
Robin Hood e la democrazia partecipativa
Serie: La carezza della cometa - Parte 2
- Episodio 1: La carezza della cometa – 2
- Episodio 2: Mutazioni?
- Episodio 3: Robin Hood e la democrazia partecipativa
- Episodio 4: Quattro amici e un buon caffè
- Episodio 5: No, no, no! Non ho parlato di dio!
- Episodio 6: Gli americani, ancora?
- Episodio 7: “Ma va in mona”
- Episodio 8: Lo spiegone di Mr Tyrell
STAGIONE 1
Poco prima che finisse la cena Andrea si alzò, finalmente senza supporto delle grucce, chiedendo silenzio ed attenzione e in pochi secondi il diffuso vociare nella sala si spense:
«Grazie a tutti, sarò di poche parole. Il nostro gruppo è composto da trentasette adulti e undici tra ragazzi e bambini. Tutti siamo ben integrati attorno a un’idea di futuro basato su pace ed eguaglianza. Noi crediamo in questo progetto e chiediamo a tutti di operare in tal senso, ma non è obbligatorio e chi non condivide questo pensiero è libero di andarsene. Abbiamo necessità di avere un direttivo che, per ora, sarà composto da cinque rappresentanti: due designati dal gruppo storico e altri due che indicherete voi scegliendo dall’elenco dei rimanenti che nei prossimi giorni esporremo in bacheca. Stefano sarà il quinto elemento, l’ago della bilancia, il presidente megagalattico, colui che tutto può e al quale tutto è dovuto!» Finse di inchinarsi al suo cospetto.
Tutti risero.
«Resta inteso che decisioni straordinarie dovranno avere voto favorevole della maggioranza dell’assemblea.
Ho finito.»
Il brusio riprese intenso. Si alzò Aldo, un omone gioviale e sempre disponibile che con un gesto zittì la sala:
«Avete sempre agito bene, non ho mai sentito nessuno lamentarsi del vostro operato, perché questa decisione? Non si poteva continuare come prima? Non vi sembra che sia un ritorno a una burocrazia che nessuno rimpiange?»
Fu Stefano a rispondere:
«Ne abbiamo parlato a lungo e ci siamo convinti che pur essendo una piccola comunità sia necessario avere due semplici organi decisionali: il primo sarà l’Assemblea, formata da tutti gli adulti, che deciderà a maggioranza su ogni decisione importante e il secondo il Direttivo, eletto dall’Assemblea, che abbia l’autorità, data dal gruppo, di prendere decisioni immediate su questioni che per ragioni di minore importanza o di tempestività non abbiano necessità o possibilità di passare dal voto plenario.
Vorrei fosse chiaro il concetto di democrazia partecipativa che vogliamo adottare: il Direttivo è espressione del voto di tutti, agisce per conto di tutti, è la voce di tutti e di ognuno accoglie la voce.
Uno dei motivi per cui crediamo sia il momento di eleggere dei rappresentanti è che tra un paio di settimane alcuni di noi parteciperanno a un incontro organizzato dagli amici svizzeri che vedrà presenti anche loro confinanti austriaci e nostri vicini lombardi. Sarà non solo un confronto interessante ma anche fondamentale per consolidare un futuro comune basato su condivisione e mutua assistenza nella convinzione che solo perseguendo questi obiettivi potremo avere concrete speranze di sopravvivenza.»
Doc fece un cenno con la testa ad Andrea che si alzò assieme a Edoardo e raggruppati i bambini li accompagnò nella “sala cinema” già predisposta per la visione di un film con accompagnamento di popcorn e patatine. Appurato che solo i più grandicelli avevano visto il cartone animato di Robin Hood fece partire il DVD sicuro di catturare il loro interesse così da tenerli buoni finché gli adulti non avessero esaurito le loro chiacchiere.
Stefano, nella sala da pranzo, riprese a parlare:
«Scusate la pausa ma non volevamo che i bimbi, annoiandosi, diventassero irrequieti. Era giusto che si facessero un’idea su cos’è un’assemblea ma tenerli ancora qua diventava quasi una punizione.
Ora arriviamo al punto spinoso, sul quale già stasera chiederemo il voto. Vorremmo creare un gruppo di difesa, ripeto: “gruppo di difesa” che non significa un esercito sempre armato, ma solo un nucleo capace di usare un’arma nel caso dovessimo difenderci da eventuali minacce esterne.»
Un rumorio di voci basse giunse da alcuni punti della sala.
«Ma non è in contrasto con il presupposto di perseguire la pace questo progetto di forza armata?» Chiese Nadia, una delle ragazze arrivate dal Friuli.
