SBIRCIATA
Se dovessi raccontarmi, come adesso, come ora, non saprei da dove partire. Vedete la mia vita è stata vissuta bene, se mi guardo dietro ho parecchi rimorsi, ma chi non ne ha, anche chi dice di non averne ne ha, anche chi non ha mai pensato ma ha sempre agito, d’altronde nella vita a volte non si deve agire, non si deve fare niente, devi avere pazienza, aspettare il momento giusto, potrebbero passare anni. In questo momento mi trovo alla stazione Termini dietro un capannone a pisciare, non so perché abbiate voluto cominciare da qui a guardarmi, che poi si trattasse solo di sguardi non mi importerebbe niente, ma no, voi volete anche sapere, anche adesso, vi state domandando perché io adesso, ora, sia a pisciare dietro un capannone e non a casa, non in stazione, o forse no, forse perché non piscio in stazione non ve lo state chiedendo. Pensate che ieri, giusto ieri che coincidenza, c’era un artista qua, in stazione, un artista importante, con la sciarpa e con il cappello, l’artista era sudato e mi chiedeva un bagno, mi diceva così, non “Dov’è il bagno?” ma solo di “Un bagno.” Precisamente: “Oh, un bagno?” “Eccolo qui!” gli dissi io togliendomi il mio cappello di lana e appoggiandolo sotto il cazzo d’artista, lui, l’artista non l’ha presa bene e mi ha mandato a cacare “Vattene a fanculo.” Precisamente. Ora scommetto che pensate d’aver capito, di avermi già inquadrato, a chi mi state associando in questo momento? Vorrei saperlo, vorrei tanto saperlo, non è patetico? Questa mia voglia intendo, questa mia voglia di sapere chi sono per voi. Il mio allora psicologo, che riposi in pace, mi disse che è normale “Pensa che ormai lo stanno per levare anche come disturbo il tuo, è normale.” Grave malattia quindi, pensai subito io, senza possibilità di cura alcuna. Che poi io non ci credo, non ci posso credere che siete patetici come me, no, no, no, no, no, sarebbe impossibile, voi che mi sembrate così convinti, così sicuri, l’ha detto per consolarmi il mio psicologo, buon’anima, che poi come vi ho già spiegato non mi ha sollevato per niente. Incurabile, questo il verdetto del mio cervello, che poi se ci pensate insieme a me, se ci mettiamo tutti quanti un attimo a pensare per bene, anche questa cosa che ho detto ora è una convinzione, e nessuno di voi potrebbe farmi cambiare questa mia convinzione, questa mia idea, che non potete essere malati. Che poi, questa è bella, voi neanche mi guardate, voi non sapete neanche che aspetto ho, ho una barba lunga? Sono sporco? Sono pulito? Come sono vestito? Sono vestito di marrone vero? Con le toppe sui gomiti, beh, no, no, no, non sono vestito così, sono diverso, sicuramente diverso dalla vostra immagine, questo ve lo posso assicurare guardate, o forse no, no, non è vero, magari sono esattamente come mi immaginate, che poi siamo tutti stereotipi. L’artista per esempio era proprio un artista, se vi dicessi di immaginare un artista, anzi ve lo dico proprio “Immaginate un artista.” Adesso la vostra immagine, sono sicuro, ne sono convinto, oh, un’altra convinzione, che sia più convinto di voi dopotutto, comunque, scusate se divago così tanto, è che mi diverto a parlare con voi, all’inizio lo ammetto, mi davate un po’ fastidio, d’altronde capitemi anche voi “mettetevi nei panni mia” come dice il signor Mauro, la pisciata di un uomo, con uomo non intendo un umano ma proprio un uomo, un umano uomo, è un momento di pace, di liberazione, soprattutto le pisciate all’aperto, molto più liberatorie di quelle al chiuso. Però, dicevo, mi sto trovando bene con voi, mi sento a mio agio, ammetto anche che forse ho peccato un po’ di arroganza, forse sono stato un po’ snob, che dite? Forse sì, forse no, non saprei proprio, che casino. Comunque l’artista, dicevamo, l’immagine che vi siete fatti dell’artista nella vostra mente, che poi in questo caso specifico sapete anche che è un artista un po’ scorbutico, mi ha mandato a cacare d’altronde, oppure l’avete interpretata in un altro modo, l’insulto intendo, l’azione dell’insulto, magari pensate sia un artista senza filtri, senza mezzi termini, che oggi vi piacciono tanto, oppure no, ma certo, ora capisco, la interpretate così per l’immagine che avete di me, me la volete dare a me la colpa, io che vi sto raccontando me stesso, che mi stavo trovando così bene, bastardi, perché non posso fidarmi più di nessuno, nemmeno di voi posso fidarmi, eppure ero sicuro, ero sicuro che eravate persone come si deve, persone per bene, osservatori pazienti. Mi fate un po’ pena, questo sì, questo devo