia maestra ad una serata di piacevole divertimento?”

Caterina ride.

“Per niente, affatto. Anzi, sarebbe l’occasione giusta per conoscerci meglio”

“E per integrarti un po’ con la nostra cittadina. Sai, ci sono certi uomini che non sono per niente male”

La giovane le fa l’occhiolino mentre finisce di pronunciare quelle parole, per poi voltarsi verso l’orologio appeso alla parete ed esclamare:

“Perché nessuno mai mi avvisa quando devo andare in classe?! La lezione inizia tra meno di quindici minuti!”

Così dicendo prende la sua borsa, posata in precedenza su uno dei divani ed il registro della propria classe. La maestra più anziana scuote il capo sorridendo prendendo a sua volta le proprie cose.

“Tu quando inizi?”

“Tra un’ora”

“Potresti fare come tutti gli altri e stare a letto un po’ di più; non sai quanto volentieri lo vorrei poter fare io. Guarda te: alla mia età mi assegnano gli orari più faticosi”

“Lo so, però a me piace stare qua, e poi ho del lavoro da finire”

“Allora ti lascio. Ci vediamo tra qualche ora. Buona giornata Caterina”

“Buona giornata anche a te Belle”

La donna esce dalla stanza e Caterina, assicuratasi che non vi sia più nessuno, chiude la porta. Si toglie il cappotto e lo va a riporre nell’armadio.

Subito nota qualcosa di strano: adesso erano solo in tre, ma nell’armadio vi è appeso un cappotto in più. Lentamente sposta tutti gli altri cappotti, isolando quello attualmente senza proprietario.

I bidelli non mettevano mai le loro cose lì: avevano una loro stanza. Così, lo tira fuori e lo apre leggermente, giusto per poter vedere il nome del proprietario: M. Giles.

Quel nome non le dice niente, ma ripone cautamente il cappotto, ricordandosi di chiedere chi mai fosse quell’uomo. ‘Perché di un uomo si deve trattare, questo cappotto ha delle spalle troppo larghe per appartenere ad una donna’.

Così pensando si siede al tavolo e presa la borsa ne tira fuori i compiti dei suoi piccolo alunni: le mancano pochi fogli da correggere, che la sera prima non è riuscita a finire. Qualcosa non andava da quando aveva visto quel barlume sul biglietto da circo.

Ed ecco che le torna in mente: sempre più prepotente, quella strana sensazione che qualcosa non vada.

“E’ permesso?”

Caterina salta per lo spavento e si gira verso la porta con la mano sul cuore, le labbra leggermente dischiuse.

“Oh salve. Sì sì, prego”

“Mi dispiace, non volevo spaventarla. Ma se la disturbo posso andarmene, pulisco dopo”

“No no, prego. Spero di non esserle io di alcun disturbo. Me ne starò seduta buona al tavolo”

La bidella le sorride e si appresta subito a pulire quella superficie.

Caterina intanto si volta verso l’armadio e cautamente chiede alla sua nuova compagnia:

“Per caso lei sa chi è Giles?”

“Intende per caso Mr. Giles?”

“Penso di sì”

“Lui è un vostro collega. Ma a quanto pare avete orari differenti se non vi siete ancora incontrati”

“Già, è così”

La bidella ferma le sue pulizie e si rialza lentamente in piedi, lasciando lo straccio sul tavolino.

“Cosa vuole sapere di lui?”

“Niente, è solo che avevo trovato il suo cappotto dentro l’armadio e mi domandavo chi mai lo avesse lasciato qui”

La bidella si sposta verso l’armadio e lo apre, estraendone poi il capo d’abbigliamento.

“Che strano, ieri sera faceva piuttosto freddo e non lascia o non dimentica mai niente di suo qua a scuola. E’ un uomo così preciso”

Lo ripone e richiude le ante, passandoci sopra un dito.

“Da pulire!”

Caterina sorride e torna ai suoi compiti, archiviando momentaneamente la vicenda.

°°°°°

“Mi scusi”

“Dimmi piccolo”

Caterina sorride al bambino che le si è avvicinato nel giardino della scuola. E’ l’intervallo e i bambini stanno correndo, mentre certe bambine se ne stanno semplicemente sedute sotto gli alberi o sui giochi a parlare e a fare collane con le foglie che cadono dagli alberi.

