RUPOFOBIA

La signora Agnes Crowley, una donna dai capelli argento e lo sguardo freddo come il ghiaccio, sembrava una figura innocua agli occhi dei vicini. Ma dietro quella facciata si celava un disturbo ossessivo-compulsivo, una mania per la pulizia che aveva preso il sopravvento sulla sua mente fragile. Ogni mattina, mentre il sole si svegliava, lei era già all’opera. Un paio di occhiali spessi sedeva sul naso, e la sua scopa logora diveniva un’estensione delle sue braccia. Una cosa che la mandava in bestia erano le foglie che cadevano dagli alberi e si posavano sul viottolo antistante la sua casa. Il loro lento e silenzioso accumularsi rappresentava per Agnes una sfida personale, un affronto lanciato dalla natura stessa. E così, con sguardo feroce e determinazione incrollabile, lei combatteva questa battaglia quotidiana, un’implacabile guerra contro la semplice caduta delle foglie. Appena una foglia sfiorava il suolo del viottolo, Agnes si precipitava fuori come un demone scatenato. La scopa sibilava nell’aria, e la foglia non aveva scampo. Era un rituale sinistro, quasi un balletto di follia. Così, ogni giorno, si dedicava a questa battaglia senza fine, vestita nella sua vecchia vestaglia color giallo canarino e con le ciabatte assortite. Ma la sua ossessione non si fermava alle foglie; covava un disprezzo profondo per gli alberi stessi.

Li considerava colpevoli, complici nell’intrusione delle foglie che osavano cadere sul suo amato viottolo. Contemplava un piano malvagio: immaginava un mare di fiamme divorare gli alberi, pulendo definitivamente il suo viottolo dalle loro oscure influenze.

La pazzia di Agnes si infittiva giorno dopo giorno, avvolgendo la sua mente come una nebbia tossica. Ciò che era iniziato come una mania per la pulizia era ora diventato un vortice di ossessione incontrollabile. Aveva raggiunto il punto in cui non solo spazzava via le foglie, ma impediva attivamente alle persone di transitare sul suo amato viottolo, poiché li considerava come portatori di sporco e caos.

Un pomeriggio, mentre i raggi del sole si infrangevano sul viottolo immacolato, risuonò una risata chiara e gioiosa.

Era il suono di bambini, ignari delle leggi non scritte di Agnes, che si divertivano sul viottolo con giochi spensierati.

Il cuore della donna si riempì di una rabbia che sapeva di fuoco e sangue, mentre osservava dal balcone, con occhi infuocati, i piccoli trasgressori giocare sul terreno che lei aveva dedicato così tanto sforzo a mantenere pulito.

Decisa a proteggere il suo viottolo a qualsiasi costo, prese una pentola, la riempì di olio e la pose sul fornello acceso. L’olio crepitò, avvolto da una danza di fiamme. La pentola ribolliva, e Agnes la prese tra le mani tremanti. Con passi lenti e deliberati, si diresse verso il balcone, il calore delle fiamme richiamava il calore della sua rabbia.

I bambini ridevano, ignari dell’orrore che stava per abbattersi su di loro. E poi, in un istante di follia, l’olio fu versato mentre il sole inchiodava il pomeriggio. Le urla squarciarono l’aria come un lamento dissonante. L’olio bollente si posò sui corpi dei bambini, e l’odore della carne bruciata si mescolò al sapore dell’odio di Agnes. Gli occhi di quella donna erano vuoti, privi di rimorso, ma colmi di una sorta di trionfo perverso.

Mentre il pungente odore di olio bruciato si mescolava all’aria, la vecchia signora scese le scale e si diresse al viottolo. Le urla dei bambini si erano trasformate in lamenti soffocati. Guardò il viottolo sporco e si mise all’opera, mentre il suono delle sirene della polizia si avvicinava sempre di più.

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Discussioni

  1. Il finale non ammette consolazione, wow. Ben scritto, ben strutturato, scorre liscio e lineare. Per il resto, anch’io conosco di vista una signora con la stessa ossessione per le foglie cadute sul vialetto, ma che io sappia non è ancora stata arrestata 😅

  2. Favoloso questo racconto!
    Paurosamente, e con un pizzico di imbarazzo, debbo confessare che io quell’Agnes l’ho conosciuta! Beh, non si chiama così e non ha mai versato dell’olio bollente sui bambini, ma la sua ossessione per la pulizia, anche per le foglie e gli alberi, è praticamente la stessa: si tratta di mia zia! Solitamente, questo tipo di DOC, Disturbo Ossessivo Compulsivo, viene chiamato “Malattia del pulito” e, in casi estremi, può risultare davvero limitante e disturbante.
    Detto ciò, mi è piaciuto veramente il modo in cui hai dapprima descritto Agnes, per poi aumentare la tensione, gradualmente, fino al finale.
    Molto bravo!

  3. La foto del profilo e il nome che cambia sinistramente da Ovi a Ivo con un solo click sono all’altezza di questo racconto veramente terribile, cinico e direi perfetto. La follia che cresce l’hai descritta proprio bene, con ricchezza d’aggettivi tale che pare quasi di vederla, quella donna terribile. Complimenti per la scelta del giallo canarino e della vestaglia che fa pendant con le ciabatte. Il finale è a dir poco scioccante.

  4. Grande Ovi, quindi anche tu hai conosciuto la mia vicina di casa, quella che non ha neanche un vaso di fiori nel suo terrazzino perche` i fiori sporcano e attirano gli insetti. Mamma, che orrore. Sul pavinenti del suo balcone ci potresti mangiare la minestra senza piatto; anzi no, perche` i detersivi e i disinfettanti sono tossici.
    Questo tuo racconto mi e` piaciuto un sacco; cosi` mi consolero` leggendo i commenti; forse non sono l’ unica che sporca l’ ambiente con petali di fiori e foglie che il vento porta via dal mio balcone.

  5. Tutte quelle donne che spazzano ossessivamente non solo casa loro ma perfino la strada. E noi che a malapena spazziamo in casa, perché abbiamo altro per la testa. Ci hai vendicato Ovi, e in grande stile.