proprio ammetterlo, che mi fate un po’ pena. Lo vorrei proprio vedere me stesso nelle vostre teste, ah, vi prenderei singolarmente e vi farei guardare chi state immaginando in maniera così spregevole, ve le caverei quelle teste, ma non c’è bisogno, ve ne state lì tutti fieri del vostro stato intoccabile, coi capelli tirati all’indietro e la barba curata, cosa avete accanto? Bastardi, un tè caldo, sì, sì, sì, avete proprio un bel tè caldo alle erbe orientali perché quello del supermercato era troppo poco per vostra maestà, statevene lì, seduti con quella spocchia tipica degli uomini anonimi che popolano questa stazione. Basta, basta, basta, scusate, mi sono calmato, non so che mi è preso, scusate se vi ho immaginato anche io, è che questa cosa dell’immagine no, dell’immagine immaginativa, per me è un’ossessione, ve l’ho detto, è una malattia, è incurabile, ma per questo vi dico che voi non potete averla, no, impossibile proprio, non come me, almeno lo spero. Vedete, questo mio attacco di rabbia verso di voi è perché in realtà nel profondo, nell’inconscio, come diceva il mio psicologo, che la terra gli sia lieve, io penso che voi pensate come me, la mia parte conscia, questa, quella che vi sta parlando lo sa, lo spera anzi, arrivati a questo punto, che voi non siate come me, però la parte inconscia non ha modelli di paragone, capite? Non sa come concepire metodi di pensare diversi, quindi vi consegno la mia ossessione, ve la affibbio e allora lì arrivo facilmente alla rabbia, perché se anche voi, come me, avete la mia stessa ossessione chissà in quanti modi mi avete immaginato, chissà in quale banale, odiosa, stupida e inutile azione mi state raffigurando. Ecco, anche adesso, anche adesso mi si è infilato di nuovo il pensiero, lo sento arrivare, penetrarmi il cranio, e me la trovo lì, capite? Nel mio cervello, a vagare e a toccare con arroganza gli altri pensieri colleghi, molto più qualificati e professionali. Però è meglio di prima, è molto meglio di prima, o no? Non lo è, era meglio quando ero solo paura, non è così anche per voi? Per la tristezza soprattutto, o anche per la paura, il mio psicologo, sempre nelle nostre preghiere, disse che: “La paura vince quando non ti accorgi di averla” il mio psicologo, bon ’arma, come dicono in Sicilia, non mi spiegava cosa voleva dire veramente, io lo so perché, perché lui in realtà non capiva veramente le sue frasi, però le diceva, e aveva ragione oh, attenzione qui nessuno vuole dire che il mio psicologo, ci uniamo al dolore della famiglia, non avesse ragione, no, no, no, lui era preparato, solo che era miserabile capite? Era davvero miserabile, era triste, era disgustoso, un uomo con così tante potenzialità in quello stato, ma voi la pensereste come me, vi sarebbe bastato vederlo, parlarci, per solo mezz’ora, per un quarto d’ora anche, qui, al caffè Giolitti. Dio, è tardissimo, prima avrei bestemmiato, però sono sereno, ah, prima avrei tirato proprio un bel porcone, di quelli potenti, già sono qui da un’ora, probabilmente già l’hanno visto, però vedete, ora sono sereno, sono tranquillo, in realtà vi confesso che potreste essere voi la causa della mia serenità, vorrei non ve ne andaste, vorrei ma non si può, io ho fatto una scelta.
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Mi piacerebbe sapere se Pirandello, che amo moltissimo, fa parte delle tue letture. Se così non è, allora forse è una questione di assonanze siciliane così classico e pulito, nonostante la sua apparente confusione.
ciao francesca, scusa per l’enorme ritardo. Sì, Pirandello è stato un autore molto presente nelle mie letture quando ero più giovane, ti ringrazio tanto per i complimenti
Una scrittura materiale e tormentata…..un monologo intenso di riflessioni…..
Ci si perde nei labirinti del tuo discorrere….è un continuo pensare fra tutte le possibilità di una mente umana e un continuo sentire fra tutte le possibilità di un cervello umano e un continuo essere trascinati fra tutte le possibilità di un carattere umano……
Un uomo in rivolta, disgustato dall’esistere e dal gelo della condizione umana che non si risparmia nel suo “soliloquio”….
Pensieri e parole che hanno la forma di filosofiche ossessioni mentali, la spietatezza lucida, assillante e sincera che non concede nessuna via di scampo….
Semplicemente un capolavoro…
grazie mille Migèè. davvero troppo buona
Interessante, quato stile molto colloquiale. I pochi punti mi fanno pensare che questo ragazzo sia un po’ logorroico, il che si adatta al personaggio.
Bello!
Grazie Nicola!