Santa Maria del Fiore – Brunelleschi/Ghiberti
Serie: Oltre il dipinto
- Episodio 1: La persistenza della memoria – Salvador Dalì
- Episodio 2: Protesta in piazza Tian’an Men-1989
- Episodio 3: Covid-19 — 2020
- Episodio 4: Il viandante sul mare di nebbia – Caspar David Friedrich
- Episodio 5: La scuola di Atene – Raffaello Sanzio
- Episodio 6: Il giuramento degli Orazi – Jacques Louis David
- Episodio 7: Santa Maria del Fiore – Brunelleschi/Ghiberti
- Episodio 8: Vocazione di San Matteo – Caravaggio
- Episodio 9: La libertà che guida il popolo – Eugène Delacroix
- Episodio 10: La lezione di danza – Edgar Degas
STAGIONE 1
– Vedi, perchè questa è la navata principale – i passi delle due figure risuonavano dentro la chiesa mentre il Brunelleschi illustrava alla ragazza tutto quello che era stato costruito sino ad ora, ogni volta si fermava a spiegare i dettagli più piccoli, che talvolta potevano sembrare insignificanti, raccontando il sudore e la creatività dietro ogni singolo mattone.
La ragazza si guardava attorno estasiata da come l’uomo potesse costruire tutto ciò, passava le dita sui muri della navata, i polpastrelli percepivano ogni discrepanza, qualche difetto che rendeva l’opera unica nel suo genere; le colonne che si estendevano verso il cielo erano sormontate da archi a sesto acuto slanciando di più la maestosità della chiesa.
Il pavimento era interamente decorato con figure geometriche che creavano illusioni ottiche al passarci sopra, la ragazza pensò di scivolare dentro un buco e quando si rese conto che era solamente una figura con ottagoni concentrici rise della magica riuscita di quel progetto.
Brunelleschi si girò ammirando la ragazza, vide nei suoi occhi la curiosità nell’apprendere nuove cose, colse da subito la spiccata proprietà di stupirsi per le piccole cose e soprattutto l’amore per l’arte. Riusciva a sentire la delicatezza con cui toccava il cantiere della chiesa, la vedeva camminare con gli occhi rivolti all’insù – Vedi quante cose si possono fare con la matematica? Si possono costruire mondi – la sua voce fece eco tra le pareti di Santa Fiore; la ragazza si girò e lo raggiunse colmando la distanza che si era formata. Il suo sguardo continuava a vagare, serpeggiando tra le colonne, non voleva perdersi nessun dettaglio – Ghiberti, ancora qua? Guarda chi ho trovato, è interessata alla cupola – mentre diceva questo il suo dito puntava verso l’alto; la ragazza riuscì a scorgere dietro l’architetto il suo compare: stempiato, gli unici capelli ricci che rimanevano erano pochi e arruffati vicino alle orecchie; portava una pellanda verde militare che arrivava fino a toccare il pavimento il tutto era concluso da un paio di scarpette umili in tessuto grigio. – Brunelleschi, sempre in giro a caccia di idee? Non sarebbe ora di smetterla di spaventare le persone in giro con le tue fandonie? – disse battendo una mano sulla spalla del compagno, la ragazza allungò lo sguardo per apprezzare le carte con i bozzetti architettonici della cupola.
Erano affascinanti.
Le linee leggere della matita accarezzavano il foglio di pergamena, erano segni precisi senza sbavature. Opere di una grande mano esperta.
–Vedi, avevamo pensato a due calotte, una interna e l’altra esterna. Quella interna sostiene quella esterna. Ne capisci il motivo, vero?– Lorenzo Ghiberti le si era avvicinato, spiegandole le bozze della struttura – Così riuscirete a costruire una cupola più grande che non collassi su se stessa – la ragazza prontamente rispose, sapeva benissimo che era un progetto a dir poco impossibile, nessuno prima d’ora c’era riuscito e soprattutto mancavano le tecnologie. – Quando inizieranno i lavori?– lo sguardo puntato verso il cielo, il buco lasciato dall’assenza della cupola catturava dentro di sè un pezzetto di universo che si stava tingendo dei colori del tramonto, – Sono già iniziati – disse Brunelleschi scambiando un’occhiata furtiva al compagno di fianco a lui, entrambi tenevano in mano il bozzetto, erano spalla a spalla come fossero una persona sola.
