
Scelte
Serie: Il platano bianco
- Episodio 1: Il platano bianco
- Episodio 2: Un nuovo amico
- Episodio 3: L’albero
- Episodio 4: Scelte
STAGIONE 1
Il rumore della pioggia che sbatteva sul vetro della finestra l’aveva accompagnato per tutta la notte. L’ultimo messaggio di Elisa lo aveva turbato, e non poco. Quel “dobbiamo parlare” aveva avuto lo stesso effetto di un fendente nel petto, e la lama, penetrante e affilata, non era ancora stata estratta, opprimendo il torace e rendendo faticosa persino la respirazione.
Proprio quando era riuscito a prendere un po’ di sonno e iniziava ad avvertire la pesantezza nelle palpebre, il telefono squillò, illuminando una stanza fino ad allora avvolta dalle tenebre. Ci piombò su, con il cuore a mille e gli occhi socchiusi per il bagliore. Era Mattia:
― Perdonami Cristiano, per favore perdonami… ― il modo frenetico in cui pronunciava le parole e la voce rotta dall’agitazione fecero trasalire Cristiano dal letto.
― Cos’è successo? Dove sei? ― urlò ripetutamente, mentre dall’altra parte del telefono si iniziava ad udire un fastidioso fruscio che di tanto in tanto veniva interrotto dall’assiduo singhiozzare di Mattia. Intanto, una scarica di fulmini avvisò che il diluvio aveva raggiunto un’intensità notevole.
Dopo varie chiamate, la maggior parte delle quali senza risposta, Cristiano scoprì la posizione di suo fratello.
L’ospedale distava una decina di chilometri da casa sua; lo raggiunse in pochissimi minuti, effettuando pericolosi sorpassi anche dove l’asfalto, a causa della pioggia, era diventato un insidioso campo di pattinaggio per le auto. Di questo, però, non se ne curò in nessun momento. In testa aveva soltanto la voce di Mattia che riecheggiava in continuazione, e che lo portava a supporre i molteplici scenari per i quali stava rischiando di schiantarsi tra gli alberi che costeggiavano il suo triste tragitto.
Arrivò in ospedale sano e salvo, per modo di dire. Inzuppato di acqua giunse all’ingresso, dove trovò Mattia camminare nervosamente su e giù per l’atrio, con le mani tra i capelli bagnati e il volto distrutto dalla tensione. Nel voltarsi verso Cristiano lasciò intravedere la fresca medicazione sulla tempia.
― Mi dispiace, mi dispiace… ― continuava a ripetere.
― Diamine! Parla! Dimmi cos’è successo! ― la voce di Cristiano rimbombò nella sala desolata.
Mattia scoppiò a piangere, e dopo aver ripreso il controllo sulla sua respirazione, iniziò ad esporre i fatti: tornando a casa avevano avuto un grave incidente ed Elisa era in terapia intensiva. La sua vita era appesa a un filo. Fu subito chiara la dinamica nella quale la sua auto si scontrò frontalmente con quella di un giovane infermiere che si stava recando al lavoro: Mattia aveva azzardato un pericoloso sorpasso che se non fosse stato per la pioggia sarebbe andato a buon fine, evitando il calvario che da quel momento si sarebbe generato. I due conducenti, miracolosamente, se la cavarono con solo qualche graffio; la ragazza, invece, ebbe la peggio.
Dopo la sua morte, il rapporto tra i due fratelli si deteriorò in un modo tale che da parte di Cristiano non esistevano punti d’incontro. Da quella notte la sua personalità cambiò drasticamente, soprattutto dopo aver scoperto il motivo dell’enigmatico messaggio che aveva ricevuto dalla sua Elisa, nel cuore di quella disgraziata notte. Nel perdono richiesto da Mattia non rientrava soltanto l’episodio occorso quella notte, ma dietro alla sua commiserazione c’era ben altro, qualcosa che avrebbe toccato Cristiano nel profondo. Qualcosa di crudele era da aggiungere alla drammaticità di quegli eventi, e aveva il sapore di una pugnalata come quella che aveva sentito nel suo letto, ma con una sola e orrenda differenza. La pugnalata era stata scagliata alle sue spalle, sferrata dalle persone a cui voleva più bene, per le quali provava un affetto tale da non volersene privare per nulla al mondo. Entrambi i pilastri più importanti della sua vita crollarono quella notte, portandolo con loro nell’abisso. Un abisso dal quale riemergere, nonostante i tanti sforzi, risultò impossibile. Tuttavia, quando si presentò alla camera d’hotel dove Mattia era andato a vivere, disse di aver trovato una soluzione. Le sue intenzioni furono subito chiare quando estrasse dalla tasca della giacca un’arma. Lo sguardo spiritato fissava la pistola, guardandola come se fosse l’unica via d’uscita. Dagli occhi impauriti di Mattia iniziarono a sgorgare lacrime di terrore, perché quello che aveva davanti non era più suo fratello. Il dolore lo aveva logorato, portandolo ad una concezione della realtà nella quale la morte rappresentava la sola e unica strada per la liberazione. Pertanto, dopo aver tolto la vita a suo fratello, procedette a fare lo stesso con la sua, sparandosi in testa. Ma la luce che si aspettava di vedere non comparve nemmeno per un secondo. Al suo posto c’era soltanto l’oscurità; una perenne ed eterna oscurità.
