Sabato 29 marzo

Serie: IL TRENO DELLE ANIME


Nico si recò al solito boschetto per nascondere lo zainetto e restò lì da solo fino al pomeriggio ad aspettare i suoi amici. Faceva freddo, ma il cielo era azzurro e nell’aria si respirava già il profumo della primavera. Pensava e ripensava a tutti i dettagli. Era nervoso, guardava compulsivamente l’orologio, temeva che i suoi amici potessero rimandare il colpo; posticipare sarebbe stato più rischioso, era l’ultimo sabato dell’ora solare, il 29 marzo, e lui pensava che il buio sarebbe stato complice del suo piano. Nico, in verità, nel profondo di sé, sperava che tutto andasse all’aria. Ma non fu così. Verso le 17:00 arrivarono i suoi amici con l’auto rubata.

«Avete portato tutto?» chiese Nico.

«Certo, capo» rispose Gianni ironicamente.

«Allora ascoltate: tu, Gigi, aspetti in auto e fai da palo; se vedi movimenti sospetti, suona il clacson per avvertirci; io e Gianni entriamo nel supermercato.»

«Sì, d’accordo» rispose Gigi.

«E chi dirà al cassiere di farsi dare i soldi e lo terrà fermo?» chiese Gianni.

«…io… tu tieni d’occhio tutto il resto.»

Salirono in auto e si avviarono; erano già le 19:30, il supermercato era prossimo alla chiusura e i clienti ormai erano pochi. «Forza, infiliamo i guanti, prendiamo le pistole e mettiamo le calze sul viso. Tu, Gigi, non spegnere il motore.»

Scesero dall’auto ed entrarono nel supermercato; Nico, con un movimento veloce sul caricatore, mise il colpo in canna e così fece anche Gianni, che puntò poi la pistola alle poche persone presenti, guardandosi continuamente intorno. Quei pochi clienti si resero subito conto di trovarsi al centro di una rapina, restarono immobili, terrorizzati; uno di loro, per lo spavento, lasciò cadere una bottiglia di olio che stava mettendo nel carrello. La radio del supermercato continuava a diffondere musica: era un valzer con note di un carillon. Nico raggiunse il cassiere e gli puntò la pistola alla gola per farsi dare l’incasso.

Guardava, quasi incredulo, le sue mani guantate impugnare la pistola che premeva contro il collo del cassiere. La musica continuava e le note del carillon battevano nella testa di Nico insieme alle pulsazioni del suo sangue. Uscirono, ma si accorsero subito di essere inseguiti da due guardie giurate. Nico era meravigliato e terrorizzato; non aveva mai visto agenti di sicurezza in quel supermercato. All’improvviso, gli si avvicinò la ragazza che chiedeva l’elemosina; sembrava spuntata dal nulla, forse non aveva capito cosa stesse succedendo. Nico l’afferrò per la vita, le puntò la pistola alla testa e si fece scudo con lei, camminando a ritroso e trascinando la ragazza. Riuscirono a raggiungere l’auto e partirono; Gigi aumentava sempre di più la velocità. Nico teneva stretta la ragazza, ma senza puntarle più la pistola. Sentiva che tremava e il suo cuore batteva forte.

Erano riusciti a seminare le guardie inoltrandosi in una zona boschiva, ma l’auto si impantanò e la ragazza, divincolandosi, riuscì a liberarsi, aprì lo sportello dell’auto e scappò via.

«Corriii, vai a prendere quella rimbambita!» gridò Gianni rivolgendosi a Nico che, senza dire una parola, la rincorse; ormai era buio e la ragazza, correndo, non si accorse che c’era un crepaccio davanti a lei e vi scivolò. Nico la raggiunse, vide che era aggrappata a dei rami; lei, con lo sguardo, lo supplicava di aiutarla. Lui era forte, era agile, non ci avrebbe messo niente a tirarla su, ma in lontananza sentiva le sirene della polizia, ebbe paura e scappò via lasciando la ragazza al suo destino. Quando, però, sentì le grida della ragazza mentre precipitava, qualcosa in lui si spezzò. Era come se fosse caduto insieme a lei.