Stefano le riservò uno sguardo grato: attendeva quella domanda per poter chiarire tutti quei dubbi che lo avevano assillato negli ultimi tempi:
«Ne abbiamo parlato molto e l’idea di assoluto disarmo si è scontrata con la realtà. Se Edoardo non avesse neutralizzato il pazzo che ha assalito Andrea entrambi non sarebbero di la ad occuparsi dei bambini: ha sbagliato a fermarlo? Credo nessuno lo possa affermare, quindi no: il diritto di difesa non va a scontrarsi con il perseguire la pace. Dobbiamo aiutare i nostri ragazzi a costruire un mondo nuovo, una società diversa e migliore della precedente. Ora siamo così pochi sulla terra che sembra improbabile il dilagare della violenza ma il recente passato ci ha dimostrato che qualche focolaio lo potremo trovare, dobbiamo essere convinti che va spento, se possibile con modi pacifici, ma se questi non fossero sufficienti non possiamo escludere l’uso delle armi per garantirci la sopravvivenza.»
«Ma agendo così passa ai bambini il messaggio che le armi siano necessarie, e a noi adulti che la nostra sia una libertà vigilata e quindi solo un’illusione di cambiamento!» Esclamò Nadia fin troppo accalorata nel difendere la sua posizione di intransigente pacifismo.
«Cara Nadia, confondere pacifismo con accettazione passiva porta al mantenimento di una condizione di sudditanza. Una società pacifica va costruita e i nostri mattoni sono i bambini che dovremo educare in maniera diversa. Noi adulti siamo eredi di un sistema sbagliato e ci portiamo il nostro bel bagaglio di una vita condizionata da potere, sopraffazione e ricchezza egoista e dalla violenza necessaria per creare o mantenere i privilegi di pochi. Noi “siamo sbagliati”, ma possiamo essere il tramite giusto per provare a costruire un pensiero diverso. Dico provare perché, pur credendoci, non possiamo essere sicuri di esserne capaci. Anche per questo dobbiamo creare un sistema che garantisca, tramite la partecipazione di tutti, di arginare e battere qualsiasi tentativo di imposizione sia esterno che interno. La via che abbiamo individuato è questa ma se qualcuno ha idee o proposte siamo qua, ora e anche in futuro, per discuterne e decidere assieme.»
Dal movimento delle teste dei presenti ed anche dal viso di Nadia finalmente rilassato ebbe conferma di avere ottenuto quel consenso unanime su cui contava. Nessuno pose altre domande e la votazione per alzata di mano che ne seguì approvò all’unanimità la creazione di una forza di difesa.
Serie: La carezza della cometa - Parte 2
- Episodio 1: La carezza della cometa – 2
- Episodio 2: Mutazioni?
- Episodio 3: Robin Hood e la democrazia partecipativa
- Episodio 4: Quattro amici e un buon caffè
- Episodio 5: No, no, no! Non ho parlato di dio!
- Episodio 6: Gli americani, ancora?
- Episodio 7: “Ma va in mona”
- Episodio 8: Lo spiegone di Mr Tyrell
Un capitolo fondamentale, in cui vengono poste le basi di questa “forza di difesa”. Bello il discorso di Stefano con i suoi ragionamenti assolutamente condivisibili.
Non è semplice riuscire ad enucleare i diversi aspetti di un’idea complessa mettendoli in bocca a personaggi differenti. Tu ci sei riuscito benissimo. Bravo Giuseppe.
Robin Hood é uno dei libri che hanno stimolato moltissimo la mia fantasia da piccola. I DVD, come ben sai, non c’erano. Una storia che mi entusiasmava per ovvie ragioni e continuavo ad elaborarla con la mia immaginazione, inventando altre cose. La tua scelta di inserire Robin Hood in un racconto dove un gruppo di adulti cerca le strategie per cambiare un sistema sbagliato, non é certo casuale. Sono molto curiosa e un po’ scettica sull’ esito del progetto di questi signori idealisti e sognatori. Ormai ho raggiunto un’ etâ in cui credo soltanto alle parole di Gino Paoli “Eravamo quattro amici al bar”.
Sappi che con la citazione di Gino Paoli hai anticipato con sorprendente precisione il prossimo episodio che fra pochi minuti pubblicherò… quasi quasi ne faccio il titolo. Non essere scettica, le possibilità sono infinite, soprattutto negli scritti di fantasia! Diamola una possibilità a questa umanità, anche se oggi è un giorno abbastanza triste! Un abbraccio cara M. Luisa!
Un giorno triste intendi per il mondo intero e non solo per l’ America? 😢😒
Coinvolgente, leggere di questi personaggi alle prese – mi sembra di capire – con la creazione di una nuova società!
Le questione che hai posto, poi sono molto attuali. Esaminarle da un punto di vista più “vicino” alle persone aiuta anche a capire quanto siano importanti per la nostra vita.
