
Rushmore
Serie: Uccello di Tuono
- Episodio 1: Scosse
- Episodio 2: 7th Street
- Episodio 3: Wakinyan Tanka
- Episodio 4: La Strada del Cielo
- Episodio 5: Le Colline Nere
- Episodio 6: Chapel
- Episodio 7: Rushmore
- Episodio 8: Nuvola Rossa
- Episodio 9: Badlands
- Episodio 10: Il Nono Segno
STAGIONE 1
Rapid City si faceva sempre più piccola nello specchio retrovisore.
Rick seguiva il proprio fiuto di cacciatore, quello di un vero lupo. Anche se Vince aveva un vantaggio di svariate ore, lui la prima traccia l’aveva trovata: ora dirigeva verso le Colline. Sentiva che il suo amico aveva smarrito l’anima e che essa vagava da qualche parte, lassù. I sogni non mentono mai… basta dar loro ascolto.
Il primo, importante bivio era quello all’altezza di Rockerville. Si fermò a pranzo in un vicino diner, ma nessuno aveva notato dei forestieri che corrispondessero alla descrizione di Vince. Acquistò allora una mappa dettagliata e, studiando i vari percorsi, decise per quello che tagliava la fitta foresta, molto più discreto e piacevole per chi si muoveva a piedi. La bella stagione se n’era andata e il tempo volgeva al brutto. Bisognava far presto.
Giunto a un nuovo bivio proseguì per Keystone, un paesino di poche centinaia di anime, vecchie miniere e treni a vapore. Continuò quindi verso Mount Rushmore; inerpicandosi lungo le curve ripide, scorse da lontano le enormi statue. Aveva bisogno di fare il punto, quindi accostò. Quand’ebbe finito di controllare la carta, si accese una sigaretta e dette uno sguardo intorno. Non poté fare a meno di tornare sui celebri Presidenti: conoscendo Vince avrebbe potuto giurare che, se davvero era passato lassù, una sosta l’aveva fatta per ammirare quei colossi… chissà quali storie sarebbe stato capace di raccontare, con la passione che sapeva infondere in ogni parola. Rick invece, che aveva visto il Memorial quarant’anni prima senza più tornarci, conosceva a malapena i nomi dei Presidenti. Era poco più di un bambino allora, ma ricordava le parole del suo insegnante e con quanta enfasi parlasse di quale impresa mastodontica, lunga una quindicina d’anni, fu capace quel gruppo di artisti e lavoratori scelti personalmente da Borglum e capitanati da uno scultore italiano.
Che gran paese è l’America.
Lanciò la cicca con le dita fuori dal finestrino poi, guardando Washington dritto negli occhi, lo salutò a modo suo:
-Non ci pensare nemmeno, George: ci rivedremo lassù.
Un chilometro dopo si fermò a una cabina e chiamò il collega poliziotto: la carta di Vincent era stata da poco usata sulla strada che scendeva a Sylvan Lake. Più avanti di quanto si aspettasse… forse, un passaggio da parte di qualche residente del luogo. Ma aveva fiutato giusto.
Ripartì sgommando, come faceva soltanto quando era certo di avere la preda in pugno, diretto verso il lago. Ma pochi istanti dopo, una notizia alla radio smorzò il suo slancio: c’era stata un’altra forte scossa a Rapid City. Si erano aperte delle crepe in alcune abitazioni e più d’uno, preso dal panico, aveva caricato i bagagli in auto lasciando la città. Durante il viaggio, lui non si era accorto di nulla.
Guardò le nuvole scure in alto e ne ricevette un brutto presagio. Ma le Colline, come sapeva chi le conosceva bene, erano solite fare quest’effetto.
Serie: Uccello di Tuono
- Episodio 1: Scosse
- Episodio 2: 7th Street
- Episodio 3: Wakinyan Tanka
- Episodio 4: La Strada del Cielo
- Episodio 5: Le Colline Nere
- Episodio 6: Chapel
- Episodio 7: Rushmore
- Episodio 8: Nuvola Rossa
- Episodio 9: Badlands
- Episodio 10: Il Nono Segno
giunta a questo punto ho la chiara sensazione che l’attività sismica di Rapid City sia il correlato oggettivo del cataclisma interiore di Vince. Non conosco ancora gli effetti della sostanza che Shizuko ha somministrato a Vince: ma non solo quella, anche una dose di qualcosa che ha a che vedere con li biochimica dell’eros. Mi sto domandando quale legame sussista – sul piano del significato – fra questi elementi narrativi.