La ragazza ammirava la fratellanza tra i due architetti, niente competizione, nessun primato da vincere solo un’unica grande curiosità e passione per le stesse materie; due teste pensanti che si agglomeravano in un unico grande genio. – Io non vedo nessun cantiere, per la cupola – la ragazza cercò di guardarsi attorno pensando di aver tralasciato dietro di sè qualche dettaglio importante che valesse la pena rivedere, Ghiberti le si avvicinò prendendole le spalle tra le mani – È tutto qui – disse premendole un dito sulla tempia –Tutto nasce da qui, le grandi opere non sono mai casuali – guardandolo nelle iridi marroni illuminate dal luccichio di emozione la ragazza vide al di là: un uomo stanco, corroso dai lavori e dalle notti insonni, ma vide anche un intelletto che continuava a sognare; la mente di un bambino in un corpo che piano piano si sarebbe disintegrato.
Intanto Brunelleschi le porgeva una pergamena accuratamente arrotolata e fermata da un nastro di raso rosso, sulla cera sciolta spuntava un giglio: – Tieni, è il bozzetto portalo da Cosimo il Vecchio al palazzo ducale – prese tra le mani il foglio arrotolato e si avviò verso l’uscita cercando di capire da che parte svoltare per il palazzo, prima di uscire dalla grande porta del Duomo la ragazza si girò contemplando un’ultima volta l’interno della chiesa; le figure dei due architetti si distinguevano a malapena tanto era enorme quella struttura. Prima di richiudere la porta sentì Brunelleschi gridare – Diventeremo famosi grazie alla cupola, Lorenzo, il nostro nome verrà ricordato -.
– Eccome se verrà ricordato – sussurrò la ragazza nel mentre chiudeva la porta, perlomeno lei se li sarebbe ricordati così: come due uomini, due fratelli impegnati nella costruzione archittettonica simbolo di Firenze.
Questa volta il cambio fu repentino, portava sulla testa un cappellino verde militare con una piuma, i suoi capelli erano raccolti in uno chignon basso quasi del tutto nascosto dal cappello.
Portava una camicia a righe verdi e bianche con maniche lunghe a palloncino, aveva la calzamaglia bianca e un paio di pantaloni al ginocchio anch’essi a palloncino però in questo caso erano beige.
Nella tasca dei pantaloni si trovava un orologio da taschino, erano le 19.25 di sera.
Dietro all’orologio, fatto in ferro, era incisa una data.
30 ottobre 1601
Serie: Oltre il dipinto
- Episodio 1: La persistenza della memoria – Salvador Dalì
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- Episodio 4: Il viandante sul mare di nebbia – Caspar David Friedrich
- Episodio 5: La scuola di Atene – Raffaello Sanzio
- Episodio 6: Il giuramento degli Orazi – Jacques Louis David
- Episodio 7: Santa Maria del Fiore – Brunelleschi/Ghiberti
- Episodio 8: Vocazione di San Matteo – Caravaggio
- Episodio 9: La libertà che guida il popolo – Eugène Delacroix
- Episodio 10: La lezione di danza – Edgar Degas
“È tutto qui – disse premendole un dito sulla tempia –Tutto nasce da qui, le grandi opere non sono mai casuali “
❤️ Questo brano è un inno all’arte, allo studio, alla ricerca. Chapeau
“vide nei suoi occhi la curiosità nell’apprendere nuove cose, colse da subito la spiccata proprietà di stupirsi per le piccole cose e soprattutto l’amore per l’arte.”
❤️