“Io dovrei andare in bagno”

Dice il bambino allungando timidamente la mano, sperando che la maestra la prenda e lo accompagni. Allora lei annuisce e gli prende la piccola mano candida che le è stata tesa.

Insieme entrano nel lungo corridoio della scuola elementare e si dirigono verso le scale, fino ai bagni.

“Che puzza!”

Il piccolo si porta la mano libera sul naso, con l’indice e il pollice a bloccare le narici, come una molletta. Anche Caterina distorce il viso.

“Dovremo chiamare qualcuno per far controllare cosa mai possa essere”

Mentre si avvicinano ai bagni, la puzza diviene sempre più forte ed intensa. Caterina allora si ferma e si abbassa sulle ginocchia, per poter osservare bene il bambino.

“Aspetta un attimo qui che vado a chiamare una bidella, va bene?”

“Ma io non voglio rimanere solo”

“Non lo sarai, infatti. Io andrò esattamente a quella cattedra là in fondo, dove vedi seduta quella signora e poi torneremo subito insieme”

Il bambino sembra incerto, stringe un poco di più la mano di Caterina. Lei gli sorride in maniera rassicurante.

“Guardami sempre, se questo ti fa sentire più sicuro. Torno subito”

“Va bene”

Così detto le loro mani si lasciano e Caterina si rimette in piedi, dando una piccola carezza sulla testa del bambino.

Comincia a percorrere il breve corridoio che si snoda dai bagni e qui giunge alla cattedra della bidella.

“Salve. Vorrei avvisarla che vi è un problema in bagno: vi è una gran puzza e visto che i bambini vi devono andare – e noi li dobbiamo accompagnare – non sarebbe il caso di pulire, o fare qualcosa per quell’odore?”

La bidella alza lo sguardo verso la maestra e si alza lentamente.

“E’ strano, io non ho sentito niente. Possiamo comunque dare un’occhiata”

Le due donne così si dirigono nuovamente verso il bambino, che non si è mosso e non ha lasciato neppure per un attimo con lo sguardo la sagoma della maestra.

“Eccomi qui, piccolo. Hai visto: ho fatto in fretta”

“Grazie”

Così riprende la mano della maestra senza chiederglielo e la stringe, sbarrando gli occhi verso il bagno.

“Non c’è nulla di cui aver paura, adesso la gentile signora va a vedere che sia tutto a posto e poi possiamo andare in bagno”

Caterina cerca di rassicurarlo, ma questo non sembra comunque rilassato.

“Perché hai paura?”

“Perché la mamma mi ha raccontato del mostro del bagno”

“Il mostro del bagno?”

“Sì. Lui ti prende alle spalle e sale dalle tubature. Me lo dice tutte le volte che perdo tempo in bagno”

“Ma non esiste questo mostro, puoi stare tranquillo. La tua mamma te lo dice solo per farti diventare più svelto”

Poco convinto, il bambino annuisce e rilascia un sospiro.

“Non riesco ad aprire una porta, potrebbe venire ad aiutarmi?”

Chiede la bidella comparendo dai bagni.

“Certamente”

Caterina rilascia la mano del bambino per raggiungere l’altra donna ed insieme si dirigono verso la porta.

“E’ da qui che proviene quell’infernale odore. Ho già controllato tutti gli altri gabinetti e non vi è niente di strano”

“E’ veramente insopportabile. Proviamo a tirare insieme”

La bidella annuisce ed entrambe prendono il pomello e cominciano a tirare: la porta comincia lentamente a scricchiolare, fino a che, improvvisamente, non si apre.

Le due donne spostano il loro peso per non cadere e si avvicinano poi al gabinetto, fino a poter osservarne l’interno ed emettere un urlo.

Accasciato tra la parete ed il piccolo water formato bambino vi è un uomo adulto, con le palpebre leggermente abbassate e la bocca spalancata. Da questa fuoriescono mosce nere come la pece, che gli ronzano tutt’attorno al corpo martoriato. Il cadavere continua a fissare inespressivo il soffitto del bagno, mentre le due donne, con le mani alle bocche e urli strozzati, osservano i suoi occhi leggermente celati dalle palpebre: completamente neri.

Serie: Li vuoi i biglietti?


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni