Ritrovamento

Serie: Erasmus


Arja era rigida, appoggiata allo stipite della porta con le braccia conserte. Il volto serio e gli occhi impassibili, privi d’emozione.

«Mi dispiace, non ho potuto chiamarti, io non c’entravo nulla, te lo giuro» disse Andrea afflitto.

«Sei suo amico?» chiese Arja. Era più un’affermazione e il tono di voce piatto era incrinato dalla delusione.

«Io e Pavel lavoriamo solo ad un progetto.»

«Eppure ieri vi stavate sbronzando assieme come vecchi amici.»

Andrea sospirò, stanco.

«Senti, è venuto lui da me, per chiedermi aiuto, è sconvolto perché Karo l’ha mollato e…»

«Quindi ti ritiene un suo amico» interruppe Arja, alzando la voce.

La ragazza fece una smorfia con la bocca poi spalancò la porta e fece entrare Andrea. Sul divano, Monika consolava Karo. Si girarono quando sentirono i passi del ragazzo e Andrea si bloccò appena vide il viso della polacca.

«Ecco di cosa è capace il tuo amico» sussurrò disgustata Arja.

Il viso di Karo era una maschera di dolore e sofferenza. L’occhio sinistro era talmente gonfio e viola da restare chiuso, la guancia destra era rigata da graffi e le labbra, un tempo rosse e carnose, ora erano spaccate e sul lato sinistro svettava una grossa crosta di sangue. Ma la cosa peggiore, che fece venire la nausea ad Andrea, fu il collo. Era completamente livido, con i segni delle mani stampati che testimoniavano una violenza inaudita.

Evidentemente Pavel non si era fermato solo allo schiaffo che aveva confessato.

«Le ha incrinato due costole, per non parlare del resto dei lividi su tutto il corpo» proseguì Arja, visibilmente arrabbiata. «E questa cosa va avanti da due mesi. È terrorizzata da lui.»

Andrea si sentiva in colpa senza motivo.

«Karo, io non ne sapevo nulla.»

Arja lo prese per un braccio e lo trascinò sull’uscio della porta.

«Finchè sarai suo amico, non ti vorrò vedere. Sei un bravo ragazzo, il migliore che abbia mai conosciuto, ma così non può andare avanti. Scegli: o me o lui.»

Andrea fu colto alla sprovvista. Non poteva troncare i rapporti di netto con Pavel. Non sarebbe sopravvissuto ad una sua crisi di violenza ed era costretto a frequentarlo per il progetto.

«È complicato Arja…»

«No, è semplice» interruppe nuovamente impassibile la ragazza. «Chiamami quando ti saranno cresciute le palle, addio» e gli sbattè la porta in faccia.

Andrea restò qualche secondo immobile. Uscì dall’edificio esausto, non aveva dormito in cella, né mangiato per tutto il giorno. Il sole tramontava in mezzo ad una debole nevicata che minacciava di peggiorare in nottata. Avrebbe voluto fare una passeggiata, sotto i fiocchi di neve, per sbollire la rabbia e mettere insieme i pezzi di quel caos. Ma optò per la soluzione di tutti. Entrò nel supermercato e comprò due casse di birra. Si sarebbe ubriacato come facevano tutti i ragazzi della sua età. Era stanco di essere un bravo ragazzo, e per questo emarginato. Per una volta, sarebbe stato come gli altri: egoista, egocentrico, vanitoso, volgare e violento.

Entrò in casa e bevve in un sorso metà lattina. Tossì con forza e poi si liberò di un rutto rumorosamente. Guardò le lattine ancora dentro la busta ed ebbe pietà per sé stesso. Lui non era come gli altri ed era ridicolo provare ad esserlo. Non ci riusciva. Mise la lattina aperta in frigo e le altre sopra il lavello. Pulì il tavolo e decise di andare a giocare alla playstation con Ian.

Qualcuno lo chiamò dalla finestra sul retro. Andò in camera sua e aprì. Un vento gelido lo investì assieme alla vista di Pavel.

«Amico, sono nei casini» disse spaventato e guardandosi attorno.

Andrea era esasperato.

«Ho poco tempo, mi cercano, devi farmi un favore» e tirò fuori una busta di carta.

«Pavel…»

Il ceco si avvicinò alla finestra e gliela ficcò in mano.

«Portala a Karo, dille che la amo. Non credere alle stronzate che dicono su di me.»

La lettera cadde dalle mani di Andrea. Si chinò a raccoglierla e quando si riaffacciò alla finestra, Pavel era sparito.

Scrutò nel fitto del boschetto, con la fioca luce e la neve che aumentava ma non vide nulla. Rabbrividì prima di chiudere la finestra ma fu fermato da alcuni movimenti e da rumori sospetti.

Cinque persone di colore, guidate da Jérémie, sbucarono dal bosco. Avevano in mano spranghe di ferro, il volto contratto in smorfie di rabbia.

«Hai visto quello stronzo razzista?» chiese il belga avvicinandosi. Aveva ancora i segni dello scontro con Pavel del giorno precedente.

