Sacramento pt.2

Serie: Frammenti di nero


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: la donna, ricorda gli ultimi anni di vita del morto, accogliendone la filosofia ceh tutto vive in ogni cosa, se riesce a sopravvivere la semplice morte fisica

Era successo poche ora addietro, tutto quello che lei ricordava, e ora in corpo non diceva nulla, non si muoveva affatto. Decise, alla fine, di stenderlo perfettamente là, dove aveva sempre dormito a fianco di lei.

Rimase lì, assorta nella meditazione e nella contemplazione di quel cadavere per un lungo periodo, ignorando il passare di un giorno, di due, di tre. E in questo arco di tempo fuori era piovuto, il Sole aveva fratturato le nuvole, sprigionando l’energia dell’Eliso e cullando le persone.

Era rimasta ferma, in una metamorfosi interna, come una crisalide. L’animo preparava a estraniarsi per mezzi trascendentali. Perché quel brusco inclinarsi degli equilibri richiedeva uno spostamento di idee e certezze. Un ridimensionamento di ciò che oramai era superfluo, una cancellazione di ciò che non era più parte di lei. Alla fine, al voltare del quarto giorno, si alzò in piedi, ed era sera e le stelle furono come create davanti ai suoi occhi. In un mare scuro e inintelligibile, sguizzavano girini pronti a trasformarsi.

Riguardò il corpo, oramai tumefatto, e, ignorando l’odore pungente, lo sguardo vacuo di lui, i patimenti dello stomaco affamato, comprese di sentirsi chiamata da voci silenziose. E così, quel cassone, quel cuscino, quel pezzo di carta su cui qualcosa era scarabocchiato; quei vestiti ripiegati, e l’amato specchio e i meravigliosi fiori, oramai appassisti, tutti le indicavano il percorso di come le cose dovevano succedere a lei. Non meditava su altra alternativa.

Si posizionò di fronte al cassone e ne trasse fuori filo e filo di ferro uncinato fittamente. Si tolse il vestito e il corpo salutò il cilicio attorno ai fianchi, lungo le spalle, sui polpacci, lungo il collo, sulle braccia. Una terribile prurigine la colse. Riguardò lo specchio, e non capì più chi avesse di fronte. Non sapeva più le parole, non sapeva i nomi loro, ma ricordava ancora l’officio di ogni cosa.

Mise una melodia di sottofondo, una sinfonia materna che racqueta i vagiti dopo la prima tempesta della nascita. Si portava con sé solo ciò che le serviva, l’armonia.

E ballò. Ballò sempre di più, con la sua figura che faceva piroette, sfiorava il suolo, vi ritornava, si rialzava di nuovo. E intanto il tempo passava. Ballava con il volto madido di sudore, la fronte ripiegata come in un parto, come in uno stato di agonia. Sfioriva. Impallidiva, e comunque danzava. I muscoli diventavano sempre più stanchi, il dolore e le fitte si allungavano sul corpo come mani che grattano via qualche macchia da un foglio altrimenti pulito. Danzava con ardore eterno, con membra mortali e come un imperfetto atomo, con disordinata composizione di elettroni e protoni, si muoveva oramai a spirale. E vista dall’alto, pareva una figura cadere in un maelstrom, sempre più rapida, con una vitalità che la toccava sempre più debolmente, come gli ultimi tocchi su un pianoforte. Le spalle erano appesantite, gli occhi oramai incapaci di concentrarsi su qualsiasi cosa, l’appetito era silenziato, e gli odori non esistevano per una mente concentrata ed eccitatissima. Il corpo era svuotato.

Cadde. Rimase sul suolo, con la melodia che ancora suonava delicatamente, inaudita.

Cadde sul sangue suo, trapelato fuori dalle piaghe e dai tagli di sublime dolce.

Cadde, dunque, e nella sua morte moriva la flebile volontà di vivere.

Si era annichilita, e così si reincarnava nelle cose che potevano ricordare a chiunque lei, anche senza un evidentemente nesso. Non c’era più per i sensi. Era.

Serie: Frammenti di nero


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Questo episodio ha un qualcosa di mistico, oltre che di filosofico.
    L’immagine di lei che si lascia andare ad una trasformazione, o metamorfosi, mentre il corpo del marito giace sul letto, è sicuramente evocativa.
    Bel racconto.