Scacco matto al re  – 8

Serie: IL TRENO DELLE ANIME


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Manuel trova il modo di giustificare il suo strano comportamento con il figlio.

La domenica successiva, dopo pranzo, Alex uscì con Elisa, Nico era già a teatro per le ultime prove e Katia e Sara discutevano sugli accessori da abbinare agli abiti da indossare la sera: se il resto del mondo fosse stato assorbito da un buco nero non avrebbe fatto nessuna differenza. Manuel aveva mangiato troppo, stava cedendo al sonno, cullato dalle voci delle due donne; tuttavia trovò la forza di alzarsi e preparare il caffè. Lo portò anche alle signore, che ringraziarono, ma continuarono a ignorarlo.

​Lui, sentendosi di troppo, decise di fare una passeggiata in compagnia di quel pasto lauto, difficile da digerire. Si diresse ai giardini e si sedette sulla prima panchina che scovò. Cominciarono a riaffiorare i ricordi della sua nuova vita, insieme alla consapevolezza di averli vissuti davvero. Tutti erano più luminosi: il giorno delle nozze con Katia, il primo Natale con lei e Alex, le gite con gli amici e l’aver ritrovato suo padre e suo fratello. Persino gli anni di carcere, a confronto con quelli della vecchia vita, non gli apparivano bui.

​Sentì un prurito sulla spalla destra, provò a grattarsi e le dita toccarono una cicatrice: quella dell’operazione per estrarre il proiettile che lo aveva colpito quella sera, in quel bosco. Lasciò scivolare la mano sul braccio e anche lì trovò un piccolo solco, procurato da una caduta mentre inseguiva e scherzava con Alex quando una volta, da piccolo, non voleva andare a scuola. Anche il suo corpo ricordava. Noncurante della gente che lo guardava, rise da solo di quei segni che testimoniavano una guerra che era felice di aver combattuto.

​La sera erano tutti in fila al Teatro Regio per il concerto di Nico. Manuel raggiunse l’amico in camerino.

​«Posso entrare?»

«Certo, anzi, mi dai coraggio.»

«Sei emozionato?»

Nico non rispose e respirò profondamente.

«Non fare quella faccia. Non è la prima volta.»

«Per me lo è sempre. D’altronde, senza emozione non si può dare il meglio.»

«Dai, che hai fatto il pienone.»

«Sono arrivati Mario, Michele, To-»

«Tranquillo, siamo al completo.»

​Nico sorrise e sospirò.

​«Nico… posso chiederti un favore?»

«Anche due.»

«Potresti chiudere il concerto con quella musica che abbiamo sentito… quel giorno?»

​«Gianni, oltre a Chopin, Massenet e Rachmaninov, suonerò anche colonne sonore, ma non quella. L’ho fatta togliere dal programma. Non ce la faccio. Chiedimi qualsiasi cosa, ma non questa. Ti prego. Non ce la faccio. Perché poi?»

​«È un modo per esorcizzare le nostre paure. Per rendere bello ciò che è stato un incubo. Serve a chiudere con il passato. Definitivamente.»

​«Ma ho paura di bloccarmi.»

​«No, non succederà, perché la musica ti trasforma. È la tua corazza e ti protegge dalla paura.»

​«Ma proprio in questa città dovevi chiedermelo?»

​«Qui è cominciata quella storia e qui deve finire, per…»

​«Per cosa?»

​«Per iniziarne altre. Adesso sarai tu a prendermi in giro, però pensa a come sarebbe bello restare insieme alle persone a cui vogliamo bene per sempre.»

​«Non ti prendo in giro, ma mi preoccupi. Perché non dovremmo restare insieme? Gianni, è da una settimana che dici cose strane: finire, ricominciare. Sembra che ci dobbiamo dire addio e vuoi una dedica musicale. Tu mi nascondi qualcosa?»

​«Io non voglio dire addio più a nessuno. L’unione delle note che diventano armonia è ciò che siamo tutti noi adesso e io non voglio che finisca con questa vita.»

​«Neanche io lo vorrei, ma purtroppo accadrà. Però, se esiste un aldilà, basterà che io chieda a San Pietro: “Sa dov’è Gianni il meccanico, quel tipo un po’ strano che pensa di non essere morto?” e ti troverò da qualche parte ad aggiustare le ali degli angeli.»

