Rottura
Serie: Vero come il male
- Episodio 1: Vero come il male che ho fatto
- Episodio 2: Alex
- Episodio 3: La cena di classe
- Episodio 4: Rottura
- Episodio 5: Adam
STAGIONE 1
Nei giorni successivi alla cena di classe, nulla era cambiato nella vita di Alex, almeno dall’esterno. Nulla lasciava intuire il cambiamento che stava maturando dentro di lui. Lavorava con la stessa precisione di sempre, mai una parola in più dello stretto necessario, manteneva gli stessi orari. La sera, nel suo studio, rispettava la sua routine: apriva i file dei racconti in corso, rileggeva, correggeva dettagli minimi. Ma non riusciva più a scrivere davvero. Ogni tentativo si fermava dopo poche righe. Le frasi gli sembravano corrette, ma morte. Prive di peso.
Una mattina, dopo un’altra notte insonne, anticipò il trillo della sveglia di qualche minuto, si alzò e diede inizio alla sua quotidianità . Salutò Luisa e uscì di casa con un senso di rabbia repressa e agitazione che ormai lo accompagnavano da giorni.
Come spesso accadeva, all’esterno, incontrò il suo vicino di casa concentrato sul display del cellulare, incurante del suo cane che orinava sul portoncino di ingresso. Alex scosse la testa con disappunto e proseguì. Dopo un paio di passi, qualcosa scattò in lui. Un crepitio, come una frattura. Si fermò e tornò indietro.
«Buongiorno. Ha visto che il suo cane ha sporcato il portoncino d’ingresso?»
Il vicino si ritrovò la faccia di Alex proprio di fronte, ad una distanza che lo mise a disagio.
«…Oh, buongiorno. Il cane? No, non mi sono accorto, stavo guardando il cellulare» e con sufficienza tornò a concentrarsi sul suo aggeggio.
Alex fece un altro mezzo passo in avanti, «Certo che non te ne sei accorto! Non te ne accorgi mai!».
«Scusa??? Come ti permetti? Fatti i fatti tuoi, altrimenti…».
Alex si inclinò in avanti di una spanna verso il viso dell’altro «Altrimenti cosa?! Cosa mi fai?».
Il cane osservava la scena incuriosito, alternando l’attenzione su uno e poi sull’altro; come se stesse seguendo un match di tennis. Per qualche secondo il vicino rimase senza parole, sembrò valutare tutte le opzioni possibili; infine scelse quella di abbassare lo sguardo e andarsene. Alex lo seguiva con gli occhi e la faccia indurita. Soltanto quando fu a distanza di sicurezza ebbe il coraggio di gesticolare e di borbottare qualcosa nella direzione di Alex.
Durante il tragitto verso l’ufficio e per le due ore successive, Alex non fece altro che ripensare a quanto successo. L’eccitazione iniziale e il tremore interno avevano lasciato il posto al rimorso. Come aveva potuto comportarsi in quel modo? Cosa gli stava succedendo? Avrebbe dovuto chiedere scusa al suo vicino. Lo avrebbe rassicurato che non sarebbe più successo.
Eppure, un po’ per volta, oltre al senso di colpa, dentro di sé una strana sensazione si faceva spazio. Il respiro si faceva più lento e profondo. La schiena si raddrizzava. Il petto si gonfiava. Sentiva che qualcosa dentro di lui si era rotto. Provò a scacciare quelle nuove sensazioni. Non ci riuscì. Tornavano sempre lì, più nitide e insistenti. Le accettò con disagio e imparò a riconoscerle. Anche i colleghi se ne accorsero alla pausa caffè, in particolare Anna.
«Alex, cosa ti è successo oggi? Sembri diverso.»
Sorridendo e con lo sguardo ammiccante Alex rispose con una domanda provocatoria «Diverso in meglio o in peggio?».
Anna si prese il suo tempo per rispondere, osservando quell’uomo che mostrava un lato sconosciuto «…non ne sono sicura, ma credo in meglio». E ridendo, la donna, appoggiò la sua mano sul braccio di Alex in una specie di carezza, come a sondare il vigore nuovo che emanava l’uomo vicino a lei.
