Roccamonte e Olivetti

Serie: L'ECO DI ROCCAMONTE ORSATO


In questo episodio viene presentata Roccamonte Orsato e gli Olivetti, tre milanesi che vi si trasferiscono.

L’Italia è una nazione speciale sotto molti punti di vista: possiede una tradizione culinaria unica nel suo genere e tra le migliori al mondo, detiene il maggior numero di patrimoni culturali assoluti UNESCO ed è la patria di tanti uomini e donne, che hanno contribuito allo sviluppo dell’umanità intera. Girando il mondo chiunque avrebbe qualcosa da dire sull’Italia, se chiedessimo ad esempio ad un americano di dirci qualcosa che gli venga in mente parlando del nostro paese, certamente non farebbe scena muta: direbbe pasta, pizza, Milano, Firenze e Roma; se lo chiedessimo ad un francese probabilmente risponderebbe la stessa cosa aggiungendo il Monte Bianco e così via; però c’è un luogo dell’Italia su cui nessuno è preparato, neppure gli italiani stessi, Roccamonte Orsato.

Roccamonte Orsato è un piccolo paese situato alle pendici della Majella, un monte meraviglioso custodito come un segreto in una delle regioni meno conosciute d’Italia: l’Abruzzo.

Non è patrimonio dell’UNESCO, non è il luogo di nascita di un eroe e rispetto a molti altri borghi, che sono dei piccoli gioiellini, non è neppure affascinante; eppure oggi vi parlerò proprio di questo paese, perché anche se su carta potrebbe sembrare il più anonimo, nasconde un grande segreto.

Il paese è attorniato da muraglioni, retaggio dei suoi fondatori, i Longobardi. Dall’alto ha una struttura pentagonale e in ognuna delle sue cinque punte si erge un’alta torre. Al centro del paese è collocata la chiesa dedicata a San Rocco, il suo santo patrono, essa è circondata dalla piazza principale, da questa si dipartono tante piccole stradine interne, ai lati delle quali si ergono le case degli abitanti.

La vita a Roccamonte Orsato è monotona e gli abitanti di questo piccolo paese sono le persone più comuni al mondo, ma nella loro ordinarietà hanno sempre avuto una caratteristica peculiare: l’ossessione per l’ordine. A Roccamonte Orsato c’era sempre stata una sfida interna tra i compaesani, a chi avesse la casa più bella, questo si era sempre riflettuto ovviamente sull’estetica del paese, il quale appariva quasi artificiale nella sua perfezione. L’unica nota stonata lì è infatti rappresentata da una piccola villetta antica, che un tempo doveva essere stata meravigliosa, ma che ora porta in se i segni di un deterioramento avanzato e costante. C’erano state diverse assemblee popolari per decidere cosa fare con quella villetta, ma si erano tradotte tutte in un nulla di fatto, perché in realtà nonostante i buoni propositi, nessuno osava avvicinarvisi. Nessuno sapeva il perché, alcuni facevano riferimento a racconti confusi provenienti da un tempo lontano,altri formulavano ipotesi talmente tanto assurde da fare concorrenza alle più strambe teorie cospirative; ma nessuno era mai giunto ad una conclusione, l’unica certezza, che i paesani avevano, era sempre stata che dovevano stare alla larga da quella casetta.

Infine, ma non per importanza, vi espongo un’altra caratteristica degli abitanti di questo paese, come vi ho già detto sono estremamente ordinari, il che ha i suoi vantaggi, ma comporta anche un grande difetto, non gestiscono bene i cambiamenti, quindi non c’è da stupirsi se sono letteralmente andati fuori di testa quando la famiglia Olivetti si è trasferita da Milano a Roccamonte; alcuni si sforzarono di essere gentili offrendosi come guide, cosa totalmente inutile viste le dimensioni del paese, altri tentarono invano di mostrarsi neutrali ed ignorarli se li incrociavano per strada, ma questi tentativi fallirono sempre e finirono comunque per fissarli come fossero extraterrestri. In discolpa dei paesani però c’è da dire che la famiglia Olivetti arrivò a Roccamonte Orsato con una storia alle spalle che gli abitanti di quel piccolo paese avranno visto, probabilmente, solo in TV, nulla di eclatante ovvio, ma decisamente fuori dalla loro routine.