Quando hai nominato la Chapel ho visto Hawthorne, o Lovecraft.
Che lettrice, Francesca . Davvero, complimenti… ieri scrivevo da qualche parte ‘pochi ma buoni’, ora mi correggo: pochi, ottimi, e giustamente esigenti.
Credo tu sia stata l’unica a evidenziare la peculiarità dell’episodio “La Strada del Cielo”. Ti accomuno in questo a @biro che ha indovinato la scena da cui ho tratto ispirazione, appartenente al cinema, per la precisione”C’era una volta in America”, quella di chiusura del film.
La responsabilità di un autore può essere chiamata in causa e, in qualche modo, tu lo hai fatto. Mio dovere risponderti.
Nelle nostre vite, arriva talvolta il momento difficile. Se sappiamo di non poter evitarlo, abbiamo anche il bisogno di evadere. L’amico ha offerto a Vince un attimo di fuga dalla realtà e io, perdonami ma in questo c’è un po’ il mio sogno, l’ho portato in Giappone, terra che adoro. Il mio brano d’esordio su questa piattaforma è stato, non a caso, dedicato alla terra del Sol Levante in un iperbolico gemellaggio con la mia città (Roma). Ma se mi leggi sai che, di tanto in tanto, gli occhi a mandorla fanno capolino.
Di tutti i personaggi è Shizuko che amo. Eppure Vince è un puro e, come spesso accade, supera di gran lunga l’autore.
Grazie della davvero attenta lettura, fa proprio piacere da questa parte.
“Guardò le nuvole scure in alto e ne ricevette un brutto presagio”
Tanti piccoli dettagli … questo è un esempio, donano quel senso di paura che cresce pian piano … una tensione che in tutta la serie è crescente ❣️❣️
👏🏻❣️
Esatto Lola, ci sono righe in cui vi è mascosta perfino una profezia.
Grazie, hai colto un dettaglio importante e, ancor più, un filo conduttore.
Ciao Robert, come promesso sto facendo un giro di lettura fra i tuoi manoscritti. E’ molto curiosa questa serie, pur non amando i polizieschi la sto seguendo con molta attenzione. In questo episodio ho segnalato un piccolo errore di battitura, giusto una i che avrebbe dovuto essere accentata. Non vedo l’ora di leggere il prossimo episodio.
Grazie della lettura. Erik. Corretto l’errore ortografico.
A quattro mesi dal mio ingresso in EO, facendo un bilancio ho constatato che ai tanti commenti dati c’è stato un buon terzo su cui non ho ricevuto una sola parola di riscontro. Perfino a qualche citazione diretta.
Se mai ti chiedessi perché dico questo, è per evidenziare come il tuo mantenere fede alla parola data rappresenti un segno distintivo.
Per quanto riguarda questa serie, particolare quanto la limitata area geografica su cui si svolge, è stato un mio modo di provare le differenti “velocità” con cui puoi portare avanti una narrazione. E nonostante la staticità di qualche episodio, già qualche spostamento è stato effettuato: Rapid City, la via dei Presidenti, la Chapel in the Hills, le Colline Nere, Rushmore. Perfino una piccola parentesi giapponese, ma questo è un mio forte… debole a cui mi piace non resistere.
Per inciso, ci troviamo in pieno territorio dei nativi americani: ma il meglio, credo di poterlo dire, l’ho lasciato per questi ultimi episodi, su cui ho scommesso l’intera successiva lettura della serie.
Detto in altre parole, non voglio compiacere nessuno bensì decidere io quando e come muovermi, confidando nella fiducia dei lettori. Un rischio, ma le esperienze si fanno così.
A presto.
Per chi volesse approfondire:
https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Del_Bianco