«Dov’è la ragazza?» chiese Gianni.

«…no… non ce l’ho fatta a tirarla su» rispose Nico con un filo di voce.

«Anche questo? Non ci voleva, cazzo!» disse Gianni con rabbia.

Gigi, intanto, era riuscito a rimettere in moto l’auto.

Finalmente erano riusciti a raggiungere la statale; Nico era annichilito e riuscì solo a dire ansimando: «Gigi… accelera, non vedi che ci stanno per raggiungere?»

Gigi accelerò, ma l’auto era vecchia e non poteva sostenere quella velocità. A un certo punto, uscì dalla corsia e andò a sbattere contro il guardrail. Gigi non aveva messo la cintura e sbatté la fronte contro il parabrezza, perdendo i sensi.

Furono raggiunti dalla polizia. «Buttate le pistole e mettete le mani sull’auto!» gridò un agente. Poi furono perquisiti; intanto, un altro agente chiamò i soccorsi per Gigi, che aveva la fronte insanguinata e non riprendeva conoscenza.

Nico e Gianni erano uno di fronte all’altro mentre li perquisivano. Gianni guardava con odio Nico, poi gridò: «Prega Dio che mio fratello sopravviva, altrimenti la prossima volta che ti incontro ti tolgo dalla faccia della terra…che il diavolo ti porti, maledetto!»

Nico restò a testa china senza dire una parola; poi gli agenti, portandogli le mani dietro la schiena, ammanettarono i due ragazzi, li spinsero nella volante e li portarono via.

Il giorno dopo l’arresto, a Nico fu assegnato un difensore d’ufficio. Non si avvalse della facoltà di non rispondere; portato davanti al giudice, raccontò in ogni particolare quello che era successo, assumendosi la piena responsabilità di tutto. Nelle ore che seguirono, chiese di continuo delle condizioni di Gigi e se avessero ritrovato la ragazza; forse sperava disperatamente che, per miracolo, fosse ancora viva.

Nella tarda serata dello stesso giorno, Gigi riprese conoscenza; era confuso e non ricordava molti particolari di quella dannata giornata. Il martedì dopo la rapina era ancora allettato in ospedale, ma incontrò comunque insieme a Gianni il loro avvocato. Era un uomo di circa sessant’anni con un’evidente esperienza; lui e Gianni si sedettero accanto al letto di Gigi.

«Allora ragazzi, ascoltatemi bene: la vostra situazione non è delle migliori. I capi d’accusa sono diversi: rapina a mano armata, la morte dell’ostaggio e altri. Bisogna alleggerire la vostra posizione» disse l’avvocato.

«E come?» chiese Gianni.

«Potreste scaricare qualche responsabilità sul vostro complice, dando l’impressione che vogliate collaborare con la giustizia. Magari dire che la ragazza presa in ostaggio, il vostro amico, l’ha volutamente gettata nel crepaccio perché lei gli aveva strappato la calza che gli copriva il viso e lui temeva di essere identificato» suggerì cinicamente l’avvocato.

Serie: IL TRENO DELLE ANIME


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ciao Concetta. Ho riletto i tre episodi e devo dire che l’idea funziona. I ragazzi hanno fatto una “cazzata” che li porta verso il fondo. Tu stessa anticipi che Nico ne uscirà profondamente cambiato… sono curioso di vedere se e come potrà uscire da questo baratro.
    A presto!

  2. Crudele ma inevitabile. Molte volte finisce così ed è giusto pagarne le conseguenze. Mi auguro Nico lo comprenda ed usi la detenzione per studiare e, in qualche modo, recuperare rispetto per se stesso. Qualche roba storta però, all’avvocato cinico, potrebbe andare! Brava Concetta!