Il resto della giornata prese una piega diversa dal solito. Non nei gesti o negli orari, piuttosto nel punto di vista personale da cui vedeva il mondo. Alex continuava a ripensare a quei momenti carichi di tensione. Non riusciva a lasciarli andare.
La sera dopo cena, nel suo studio accese il computer.
Non aprì uno dei vecchi racconti. Creò un nuovo file. Per qualche minuto rimase immobile davanti alla pagina vuota, poi iniziò a scrivere. Le parole arrivarono con una facilità sorprendente. Non stava inventando nulla. Stava descrivendo sensazioni che gli erano rimaste addosso: il battito accelerato, il silenzio intorno a lui, il momento preciso in cui aveva capito che l’altro aveva paura di lui.
Scriveva con una concentrazione totale, quasi fisica. Un’immersione profonda verso un mondo sconosciuto. Quando si fermò, rileggendole, si rese conto che le pagine che aveva appena scritto possedevano una densità diversa da qualsiasi cosa avesse prodotto prima. Non aveva pensato quelle frasi. Non le aveva costruite. Erano arrivate.
Salvò il file assegnandogli un nome generico. Rimase seduto a lungo davanti allo schermo che mostrava l’ultima pagina del racconto appena concluso. Quelle righe non suonavano bene. Pesavano.
Uscì dallo studio per andare a letto ma non era affatto stanco. Il suo corpo era sveglio. Inoltre, da quando Anna durante la pausa caffè del mattino, lo aveva toccato sul braccio, una passione dimenticata si agitava in lui, nel suo basso ventre. Era come se quel contatto avesse acceso il desiderio sepolto da anni di abitudine. Una nuova energia premeva dentro di lui, insistente. Quando entrò in camera da letto, sapeva già che quella notte non sarebbe stata come le altre.
Serie: Vero come il male
- Episodio 1: Vero come il male che ho fatto
- Episodio 2: Alex
- Episodio 3: La cena di classe
- Episodio 4: Rottura
- Episodio 5: Adam
Ciao Pasquale. Alex che torna indietro dal vicino è il momento in cui tutto si sblocca e lo senti, quel crepitio, come lo sente lui. Il bello è che non diventa un eroe: è un uomo che si spaventa di sé stesso e poi, piano piano, ci prende gusto. E quel file nuovo, scritto di getto, senza costruire niente lo riconosci subito come il momento in cui uno smette di scrivere e comincia a dire la verità .
La dinamica psicologica di Alex è chiara: l’incontro con un’esperienza reale di quasi – scontro fisico libera qualcosa dentro di lui che – ce lo hai già detto- arriverà fin sulla pagina. In qualche modo il contatto con la propria aggressività lo arricchisce, dandogli modo di recuperare energie fino ad allora spese per, diciamo, “tenersi a bada”. Vuole emergere, non c’e dubbio, vuole vincere.
Se posso fare un’osservazione, rivedrei quel paragrafo dove descrivi l’inizio della metamorfosi interiore di Alex (dopo lo scontro col vicino). C’è qualcosa che, a mio avviso, non va nei tempi verbali e che fa apparire il processo di cambiamento come qualcosa di gia avvenuto (“Le accettó con disagio, imparó a riconoscerle”) invece che ancora in evoluzione. A presto, caro Pasquale.
sei troppo avanti 🙂
(dimmi la verita lavori nell’editoria?)
In questo episodio ho inserito un po’ di “indizi” che dovrebbero creare un collegamento con l’episodio successivo.
Sono consapevole che non riusciro del tutto nel mio intento, ma sappi che gli episodi della serie non sono necessariamente tutti in ordine cronologico.
Inoltre, ti riporto la chiusura dell’episodio precedente a questo:
Dopo mezzora, chiuse il portatile.
Uscì di casa.
Aveva bisogno di aria.
O forse di qualcos’altro.
si, sto facendo un casino… ma all’inizio, nella mia testa, filava 😀 😀
Grazie
Ciao
P.
Ciao M. Luisa,
grazie.
P.
Un po’ inquietante, peró molto interessante. Un altro episodio che accresce ulteriormente l’ intensità di “Vero come il male”.