Andrea mentì.

Jérémie lo capì.

«Sei un bravo ragazzo, sai cosa è il tuo amico e cosa ha fatto, non proteggerlo.»

Andrea intravide qualcosa negli occhi del belga. La sua non era solo vendetta, era protezione.

E capì.

«Tu la ami?» gli chiese.

Jérémie sorrise.

«Fatti i cazzi tuoi, meno sai, meglio è» e si allontanò.

«Sparpagliamoci, ma stiamo in contatto. Quello stronzo lo ammazzo se lo vedo» disse rivolto alla sua squadra punitiva.

Andrea tornò dentro e si accasciò a terra. Era stato cieco per tutto quel tempo. La lettera gli era scivolata sul pavimento. La prese e corse subito fuori.

Si diresse alla torre di dieci piani, ben attento a non incontrare le pattuglie di Jérémie nel piccolo tratto all’aperto. Salì le scale a due a due e bussò alla porta di Arja con il fiatone.

Fu Monika ad aprire.

«È arrivato un altro prode cavaliere a salvare la bella principessa Karolina?» chiese sarcastica, ma negli occhi Andrea vide risentimento.

Scosse la testa, ignorandola, aveva altre cose più urgenti.

«Arja?»

«È uscita.»

«Dove? Perché? È pericoloso là fuori, c’è una caccia all’uomo.»

Monika sorrise rivelando la spaziatura tra gli incisivi.

«Lo so.»

Andrea restò confuso.

«Meno sai, meglio è» rispose Monika allo sguardo interrogativo.

Andrea la guardò sospettoso.

«È quello che mi ha detto…»

La porta sbatté violentemente. Monika aveva troncato di netto la conversazione.

Perplesso, con la testa che scoppiava, Andrea si accorse di avere ancora in mano la lettera di Pavel. Bussò, ma nessuno rispose. Fece scivolare la bustina sotto la porta e tornò a casa.

Aveva sete, tirò fuori dal frigo la lattina mezza piena e la vuotò.

Gli girava la testa tra l’alcol, la stanchezza e tutta quella faccenda.

Si appisolò sul divano.

Quando la mattina seguente si risvegliò, dentro la testa aveva un martello che gli batteva incessantemente e il mondo sembrava gli stesse ruotando attorno.

Fuori, un manto nevoso aveva ricoperto ogni cosa e continuava a nevicare fitto. Sembrava un paesaggio da cartolina e Andrea restò incantato, dimenticandosi per un attimo i problemi del giorno prima.

Prese il cellulare, si mise gli scarponi e la giacca pesante. Quando uscì si ficcò in testa un berretto di lana e passeggiò sotto la neve. Ad ogni passo la neve scricchiolava sotto la suola. Si diresse verso il boschetto, con il cellulare in mano pronto per fare delle foto da inviare ai suoi genitori.

Un cumulo di neve lo incuriosì. Guardò meglio ed ebbe un’orrenda sensazione.

Si avvicinò e capì che si trattava di un cadavere. I capelli biondi si confondevano con la terra imbiancata. Tolse la neve dal viso ed ebbe la conferma dei suoi timori.

Strinse i pugni e chiuse gli occhi, soffocando l’istinto di vomitare.

Si alzò e digitò il numero unico per le emergenze europeo, il 112.

Una donna rispose immediatamente in finlandese.

«Pronto? Chiamo dal campus di Seinäjoki» disse con voce tremante ma scandendo bene le parole.

«Ho trovato il cadavere di una ragazza.»

Serie: Erasmus


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. La faccenda si complica. L’aggressione di Pavel ha scatenato un vero e proprio inferno. Che meriti una punizione è certo, ma non si può ripagare la violenza con la stessa moneta. Ho sempre la sensazione che le cose non siano esattamente così come appaiano e, forse, che anche Pavel sia stato risucchiato nel “gioco” di altri

    1. Assolutamente, fin qui abbiamo visto tutto dal punto di vista Andrea, nella prossima stagione, con le indagini di Helli, usciranno fuori anche i punti di vista di altri ragazzi e si capirà meglio cosa è successo questa notte. Occhio ai dettagli! 😉

  2. Storia avvincente. Incrocio le dita ma non mi faccio illusioni. Quello che è certo ė la tua abilità nel tracciare oltre l’apetto fisico anche la personalità di tutti i personaggi.

  3. Ahi ahi ahi. Sono in pena. Non mi dire che Andrea ha trovato il corpo di Arja? Ormai vedo questi ragazzi da diverse settimane, mi sembra di conoscerli. Provo simpatia per alcuni di loro e compatimento per altri. Il personaggio che preferisco naturalmente e` Andrea. Non vorrei che dovesse subire un doppio trauma per il ritrovamento della ragazza. Comunque sia, i miei complimenti all’ autore per la sua capacita` di rendere credibile tutta la vicenda.

    1. Grazie zia Maria Luisa! Dai dai tra pochi giorni si saprà il nome della ragazza, poi partirà la caccia all’assassino. Sono contento però che sono riuscito a farti provare simpatia per alcuni di loro!