Sauro e Dino

Sauro e Dino erano due fratelli gemelli con un solo corpo, due code enormi e due teste che potevano arrivare molto in alto, grazie al collo lungo come quello delle giraffe. Si nutrivano di frutti che crescevano sulle piante: piccole bacche rosse o nere, e dolci frutti succosi come i nostri fichi selvatici coperti di spine. Bastava soffiare due o tre volte con il loro alito rovente e tutte le spine bruciacchiate cadevano giù. E poi slurp, in un sol boccone ne divoravano un mucchio, tutti insieme. Non erano per niente carini e non conoscevano la gentilezza. Quando le libellule si posavano sul muschio o sulle felci, in qualsiasi parte del loro territorio, boom, le schiacciavano con le loro grosse zampe. Avevano un brutto carattere, si arrabbiavano spesso e quando la rabbia era tanta spalancavano l’enorme bocca e sputavano fuoco. Le fiamme certe volte bruciavano le foglie dei rami o incenerivano quelle ormai secche che formavano un folto tappeto arido sulla terra del bosco. Altre volte provocavano un incendio che infiammava l’intera chioma di uno o più alberi. Avevano un corpo enorme coperto di squame verdastre. I loro passi erano lunghi, lenti e pesanti. Mangiavano spesso e tanto.  Quando qualcuno si avvicinava al territorio della loro caverna, diventavano nervosi ed emettevano un verso acuto e spaventoso. Un grido che arrivava fin sopra la vetta bianca e silenziosa, poco distante dalla loro tana, che pareva addormentata. Quando l’urlo era troppo forte si sentiva un boato e anche dalla bocca sulla cima della montagna iniziava a colare un mare di fuoco. Un mare rosso acceso che divorava tutto ciò che incontrava nel suo cammino in discesa, dall’alto, fin giù, ai piedi del monte. Il fuoco aveva divorato tutti gli alberi e tutti i cespugli. Dopo qualche tempo era spuntato solo qualche ciuffo d’erba amara, che non dava frutti, né bacche, né semi, né dolci gemme da mangiare. Sauro e Dino erano tristi, affamati e così deboli che perdevano squame e non avevano la forza neppure di arrabbiarsi. Il gelo dell’inverno avrebbe coperto di ghiaccio anche i fili d’erba. Dalle loro bocche enormi non usciva nemmeno una fiammella piccola e tremula come quella di una candela. Dai loro occhi, grandi come cocomeri, cadevano grosse lacrime che diventavano subito come ghiaccioli. La temperatura del loro sangue giorno dopo giorno calava, come quella dell’aria intorno a loro. Il loro corpo, spoglio di squame, tremava per il freddo. Pestavano le zampe per scaldarsi, battevano i denti ed erano sempre più deboli.

Un giorno, davanti alla loro caverna, passò un forestiero che viveva in un’altra selva molto lontana. Si chiamava Mammut e trascinava dietro di sé una slitta carica di provviste per l’inverno. Frutti maturi, grosse zucche e funghi rossi giganti. C’erano anche pomi di tanti colori, fosforescenti, che luccicavano nell’oscurità della notte. Sauro e Dino avevano invitato Mammut a entrare nella loro grotta a riposare, fintanto che era buio. E mentre l’ospite dormiva, i due fratelli gemelli, con le loro bocche fameliche, avevano fatto una grossa scorpacciata di frutti, di zucche e di funghi. La loro fame era così tanta che ingoiavano senza masticare, senza fermarsi neppure a respirare. Non ancora sazi e molto ingordi come sempre, avevano divorato anche i pomi fosforescenti, secchi e duri, che servivano per addobbare gli abeti, illuminare e rallegrare le notti più lunghe dell’anno. Più ore per riposare e per sognare. Ogni maschio mammut desiderava, e nel sonno spesso sognava, zanne vistose per conquistare le femmine di mammut graziose, assai piú piccole e laboriose.

Subito dopo l’abbuffata, Sauro e Dino erano cascati a terra come un sacco pieno di cachi mollicci, molto maturi, facendo splash e schizzando i liquidi gelatinosi del loro corpo sulla crosta di ghiaccio dell’inverno. Sauro e Dino erano gli ultimi discendenti di una grande famiglia. Non avevano più nessun parente. Quella notte, dopo la grande scorpacciata, arrivò la fine anche per loro, in quel bosco, e per l’intera specie dei draghi.

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Discussioni

  1. Lo stile è quello della favola, certo, ma guardando sotto la superficie si distingue una narrazione critica e realistica del nostro mondo.
    Molto bella e, soprattutto, significativa.

    1. Grazie Giuseppe, 🙏 Un testo che ho cercato di rendere semplice, adatto ai bambini, ma come tu hai notato, c’ é anche qualcosa di sottinteso. É più forte di me: non resisto alla tentazione di esprimere, a ogni occasione, la mia piccola protesta, contro lo scempio dei roghi a causa dell’aviditá e della stoltezza umana.

