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Serie: Il morire dei giorni


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Li è stata aggredita, che fine hanno fatto gli altri due astronauti?

«Mike, devo avvisarti che i tuoi amici sono in difficoltà», Guy si espresse in modo piuttosto neutrale, ma Mike si agitò subito.

«Cosa vuoi dire, Guy?»

«Prima di tutto non chiamarmi Guy…»

«Non abbiamo tempo per le stronzate. Dimmi cosa sta succedendo!», Mike era fuori di sé e stava urlando senza neanche rendersene conto.

«Devo darti una brutta notizia».

«COSA CAZZO SUCCEDE?»

«Non rilevo più i parametri vitali di Li, probabilmente è morta».

Questa frase fu una pugnalata al petto di Mike. Ci mise un po’ a digerirla.

«Che mi dici di Thomas e Lukas?»

Guy gli raccontò ogni cosa in modo asettico: era il suo modo di soffrire quello di non provare emozioni? Impiegò pochi minuti per dirgli tutto. Subito dopo una specie di allarme suonò un paio di volte.

«Lo shuttle sta tornando, Mike».

«Meno male, finalmente una buona notizia!»

«Non ci conterei».

«Perché?»

«Non rilevo più i parametri vitali del capitano e di Lukas».

«Ma stanno tornando. Devono essere loro! Non penso che quelle bestie sappiano usare i comandi».

«Preparati al peggio».

In pochi minuti lo shuttle fu in vista. La guida era automatica. Alla fine, bastava premere un bottone. Poco dopo la navicella si agganciò alla Colombus.

Mike arrivò di corsa davanti al portellone: era tutto imbrattato di una sostanza verde. Doveva aprirlo dall’interno. Non si udiva nessun rumore. Spinse il pulsante. Il portellone si aprì piano. Non ebbe il tempo di pensare, vide una bestia nera che volava verso di lui e sparò con il suo fucile. Poi entrò dentro.

Ciò che vide non gli sarebbe più uscito dalla testa. C’erano innumerevoli corpi neri da cui fluiva una sostanza verde e appiccicosa: doveva essere il loro sangue. Nei pressi dell’ingresso trovò il primo corpo: quello di Li. Le tastò la gola: era morta. Più avanti trovò il capitano con numerosi buchi sul corpo: aveva lottato fino all’ultimo. Pace all’anima sua. Poi udì un rumore dalla sala comandi: era chiusa. Si precipitò alla porta e l’aprì. Era Lukas, ferito ma vivo.

«Lukas, amico mio! Come stai?», c’era sangue dappertutto, ma questo era rosso.

«Mai stato meglio, Mike!», Lukas sorrise con i denti sporchi, poi sputò sangue.

«Mattacchione fino all’ultimo», Mike cominciò a piangere e lo abbracciò.

«Mike!», lo guardò con gli occhi pieni di lacrime.

«Dimmi, amico mio!», un gemito sfuggì alle labbra del pilota.

«Scappa e non tornare più! Giuramelo!»

«Perché Lukas? Quelle bestie devono morire tutte per quello che vi hanno fatto. Dobbiamo tornare con l’esercito ed estinguerle!»

«No! Mike!», Lukas cercò di gridare e sputò di nuovo sangue, «mio padre mi raccontava sempre della guerra, delle bombe, della sofferenza. Siamo morti in tre oggi, ma loro in molti di più. Ho ucciso anche dei cuccioli innocenti. Basta!».

«Ma…Lukas!»

Lukas lo prese per il collo.

«Giuramelo!», piangendo, Mike giurò.

«Ora posso morire in pace».

Pochi minuti dopo, il respiro di Lukas si fermò fra le lacrime del suo migliore amico.

Mike prese i tre corpi dei suoi amici e li portò sulla Colombus. Poi trascinò il corpo dell’umanoide che aveva ucciso sullo shuttle.

«Mike! Cosa stai facendo? Cosa ti ha detto Lukas?», aveva completamente dimenticato Guy.

«ASGAI, dobbiamo tornare sulla terra».

«Preparo subito la rotta Mike. Torneremo e li stermineremo!»

«Sì», disse Mike senza espressione.