La famiglia Olivetti si componeva di tre persone: Vincenzo e Lucia, una coppia di mezza età e la loro unica figlia Mariasole. Vincenzo Olivetti aveva dedicato tutta la sua vita al mantenimento di una libreria storica in centro a Milano, proprietà della sua famiglia da secoli. Essa era stata un’attività estremamente fruttifera per molto tempo, ma l’avvento del digitale e infine la pandemia, avevano pian piano logorato le sue finanze,  al punto che Vincenzo fu costretto alla chiusura. La sua non fu una scelta presa a cuor leggero, ma dovette farla, poiché quella libreria era diventata come un buco nero, che avrebbe risucchiato anche i risparmi e gli immobili della famiglia, ma il fatto di aver agito bene non fu sufficiente per evitargli la profonda depressione in cui cadde.

Lucia era letteralmente scappata da Roccamonte a diciotto anni, ma ricordava con il sorriso la vita nel suo paese natale e dopo il fallimento della libreria aveva più volte meditato di farvi ritorno, aveva infatti ereditato qualche anno prima la casa dei suoi genitori e ogni volta che si scontrava con i costi di Milano, era come se essa la richiamasse a se; tuttavia non si era mai decisa, fino al giorno in cui vide le gambe di suo marito penzolare in aria. Fu una tragedia scampata, Vincenzo aveva appena calciato via la sedia sotto ai suoi piedi, quando Lucia rincasò, ma quell’evento fu come una scintilla. Il fuoco della sua determinazione si accese e così lei portò via la sua famiglia da Milano, lontano dai locali tetri e sfitti della libreria e lontano dalla loro vecchia vita.

Serie: L'ECO DI ROCCAMONTE ORSATO


Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bellissimo questo narratore onnisciente! Ci introduce nella tua storia come una folata di vento, portando alla mente le favole che da bambini amavamo ascoltare prima di cedere al sonno. Nonostante la vicenda si sia tinta, nel finale, di un’ombra di tristezza ho la sensazione che ciò che ci racconterai porterà un raggio di sole nelle mie giornate.

    1. Grazie mille ❣️❣️❣️❣️❣️
      Sono felicissima che questo primo episodio ti sia piaciuto. È la prima volta che provo ad usare il narratore onnisciente, ho sempre scritto in prima persona, quindi sono veramente felice che sia un esperimento riuscito ❣️❣️❣️
      Grazie ❣️

  2. volevo leggere qualcosa di tuo e ho cominciato da qui. È possibile, non appena me ne capiterà l’occasione, che vada a dare uno sguardo a questo posto che ti descrivi molto bene. Abitanti ordinari e ordinati a un tempo. Ma anche un luogo dell’anima dove forse si può guarire da quel qualcosa di buio che spinge una persona a mettersi un cappio al collo. Ci sarà sicuramente da scoprire molto nei successivi capitoli.

  3. Brava Lola. Accipicchia. Sai che ti si addice questo stile narrante?

    La storia prende: non una parola noiosa. Una trama matura, il cui primo snodo finale, le gambe a penzoloni, hanno sorpreso un po’ tutti, ne sono certo.

    È giunto il momento per te di puntare più in alto: non sono io a dirlo ma le tue righe.

    Complimenti…

  4. Mi è piaciuto tutto, dalla prima frase all’ultima parola di questo primo capitolo. Intravedo una scrittura più matura, che promette molto bene per ciò che riguarda il proseguimento. Complimenti!

  5. Ciao Lola, hai deciso di cimentarti in una storia molto diversa da quella precedente e questo denota la capacita` di spaziare con la fantasia. L’ inizio e` interessante, aspetto i prossimi episodi.

    1. Grazie ❣️ ❣️ ❣️ è un grande esperimento per me, perché tutte le storie che ho scritto (sui miei quaderni) da quando ero piccola sono sempre state storie d’amore, ma avevo proprio voglia di cimentarmi in qualcosa di diverso

    1. Grazie mille ❣️ questa storia è un esperimento per me, perché ho inserito più descrizioni (che in generale sono una mia pecca) e mi sono approcciata a un genere paranormale/mistero.
      Ovviamente un pochino di love story ci sarà esserci sennò non sarei io