― Dunque ― disse l’uomo ― adesso ti è tutto più chiaro?
Cristiano aveva ancora in mano il frutto. La sua vista era annebbiata e faceva fatica a comprendere le parole che gli giungevano alle orecchie.
― Dov’è mio fratello? Dov’è!? ― strepitò una volta preso coraggio.
L’uomo di fronte a lui aveva l’aria divertita e uno strano ghigno era apparso sul suo volto.
― Buffo da parte tua. La risposta l’hai già avuta. Ti ho appena dato modo di vedere le sciagurate azioni per le quali sei giunto da me, al mio cospetto.
Nella testa di Cristiano lentamente i pezzettini si stavano ricongiungendo, accrescendo in lui il sentimento di angoscia che provava dal primo momento in cui aveva messo piede in quel luogo.
― Ma cos’è questo posto?
― Immagina un tunnel, lungo e buio. Hai freddo, fame, sete. Le tenebre ti avvolgono e in ogni direzione in cui ti giri vedi solo e soltanto oscurità. Eccetto in una. In lontananza scorgi una piccola luce, minuscola, che per te rappresenta la speranza; in realtà è una semplice illusione. Cammini, la tua bocca è asciutta, hai i crampi allo stomaco, dolori lancinanti ti corrodono il corpo e l’anima non sa più qual è il colore della pace. Sebbene tu conosca la verità, cerchi lo stesso di raggiungerla, perché ti è più facile aggrapparti a un’illusione che all’evidenza della realtà. Ma la luce, per la quale stai lottando così tanto, non si avvicina mai; sembra sempre più lontana, mentre le tenebre intorno a te, ad ogni tuo passo, sembrano sempre più vicine. Eppure non smetti di combattere, aggrappandoti miseramente alla menzogna. E continui così, in eterno, diventando il martire della tua stessa esistenza ― poi, mettendo una mano sul fusto dell’albero, continuò ― E poi c’è questo… questo non è altro che la raffigurazione della vostra esistenza. Il tronco rappresenta la vostra vita; i rami sono le vostre scelte e, infine, i frutti sono le conseguenze da esse scaturite. Riesci a capire, adesso?
Cristiano cercò in vano di processare tutto ciò che aveva appena ascoltato. Nel caos della sua mente emerse un’immagine, intorno alla quale ruotavano una marea di domande. Ritraeva la sagoma di Carlo, con al suo fianco la dolce bambina che sorrideva. Il volto di quest’ultima era immacolato, pulito, l’emblema della purezza umana.
― Non ti dirò cosa ha fatto quell’uomo. Malgrado i tuoi gesti brutali, non hai abbastanza fegato per sentire una cosa di quel tipo. Ma puoi immaginarlo, se solo con la fantasia oltrepassassi il confine dell’innocenza, navigando in acque fatte di orrore e ribrezzo. Sangue del suo sangue… ― a quel punto seguì una breve pausa, in cui sospirò e fece una smorfia, quasi rassegnato. Poi riprese a parlare:
― Le anime a cui avete portato via il bene più grande vi tormenteranno fino al giorno in cui esalerete l’ultimo respiro e se siete qui, quel giorno non appartiene più al vostro destino. Devi sapere che tutti gli uomini hanno la possibilità, almeno una volta nella vita, di guardare con i propri occhi quale sarà la loro rovina. Gli occorre soltanto uno specchio.
L’aria era diventata cupa e opprimente. Cristiano doveva abituarsi.
Serie: Il platano bianco
- Episodio 1: Il platano bianco
- Episodio 2: Un nuovo amico
- Episodio 3: L’albero
- Episodio 4: Scelte
Il frutto rappresenta le conseguenze delle azioni di Cristiano e delle scelte che ha fatto. Il tuo racconto e molto enigmatico ma interessante. Bravo!