
Salvando Clara
Il muro che ci separa è sottile, si sente tutto. Ecco perché Clara e Luca non hanno segreti. Le sento le urla, ogni giorno. Più forte; sempre più sfibrate. Lei ci prova a nascondere i lividi, si mette tanto trucco. Ma è inutile, a parlare sono gli occhi.
Occhi tristi, che hanno perso la luce. Che avevano creduto a tutto quello che lui aveva promesso. Una nuova vita, una casa, il calore di una famiglia. Là, posta di sghembo sull’altare, nel suo vestito bianco. Clara ci aveva creduto! Lui era gentile, era buono. Lei aveva una situazione particolare a casa, era andata via. Con lui, che in poco meno di due anni si era trasformato nel suo carnefice. Senza una scelta. Sono storie che si ripetono, dovrei averne pietà. E invece sono diventato un giustiziere, che cova vendetta, pianifica di agire.
All’inizio Clara ci provava ad affrontarlo, ma ultimamente sento solo i tonfi. Quasi se lui scaricasse la sua tensione, la sua frustrazione, e poi si mettesse di colpo a dormire, perché è tardi e l’indomani deve recarsi al lavoro. Le lacrime, i pianti, neppure quelli sento più! Tutto andato, tutto finito. I sogni, la vita.
Ribellati Clara! Vorrei dirle, mentre impreco a intermittenza, a sproposito. Mentre vomito improperi senza senso, tanto per fare. Ho una rabbia! Uccidilo, Clara! Deve morire! Ma così asseconderei solo la mia sete, ripagherei la violenza gratuita con altra violenza. Sono una bestia, lo so. Eppure, in certi momenti mi piacerebbe andare di là e spaccare la faccia a quello stronzo. La mano sfiora la maniglia, sono già sulla porta. Da fuori si vedrebbe solo un imbecille, io, in pigiama sul pianerottolo, impacciato. Ma dentro di me si crea un mondo, dove l’ingiustizia grida la sua ragione, fino a farmi andare fuori di testa.
Clara, come la mamma. Non lo posso tollerare! Anche lei completamente soggiogata da un coglione. Avevo solo sette anni, allora, e non potevo difendere la mamma. Così una di queste notti, una qualunque, so che andrò di là a spaccare la testa al vicino. Ho una stazza, io. Non temo niente. Da giovane ho fatto arti marziali. Apposta, per difendermi e difendere. Luca ha le ore contate. Non posso stare con queste grida nella testa, divento pazzo. Salverò Clara. Maledetta merda, sei morto!
***
“Brutta lite tra vicini, ieri sera in via Ravelli, al civico 37. L.G. di anni 35, ha ucciso il dirimpettaio M.S., di anni 42. La faccenda è ancora tutta da chiarire, ma si pensa che il motivo della lite, sfociata in tragedia, sia da addurre a futili motivi. Dopo essersi recata nell’appartamento per lamentare dei rumori molesti, la vittima è stata raggiunta all’addome da un fendente che l’uomo accusato ha sferrato, armato di un coltello da cucina. La salma si trova ora all’obitorio cittadino, a disposizione degli inquirenti, mentre l’uccisore è stato portato in caserma per gli accertamenti del caso. A dare l’allarme e chiamare le forze dell’ordine è stata la moglie dell’omicida, C.F., di anni 32. Il marito è rimasto in stato confusionale sulla scena, le mani imbrattare di sangue. Nel prossimi giorni verrà fatta chiarezza sullo svolgimento dei fatti e verranno rese note le generalità delle persone coinvolte”
Giovanni Govoni, da “La Gazzetta” del 25 novembre 2020.
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Ciao Cristina, hai raccontato con grande efficacia la tragedia della violenza sulle donne. Colpisce molto il finale, in cui lanci un messaggio ben chiaro: quella della violenza è una terribile spirale che tende sempre a crescere e ad auto-alimentarsi. Va fermata subito e con i mezzi idonei, prima che sia troppo tardi.
Ciao Cristina, alla fine il vicino ce l’ha fatta a salvare Clara e punire l’orco di suo marito e non ha ceduto alla violenza.
Purtroppo ne è stato vittima e questo lo rende un vero eroe.
Mi è piaciuto molto il tuo brano, dedicato a una giornata importante, senza troppa retorica. Come deve essere.
Un abbraccio
Ciao Cristina. Ce l’ho fatta, volevo leggere il tuo racconto proprio oggi perché è una data importante. Non mi intendo molto di “skaz”, ma sei andata dritta all’obiettivo. Hai raccontato la storia di molte donne, troppe, che hanno perso la vita senza un vero “perchè” 🙁
“Ma dentro di me si crea un mondo, dove l’ingiustizia grida la sua ragione, fino a farmi andare fuori di testa.”
Questo passaggio mi è piaciuto
Un racconto che fa male al cuore perché notizie del genere non vorremmo sentirle più. Complimenti
Quante storie si possono leggere in questo racconto! Ritratti di esistenze dolorose, di destini che paiono segnati. Per la tua prosa, solo applausi.