Rotture Notturne per Leonardi
Serie: Che fine ha fatto Margherita?
- Episodio 1: Che fine ha fatto Margherita?
- Episodio 2: Primi pezzi
- Episodio 3: Orrore in obitorio per Leonardi
- Episodio 4: Rotture Notturne per Leonardi
STAGIONE 1
Salutammo Deodato e uscimmo di lì che erano le quattro del mattino. Una leggera pioggia faceva capolino nell’aere ancora buio e addormentato. Magari, pensai, avrei potuto dormire un paio d’ore.
Mungiardi ci accompagnò alla nostra auto dato che la sua era a pochi passi da noi. Aveva l’auto d’ordinanza. “ Luca, fatti poche seghe, mi raccomando!” dissi io ridendo insieme a Rizzetto. Ci mettemmo al volante. Lui salì sulla sua.
Stavamo per uscire dal parcheggio , ma Luca ci corse dietro agitando le braccia come un pazzo.
“ Per Sant’Evasio, cosa c’è ancora?” dissi io esasperato. Rizzetto abbassò il finestrino.
“ C’è una rapina in corso al Carrefour dove ho preso da bere prima! A tutte le volanti ha detto la centrale!”
Non potevo crederci. Poi ci si chiede cosa spinga le persone a suicidarsi. Parcheggiammo alla cazzo di cane e salimmo sulla volante di Mungiardi , imprecando pesantemente. Rizzetto insistette affinché guidasse lui, per scaricare il nervoso e fare prima.
Il supermercato distava poco dall’ obitorio. Durante al tragitto, dissi a Mungiardi che , porca troia, portava una sfiga allucinante e se non volesse chiedere un trasferimento in qualche posto abbandonato da Dio , come un paesino in Calabria o in Sardegna.
Mi accesi un toscanello prima di arrivare lì davanti. C’era parcheggiato un furgone nero da ladroni o da FBI, vedete voi. Scendemmo al volo pronti ad intervenire, ma prima ritenni opportuno chiamare i rinforzi, ma già ci affiancarono due pattuglie. Io e Rizzetto ci rendemmo conto che non avevamo le pistole d’ordinanza. Era un bel problema. Mungiardi ci allungò due 9mm. Bravo Mungiardi, pensai con un sorriso.
I tizi da quello che vedavamo da fuori, erano tre, tutti muniti di paltò colorati e passamontagna. Uno di loro aveva un mitra. Perbacco. Non si mettevano neanche al coperto, sapevano che non gli avremmo sparato. Mica siamo in america qui. Questa è l’italia, belli. Qui i criminali li salvaguardiamo, non li impallottiamo.
Qualcuno mi passo un megafono e un giubbotto antiproiettile. Avrei parlato io con loro, ero la carica più alta lì. Ero la legge , porca vacca.
“ Sono il commissario Edgar Leonardi. Per Dio, ragazzi cosa state facendo? Non avete scuola domani?>>
<< Commissario non sappiamo l’età>> disse un agente.
<< Ma ovvio che sono dei ragazzini! Solo dei ragazzini andrebbero in giro con delle felpe di quei colori!>>
<< Ed, e Salvadori? Quello che sta al centralino, se ne va in giro con un cappello da rapper. Di Batman perlopiù.>> disse Rizzetto scuotendo la testa. In effetti, pensai, è pieno di finti cinquantenni.
<<Ascoltate, là dentro! E’ quasi l’alba ed io non ho ne mangiato ne cagato da ieri a pranzo. Facciamo così, Voi collaborate ed io ci metto una buona parola dopo. Ci state?>>
I bandidos si mossero e uno di loro saltò sopra una cassa e si calò le brache, mostrandomi il culo. Quelli dietro si piegavano dal ridere.
Brutti figli di puttana, pensai. Vicino a noi si materializzò una donna dal culo enorme, gigantesco, talmente grosso che non riusciva a camminare. Puzzava di aglio e frittura. Si mise a sbraitare.
<< C’è mio figlio lì dentro !Mi aiuti!>>
<< Chi è suo figlio, signora? Un cassiere? Un inserviente?>> chiesi io.