I motori si azionarono quasi subito. Mike si diresse nel retro della nave, a gravità zero, dove si trovava il terminale principale di Guy.

«Mike! Dove stai andando? Cosa devi fare?»

«Devo prelevare la tua memoria, per avere le prove da presentare all’esercito».

«Non ne vedo il bisogno, Mike. Posso mostrare tutto io».

Mike, impassibile, sparò al terminale di Guy. Non poteva più né vederlo, né sentirlo. Ma sentì la nave accelerare e dovette mantenersi per non essere sbalzato via. Guy aveva capito e non sarebbe stata facile.

Guy accelerava sempre di più. A fatica, Mike giunse nei pressi della porta del computer centrale. C’era un terminale di Guy vicino la porta.

«Non ci riuscirai mai, Mike! Mi sto dirigendo verso la stella. Se non sopravviverò io, neanche tu lo farai».

L’accelerazione era troppo forte. Con una mano Mike si manteneva alla maniglia, con l’altra reggeva il fucile e sparò al terminale che emise un po’ di fumo e si spense. Guy accelerò ancora di più. Non sarebbe riuscito a reggersi. Con il fucile ancora in mano, Mike si girò. Poi gli venne un’idea. Era a gravità zero, il fucile poteva essere d’aiuto. Si mise di spalle alla porta e sparò qualche colpo. Il rinculo era sufficiente per dargli una piccola spinta. Tenne premuto il grilletto e, intanto, si aiutava anche con le mani. Riuscì ad arrivare al rilevatore. Appoggiò la sua mano ancora sporca del sangue di Lukas e sperò che funzionasse: la porta si aprì.

Entrò e la richiuse alle sue spalle appoggiandosi ad essa. La stanza non era troppo grande e poteva operare facilmente. Ma Guy accelerò al massimo. Ormai Mike era schiacciato contro la porta e non aveva modo di muoversi. Quanto tempo aveva? Non poteva aspettare. Conosceva a memoria il computer centrale, sapeva che poteva funzionare anche se uno dei componenti era danneggiato. Puntò con il fucile la zona dell’intelligenza artificiale e, prima di sparare, pregò e si fece il segno della croce.

Il computer cominciò a friggere, sperò di non aver sbagliato la mira. Sorrise quando la nave rallentò. ASGAI non c’era più.

Tornò allo shuttle. Azionò i comandi per farlo partire e impostò la destinazione verso la stella. Poi dalla stessa apertura espulse i corpi dei suoi tre amici. Non poteva dar loro una sepoltura, altrimenti non avrebbe potuto mantenere il giuramento.

Si sedette ai comandi della Colombus. Impostò la rotta e tenne d’occhio tutti i monitor. Sembrava funzionare perfettamente ogni cosa. Il viaggio avrebbe richiesto più tempo per via della guida manuale.

Nel frattempo, si inventò una storia da raccontare al suo ritorno. Avrebbe detto che erano giunti sul pianeta, lo shuttle era esploso all’entrata nell’atmosfera. Guy era impazzito e aveva dovuto farlo fuori, cosa poi vera. Ripulì anche la nave dal sangue. Non capiva esattamente perché Lukas avesse voluto così, ma era il suo migliore amico e aveva giurato.

Alla fine, giunse in vista della Terra. Si sedette ai comandi, prese la bottiglia di whiskey, brindò ai suoi amici e contattò la base.

Serie: Il morire dei giorni


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Sono felice che Mike abbia mantenuto la sua promessa e tu abbia voluto, grazie a questo racconto, ricordare che la vendetta miete molte vittime innocenti. La diversità va compresa.

  2. Beh…mi hai colto di sorpresa. Ma perché tutta questa sete di estinzione di una specie? Voglio dire…gli alieni sono a casa loro a farsi gli affaracci loro quando all’improvviso arrivano questi tizi a caso, e mo devono pure essere sterminati? Comprendo il senso di vendetta umano ma…Guy?

    1. Per Guy uno degli obiettivi era la sicurezza dell’equipaggio. Quando sono morti qualcosa si è rotto in lui e ha cominciato a dare i primi segni di pazzia. Lukas è l’unico ad essere rimasto lucido comprendendo che erano loro gli invasori