San Valentino
Ho contato le lenticchie nel piatto per impegnare il tempo. Sono 15.725, se considero le due che ho mangiato.
Ho smesso di correre per riprendere a fumare. Ho sviluppato un algoritmo mentale che ne accende una ogni minuto: risolve il problema di mantenersi sano esponendosi al fumo, sia attivo che passivo. In quest’ultimo caso è opportuno tenere porte e finestre sempre chiuse. Raccolgo poi le cicche in vari contenitori perché fa molto ‘bohémien’. Sono 3.393. Tra quaranta secondi saranno 3.394. L’idea è quella di fotografarle e pubblicarle online con l’hashtag #wait e una citazione di Coelho.
Intanto l’orologio segna le 13:45 da un anno circa e, no, non è l’ora in cui sei andata via. Mi servivano le pile per il telecomando.
Ho imparato ad amare nell’istante esatto in cui hai chiuso la porta. Se l’avessi riaperta, probabilmente l’avrei scordato. Deduco, dunque, che tu abbia fatto bene. Eppure credo di avere imparato il cinismo, subendolo. Per questo, probabilmente, non riesco a dimenticarti.
Spesso ti ho immaginata al posto mio. Ho creduto di stare meglio, invece ho pianto a intervalli di incredulità e riso a singhiozzi di incoscienza. Per il resto del tempo ho respirato e preso pillole di vari colori e una sola promessa: la serenità . Sono sempre stato abbastanza certo che chi dice il vero non ha bisogno di vendere illusioni. Leggendo il bugiardino ne ho avuto conferma. Quindi sono andato in bagno, ho buttato tutto nel cesso e ho tirato lo sciacquone. Alcune capsule sono rimaste a galla. Sciogliendosi, i colori si sono mescolati.
Ho pensato che, con ogni probabilità , il tuo commento sarebbe stato:
«Guarda, non è un miracolo la sintesi sottrattiva?»
Mi sono figurato la sintesi come un’approssimazione e la sottrazione come una privazione. Mi sono allora chiesto: cosa c’è di miracoloso in questo? Non ho saputo rispondere. Nel dubbio ho pisciato sulla tua sintesi sottrattiva, come l’acquaragia sui pennelli.
Mi sono sentito meglio.
Forse.
Ciao Teresa, la tua storia mi è piaciuta molto. Lo stile di scrittura è originale, e il punto di vista del protagonista mi ha incuriosito. L’idea finale sui colori mi ha lasciato con un senso di bella meraviglia. Verissima l’idea che spesso s’impara subendo! Complimenti.
Un modo del tutto inedito di raccontare la dolorosa crisi di una separazione che il protagonista, con la forza del suo carattere – ironico più che cinico – riuscirà a superare. Evviva la capacità di saper sdrammatizzare ogni cosa, di vedere i colori che restano come acquerelli per le pillole disciolte nell’ acqua del WC. Come recita il vecchio detto, “a tutto c’ é rimedio, fuorché alla morte”. E forse, anche dopo, avremo nuove possibilità .
“Ho creduto di stare meglio, invece ho pianto a intervalli di incredulità e riso a singhiozzi di incoscienza”
Questo passaggio ha fatto breccia come qualcosa di vero che, prima o poi, attraversiamo.