Scherzi e risate

Serie: Il gruppo storico


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un gruppo di amici si trova in situazioni divertenti

Un giorno decidemmo di andare a giocare nella palestra clandestina la sera dopo cena. Era durante l’inverno nell’ultimo anno del liceo e aveva nevicato forte e avevamo perciò deciso che, visto che non si sarebbe andati a scuola il giorno dopo, potevamo approfittarne per fare tardi. Ci muovemmo con la macchina di Luca, che aveva appena preso la patente, e cominciammo a fare il giro in macchina per chiamare gli altri e organizzare quella strana partita.

Nell’aria c’era quello strano silenzio acustico che assorbe i rumori e fa sembrare tutto più piccolo, mentre noi ci muovevamo in auto a passo d’uomo in mezzo alle strade bianche di neve e con i cumuli ai lati. La luce gialla dei lampioni si rifletteva sui cumuli bianchi di neve ammassati sui bordi delle strade, c’erano pochissime persone in giro e nessun’altra auto e ci sentivamo come delle specie di sopravvissuti in un film catastrofico.

Alla fine, passammo a chiamare ad Andrea a casa sua e lui ci disse che ci avrebbe raggiunto in palestra perché doveva preparare la borsa. Noi andammo in palestra in macchina e ci cominciammo a cambiare insieme agli altri che avevamo trovato, entusiasti di quella situazione clandestina. Andrea arrivò quando ormai eravamo tutti pronti ridendo senza sosta e tutti gli andammo incontro incuriositi da quella strana entrata.

“Ma cosa ti è successo? Perché ridi così”, chiesi io.

“Non posso credere alla figura di merda che ho appena fatto!”

“Ma che hai combinato?”, chiese Luca.

“Stavo camminando sul bordo della strada per venire qui ed ero alla fine della salita quando una macchina ha cominciato ad avvicinarsi. Andava pianissimo per la neve e col buio mi era sembrata la tua e così ho pensato che mi eravate venuti a prendere. Quando la macchina mi si è accostata andava così piano che mi sembrava che si fosse fermata e così ho aperto la portiera e sono entrato. Mi sono girato verso il conducente pensando che fossi tu e invece ho visto che era un signore sconosciuto! Ci siamo guardati tutti e due un istante senza sapere cosa dire e poi lui mi ha chiesto -Scusa, ma cerchi qualcuno? -“.

Fece una pausa mentre tutti lo guardavamo con un’ilarità appena bloccata sotto le nostre espressioni sbigottite e pronte ad esplodere.

Lui continuò, “Mi sono sentito un deficiente, gli ho chiesto scusa di fretta, ho aperto la portiera e sono scappato! “

Cominciammo tutti a ridere senza riuscire più a smettere immaginando la faccia di quel poveretto che si era visto montare in macchina uno sconosciuto. Poi cominciammo una serie infinita di battute partendo da quella situazione per immaginarne i pensieri di quell’uomo e ipotetiche continuazioni della scena ancora più paradossali e continuammo a parlarne e a ridere per tutta la partita di calcetto e poi dopo seduti a bere insieme.

Un’altra volta ci eravamo trovati in centro in una sera autunnale grigia e piena di nebbia e non avevamo voglia di stare fuori con quel tempo. Così Luca aveva proposto di andare nella sede della radio locale di cui lui aveva le chiavi perché conduceva un programma sul rock e quella sera non c’erano trasmissioni perché stavano trasmettendo musica registrata dalla sede della radio che stava nel paese vicino.

Andammo perciò lì dove c’era un’ampia sala con divani e scaffali di dischi proprio accanto alla saletta di trasmissione, dalla quale era divisa da un vetro. Rimanemmo lì circa un’ora a guardare e commentare i dischi mentre Andrea suonava la chitarra e qualcuno accennava a cantare qualche brano più noto.

Poi Luca e Michele, i due esperti di musica, entrarono nella saletta di trasmissione e si sedettero al bancone accanto al vetro su cui poggiavano dei grossi microfoni. Maneggiarono un po’ con alcuni pulsanti sulla consolle davanti a loro e infine sentimmo la loro voce nella sala in cui eravamo. Cominciarono così a fingere una trasmissione, inizialmente facendo finta di fare serie recensioni su artisti e gruppi sconosciuti o cantanti di musica leggera italiana, di quelli nazionalpopolari che noi snobbavamo con sufficienza. Il tono dei loro discorsi diventò via via più eccessivo e umoristico, analizzavano canzonette leggere con toni eccessivamente seriosi e con paroloni sugli arrangiamenti e sui contenuti che alimentavano le nostre risate.