  2. Ok, è una favola per bambini hai scritto. Io però ci vedo lo stesso qualcosa d’altro. Fatti di cronaca che riguardano la tua terra? Gli incendi che la devastano in estate? Boh, forse mi lasco trasportare troppo 🥴

    1. Sì Francesco, per adulti e piccini questo messaggio vale uguale. Stanno devastando la vegetazione rimasta, in Sardegna e in tanti altri territori
      del mondo. In Amazzonia, quest’anno, oltre 4 milioni di ettari, senza considerare la deforestazione per l’abbattimento degli alberi.
      C’ é da piangere, non per Sauro e Dino, ma per i nostri figli, nipoti e pronipoti, che pagheranno il pezzo più alto.
      Grazie Francesco, tu che puoi, sono certa che continuerei a trasmettere ai tuoi figli il rispetto e l’amore per gli alberi e per tutta la natura in genere.

    1. Le favolette più semplici a volte sono i racconti più difficili per trasmettere ai piccoli che ascolteranno o leggeranno la storia i messaggi che si vorrebbero comunicare, in modo chiaro e senza annoiare.
      Grazie di cuore, Giancarlo, le parole che ricevo da te sono sempre uno dei doni più graditi e un puntuale sostegno importante.

  3. Una bellissima e malinconica favola che ci insegna come le cose debbano finire se vogliamo che altre abbiano inizio. Sai Luisa, con mio il mio bimbo più piccolo abbiamo l’abitudine di raccontarci storie ogni sera, per poi disegnare e raccogliere in piccoli libretti quelle che ci piacciono di piu. Credo proprio che questa sarà la prossima 😊
    Ci hai fatto davvero un bel regalo.

    1. Ciao Dea, non immagini quanto mi renda felice questa tua intenzione di leggere la storiella di Sauro e Dino alla tua bambina. In fondo ci speravo che con alcuni di voi, amici autori, potesse succedere. Trasmettere queste fantasie così semplici ai bambini é anche un conforto alla bambina timida e impaurita che si nasconde in un angolo remoto della mia memoria, sotto decine e decine di strati sempre più ruvidi che si sono sovrapposti con il passare del tempo e dell’etá.
      Grazie Dea, un abbraccio anche a te.
      😘

    1. Grazie Piergiorgio, ero indecisa se fosse il caso di pubblicare questo racconto su Open, poi ho pensato che molti degli autori tra noi sono genitori, zii o nonni. e hanno figli o nipoti ancora piccoli; quindi ho detto va be’, forse non sarà una lettura interessante per chi scrive qui, sucquesta piattaforma, però qualche amante di dinosauri e draghetti che ancora non sa scrivere o sta appena iniziando, potrebbe gradirne l’ascolto, con una buona interpretazione a tono.
      Grazie di cuore Piergiorgio per la tua attenzione.

  4. Bella questa “sperimentazione”. I bimbi per cui l’hai scritta apprezzeranno sicuramente! Non toccherei una sola parola o forse sì, accennerei al fatto che, in quanto rettili, il loro sistema circolatorio non poteva sopravvivere al grande gelo a differenza di Mammut. Un abbraccio!!!

    1. Grazie di cuore Giuseppe per la tua lettura puntuale, le gentili parole di supporto e per il tuo consiglio. 🙏 Ho ancora un numero sufficiente di parole per poter inserire questo tuo suggerimento.
      Un forte abbraccio.
      Un abbraccio.

  5. La triste storia di Sauro e Dino, per gli amici Dino Sauro, due draghi estintisi per una scorpacciata. Però io ne conosco ancora uno di nome Mario. Allora Draghi è l’ultimo dei dinosauri?
    Piaciuto il tuo nuovo lavoro, compiaciuto sono della tua nuova veste di scrittrice fantasy. Sempre in gamba M.Luisa, io sempre fuori di testa.

    1. Buongiorno Fabius P. e grazie per questo commento. Mi hai letto nel pensiero. Anch’io avevo in mente l’ultimo dei Draghi ancora esistente, mentre scrivevo questa storiella; difficile, peró farlo rientrare in una stirpe preistorica. Questo piccolo racconto fantasy in cui mi sono cimentata, é finalizzato alla lettura rivolta a un gruppo di bambini, sul tema dell’inverno che ho scritto quasi di getto, su richiesta di una terapeuta. Se vi vengono in mente piccole variazioni che potrebbero arricchire, migliorare o rendere piú piacevole il racconto, vi sarei grata: i bambini in questione sarebbero piú contenti. Aspetto i vostri suggerimenti su messaggi privati o anche qui sui commenti.