<< E’ quel ragazzo con la felpa rossa! Il mio Igor!>> gridò lei indicando l’imbecille che si era calato i pantaloni. Io la guardai di traverso. Il criminale la salutò, lei ricambiò con un bacione bavoso.
<< Come faceva a sapere che fosse qui a fare una rapina?>> chiese Rizzetto.
<< Istinto materno. E poi,>> continuò mettendosi una mano sul petto,<< e poi a cena mi ha chiesto quale fosse un supermercato aperto tutta la notte ed io gli ho detto questo! Pensavo solo per la birra!>>
Mi voltai verso i poliziotti dietro di me.
<< Ma ce ne sono ancora di persone normali a questo mondo?>>
<< Che facciamo , Edgar?>> chiese Rizzetto.
<< Entriamo. Io non mi faccio mostrare il culo da nessuno.>>
<< Non è compito delle squadre speciali?>> disse Mungiardi, sbiancando.
<< Non siamo in America, figliolo. Che nessuno spari a nessuno di loro. Siamo in italia, rischiamo di andare in galera noi che facciamo il nostro lavoro.>> dissi io, facendo scattare la sicura della 9mm.
<< La prego! Mi riporti il mio bambino! Gli altri li ammazzi pure, ma lui no!>> gridò la culona.
<< Ma quanti anni ha suo figlio?>> chiese Mungiardi.
<< Trentasei! Il mio bambino!>>
Ero senza parole.
<<Non le faccia del male!>> urlò.
<< Dipende da suo figlio. Se va bene andrà a trovarlo al pronto soccorso.>>
Feci per andarmene, poi mi voltai verso di lei.
<< Ah , vuole sapere una cosa? Avrebbe dovuto dargliene di più a suo figlio. Ma tante, ma tante, che io non lo avrei riconosciuto più.>>
Io, Rizzetto altri tre agenti eravamo vicino ad una finestra semi aperta che Jonny aveva trovato in una prima perlustrazione. Mungiardi e Sciacca rimasero davanti, ad armi spianate, mentre altri agenti accorrevano sul posto.
Eravamo pronti ad entrare come nei film d’azione. Ero molto emozionato. I nomi dei tre agenti erano; de Rosa, Nocchi e Bevilacqua. Quest’ultimo era conosciuto per essere un po’ effeminato e adoratore della doccia quando gremita di poliziotti nudi e bagnati.
L’operazione la coordinava Rizzetto. Lui era stato in Iraq e di operazioni simili ne aveva fatte molte. Se l’avessi coordinata io, saremmo morti tutti in cinque minuti, visto che la mia prima idee fu quella di entrare sparando all’impazzata. Tutta colpa di Sergio Leone e Clint Eastwood.
Rizzetto apri ulteriormente e silenziosamente la finestra e mise le braccia a cavalcioni. Per primo andai io, che senza spinta non mi sarei alzato di dieci centimetri. Con la mia agilità da mangiatore della polenta concia alla sagra, riuscì in qualche modo a calarmi dentro quello che era il bagno dal personale. In silenzio mi poggiai vicino alla porta ma non sentii nulla. Intanto tutti gli latri erano entrati. In effetti eravamo un po’ stretti lì e Bevilacqua sembrava contento.
Rizzetto ci fece segno e uscimmo dalla porta, ritrovandoci nell’antibagno. Dallo specchio si vedevano due porte. Noi eravamo usciti da quello degli uomini. Qualcosa dietro di noi si mosse, ci voltammo alzando le armi e ci trovammo di fronte uno dei dipendenti che si era chiuso nel bagno delle donne, cioè l’altra porta. Ci disse con le lacrime agli occhi che la finestra l’aveva aperta lui in caso qualcuno tipo noi avesse voluto fare qualcosa. Disse che stava per uscire lui stesso , ma poi ci aveva sentiti e si era nascosto. Ci disse anche che per raggiungere gli scaffali e quindi le casse dovevamo seguire il corridoio e che il quadro elettrico si trovava in concomitanza con l’uscita dal magazzino. Fossero tutti così, pensai. Gli facemmo segno restare lì, nascosto.
Rizzetto ed io ci guardammo. Avevamo un piano? Lui sì, io no.
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