​Quella risposta lo avvilì: pensò che persino un predicatore avrebbe fatto fatica a farsi ascoltare, figuriamoci lui che un tempo credeva solo nel motore a scoppio. Si sentì impotente. Guardò l’amico negli occhi e gli afferrò le mani, proprio come aveva fatto, in un tempo remoto, quando gli giurò l’impossibile. Qualcuno stava guidando i suoi gesti. Si accorse che Nico al polso aveva un braccialetto rigido d’acciaio con incisa una frase. Con un dito lo fece girare e lesse.

​«Dove l’hai preso? Cos’è questa scritta?»

​Il comportamento di Manuel aveva gettato Nico nello sgomento e rispose balbettando.

​«Ma… non… l’avevi mai visto?»

​«No, o almeno non ci ho mai fatto caso.»

​«Un giorno, prima che nascessero Elisa e Thaïs, io e Sara eravamo in autostrada e abbiamo visto una risaia in lontananza. Il verde del riso brillava al sole. Era estate e decidemmo di prendere la prima uscita per fare una passeggiata. In mezzo al campo vedemmo una chiesa in rovina e ci nascondemmo lì dentro per… appartarci. Dopo, Sara trovò delle parole in latino su un muro e le copiò. Le facemmo tradurre. Si trattava forse di una preghiera. Il primo verso diceva: “Solo amando non trovai più ostacoli”. Sara disse che quelle parole le sentiva sue, ed era vero: lei è la prova vivente di quel verso, e così lo abbiamo fatto incidere sui nostri braccialetti.»

​«Vedi, chi ha scritto quelle frasi voleva che le leggessi anche tu. La musica però è una lingua comprensibile a tutti, le sue note sono parole che attraversano il tempo ed evocano quello che è sepolto in noi. Potrebbero essere un segno di riconoscimento anche tra secoli.»

​L’amico lo guardò attonito: si chiedeva se parlasse sul serio o se, come al solito, volesse prendersi gioco di lui, però non riusciva a interromperlo. Quel che diceva e la forza con cui lo sosteneva avevano qualcosa di magico e lui, quasi ipnotizzato, restò ad ascoltare.

​«Immagina un giorno: tra cento anni, ascolti quella melodia e provi un’emozione. Poi cerchi di sapere chi sia il compositore e, soprattutto, chi l’abbia suonata, e trovi su internet un video di un certo Varzi; l’ascolti, lasci un commento, leggi quelli di altre persone, rispondi, magari chiedi loro l’amicizia e tra queste potrebbero esserci Sara e tutti quelli a cui vuoi bene. In seguito ci ritroveremmo a un concerto, proprio come stasera, e ricomincerebbe tutto. Non ti piacerebbe?»

​«E me lo chiedi? Ci metterei la firma.»

​«Quella musica può diventare la tua firma. Ma devi suonarla tu: il tocco delle mani di un musicista è come la voce della sua amima.»




Continua...

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Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Però, se esiste un aldilà, basterà che io chieda a San Pietro: “Sa dov’è Gianni il meccanico, quel tipo un po’ strano che pensa di non essere morto?” e ti troverò da qualche parte ad aggiustare le ali degli angeli.» 😁 Bellissimo questo passaggio❤️

  2. “​«Per iniziarne altre. Adesso sarai tu a prendermi in giro, però pensa a come sarebbe bello restare insieme alle persone a cui vogliamo bene per sempre.»”
    Per chiedere il cerchio…

  3. Qui ho sentito forte una malinconia buona, di quelle che non deprimono ma allargano. Il dialogo tra Manuel e Nico è delicato, quasi sospeso, e l’idea della musica come filo che attraversa le vite (e le vite future) funziona molto bene. È un passaggio che non spiega tutto, ma lascia vibrare qualcosa e secondo me è il suo punto di forza.

  4. L’amore di Sara, il modo in cui lo sa esprimere e vivere, mi tocca moltissimo. Mi associo a Gabriele, sarebbe davvero se tutti potessimo esprimerci così, senza barriere, parlando sempre e soltanto con il cuore in mano.

    1. Purtroppo viviamo in una società dove molti pensano che i sentimenti siano un segno di debolezza o addirittura che essi non esistano. Nonostante Nico sia un uomo sensibile, ho mostrato Manuel imbarazzato dalla sua richiesta proprio per il motivo suddetto. Grazie per il bellissimo commento, Gabriele!