Poi Michele, che fingeva di essere l’importante critico musicale intervistato da Luca il conduttore, finse di dichiararsi omosessuale e iniziò a corteggiare Luca, che stava al gioco e cercava di tenerlo a distanza, poi inscenò un approccio violento in cui si lanciava contro il povero Luca cercando di sedurlo, mentre quest’ultimo urlava di lasciarlo stare e poi alla fine doveva cedere mentre i due finsero i rumori di un incontro amoroso. Era una scenetta stupida, ma sentirla attraverso l’audio della radio con dei sottofondi musicali, in quell’ambiente serio e tecnologico ci fece precipitare in una serie infinita di risate e commenti.

Tutta la messinscena della trasmissione e poi la scenetta finale era durata almeno 40 minuti e ormai si era fatta tarda notte e quindi fummo tutti stupiti quando, poco dopo, sentimmo suonare al portoncino di ingresso della sede della radio posta all’ultimo piano di un palazzo antico del centro storico.

Luca, che era il padrone di casa perché aveva le chiavi di quella sede, uscì dalla saletta trasmissione e andò ad aprire piuttosto stupito: nessuno sapeva che eravamo lì e quindi non poteva essere qualche altro amico.

Quando aprì la porta si trovò davanti il direttore della radio libera, un ragazzo di 3 o 4 anni più grande di noi, che ci guardava con espressione seria e arrabbiata. Rimase in silenzio qualche secondo e poi ci disse: “Siete dei deficienti! Degli irresponsabili!”. Fece una pausa, come per radunare le forze e poi aggiunse, alzando la voce, fino quasi a urlare, “Siete andati in trasmissione: SI È SEN-TI-TO TUT-TO!”

Noi impallidimmo: probabilmente quando Luca e Michele avevano toccato i pulsanti per mandare l’audio in sala, si erano sbagliati e avevano ripreso la linea e avevano cominciato a trasmettere loro invece che l’altra stazione.

Il direttore continuò a fare una terribile scenata a Luca e Michele e a urlare anche contro di noi e alla fine ci cacciò in malo modo dalla sede.

Noi scendemmo le scale di corsa e ci rifugiammo nel solito bar, dove all’inizio rimanemmo tutti in silenzio e un po’ sconvolti. Poi però cominciammo a ricordare tutte le battute e le urla della scenetta scabrosa dell’approccio e pensando che tutto era andato in onda per radio e potenzialmente era stato sentito da chissà quanti ascoltatori scoppiammo a ridere, e più qualcuno di noi aggiungeva un particolare della scenetta andata in diretta, più noi ridevamo con le lacrime agli occhi.

Nei giorni dopo ci fu anche un piccolo trafiletto su un giornale locale dedicato allo scabroso episodio e ciò invece di mortificarci continuò ad alimentare la nostra ilarità per i giorni successivi. 

Incappavamo continuamente in episodi come questi, ma l’incoscienza con cui vivevamo in quel periodo sospeso ci faceva ignorare a priori qualsiasi tipo di cautela per i possibili rimproveri o brutte figure.

In tutti quelli episodi esilaranti che vivevamo, in ogni battuta geniale, che poi sarebbe stata raccontata per giorni, settimane e anche anni, sentivamo che c’eravamo noi, c’era una specie di mitologia comune che ci apparteneva e che ci univa.

Vivevamo insieme quel periodo effimero e provvisorio delle nostre vite che stavano mutando. Fino a qualche momento prima tutte le possibilità erano aperte e poi pian piano, quasi impercettibilmente, ogni scelta che compivamo ci mostrava meglio la via che potevamo percorrere, ma ci toglieva gli altri innumerevoli bivi che avevamo avuto davanti fino a qualche passo prima. E il nostro modo di stare insieme riempiva quei giorni e li irradiava di una allegria irrefrenabile e continua, che ci sembrava sarebbe potuta durare per sempre. E ci sembrava di essere noi i protagonisti della scena e il mondo intorno a noi era una platea di spettatori che rimaneva nel buio e sullo sfondo.

Serie: Il gruppo storico


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Discussioni

  1. Bentornato con questa tua bella serie che mi sa tanto di tuffo nel passato, nostalgico, ma con una strizzata di occhio di chi è diventato grande e si guarda indietro con tenerezza. Mi piace ☺️

    1. Ciao Cristiana, grazie per il commento.
      La seconda serie in cui continuavo Soli planavamo a stento l’ho già pubblicata con il titolo Ritrovarsi, questi due episodi sono parte del capitolo sul gruppo di Federico che non avevo inserito in quella serie per mancanza di spazio, ma che ho voluto comunque pubblicare 😉