La linea sottile tra accettare e subire, difesa legittima o eccesso di violenza. Per mantenere la pace, occorre tenere in considerazione la guerra. Per salvare la democrazia, occorre eleggere un direttivo.
Mi hai fatto davvero riflettere e sono curiosa di leggere il seguito. Bravissimo Giuseppe, ci stai regalando davvero uno scritto molto valido.
Aggiungo che mi hai sollevato un ricordo divertentissimo: anche io venivo messa a guardare Robin Hood da bambina (non credo facessero questi discorsi impegnati, in mia assenza, però) e chiedevo sempre, alla fine: ma se questo ruba ai ricchi per dare ai poveri, non è che poi i ricchi diventano poveri, i poveri ricchi, e a lui tocca iniziare al contrario, daccapo?
Mi guardavano sempre come se avessi sparato un enorme fesseria, e chissà se era vero 😉
Grazie Dea, mi fa piacere se ciò che scrivo piace e fa riflettere, mi fa sentire vicino allo scopo. Nel caso del rubare ti dirò una cosa, non del tutto giusta ma neanche mostruosa: non voglio generalizzare ma ci sono persone che guadagnano molto e che possono permettersi commercialisti, pagati bene, che trovano mille strade per evitare l’intero pagamento delle tasse e questo, per me, è rubare e poi ci sono povere partite iva che rubacchiano per poter sopravvivere e soffrono di inquisizione e di sensi di colpa pur essendo questa quasi una legittima difesa. Lo stato dovrebbe essere Robin Hood ma purtroppo è quasi sempre lo sceriffo.
Esatto. Su questo mi trovi completamente d’accordo…
“Una società pacifica va costruita e i nostri mattoni sono i bambini che dovremo educare in maniera diversa”
Tutta questa lunga considerazione finale è veramente quasi un ‘inno’, un ‘manifesto’. Denota, a mio avviso, un approfondimento di pensiero da parte dell’autore e tanta, tanta saggezza. Da applauso 👏 👏 👏
Hai colto in pieno quello che vorrebbe essere un messaggio e un campanello d’allarme: il rischio di impoverimento culturale. Nel mio racconto è dovuto a un improvviso cambiamento mentre nella realtà attuale è un progressivo deteriorarsi della capacità di pensiero: questi giovani sempre più immersi in una dimensione irreale perdono capacità di sviluppo del pensiero, hanno difficoltà nel rapportarsi se non attraverso il linguaggio essenziale preteso dai social. L’impoverimento linguistico corrisponde a una sempre minore capacità di elaborazione con il rischio, per me concreto, di creare solo forza lavoro con limitata attività cerebrale. Non so se sia cosa voluta o meno ma la possibilità di regresso intellettuale mi spaventa. Per questo ed altri motivi i bimbi della mia serie saranno sempre al centro dell’attenzione dei pochi illuminati adulti. Resta comunque solo una favola ottimista. Un abbraccio!
Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo…
Il racconto ti è venuto benissimo, se fosse una storia vera andrebbe così come l’hai immaginata tu.
Grazie Francesco. Pur divagando nella fantascienza (e siamo solo all’inizio!) cerco di essere realista ed esorcizzare, raccontando, tutte le paure del presente. Un abbraccio!
Sai come la penso, quindi mi limiterò a farti i miei sinceri complimenti per come hai condotto il discorso e per come scrivi, che a me piace tanto. Inoltre vorrei ricordarti di legare questa “puntata” alle altre della serie, perché a me appare come racconto a sé stante e non compare il link al resto della nuova stagione. E continua così, è davvero bello leggerti.
Sempre un piacere ricevere il tuo apprezzamento Giancarlo. Questo capitolo è stato particolarmente ostico e non lo considero terminato: altre cose andavano comunicate e un piccolo retroscena svelato, dovrò lavorare sul prossimo per legarlo in maniera soddisfacente. Ho visto che non me lo ha legato alla serie e ho provato a correggere ma non me lo permette quindi qualcuno, per il quale spero di non diventare un incubo, dovrà sistemare la cosa. Mi è capitato anche con precedenti capitoli di questa seconda parte e non capisco il perché. A presto amico mio!
Condivido il ragionamento. Pacifismo estremo porta alla totale sudditanza. È un po’ quello che ho voluto dire col mio librick “Piccola storiellina pacifista”, solo che tu hai saputo esporre il concetto in modo più complesso ed esaustivo.
Sono andato a leggere il tuo racconto ed è davvero molto bello, come idea espositiva e come concetti che sono molto simili ai miei. Grazie Fabius per esserci. Un po’ alla volta mi leggerò tutti i tuoi scritti.