Schiava della terra

Nella notte, un serpente di fuoco attraversava i campi.

Le torce, tenute a mano dagli anziani ed anziane della valle, procedevano in fila indiana. Cinque persone aprivano la fila. Poi una ragazza, scalza. Vestita d’una tunica candida, i capelli sciolti ornati da una corona di fiori, i polsi strettamente legati. Lacrime rigavano il suo volto, ed i singhiozzi erano coperti dalle litanie della congrega. E dietro di lei, altre cinque figure.

Giunti al limitare del bosco, gli uomini si fermarono, disponedosi a semicerchio attorno alla ragazza. Una donna le si avvicinò, con in mano un falcetto dorato dal manico d’osso. Con delicata meticolosità, infilò la mezzaluna nel collo della tunica e lo tirò verso il basso, squarciando il tessuto e lasciando la fanciulla nuda di fronte alla congrega.

La ragazza prese un profondo respiro, e mostrò i polsi alla donna.
«Non scapperò. Non mi opporrò. E’ il mio destino. E’ ciò per cui sono nata.»

La vegliarda la fissò per un lungo istante negli occhi, poi, ignorando il borbottio degli altri anziani, con un accenno di sorriso recise la corda che le bloccava i polsi.

La ragazza piangeva, lente lacrime nelle quali si riflettevano le fiamme delle torce.
E sorrideva, consapevole di essere in procinto di realizzare la propria essenza.

Così avanzò nel bosco, da sola, poggiando i piedi scalzi su un sentiero di pietre e muschio.
Sotto le fitte fronde la luce delle stelle non arrivava, l’oscurità era quasi totale, quindi doveva procedere molto lentamente per non cadere.

Il silenzio che la circondava era innaturale.

Camminò per lunghi minuti, addentrandosi sempre di più nella foresta, fin quando una voce profonda risuonò alle sue spalle.
«Ti stavo aspettando.»
La ragazza ebbe un sussulto. La voce parlò di nuovo, ora proveniva da davanti a lei. Era una voce antica, che parlava una lingua che nessuno più aveva sentito da secoli. Ma lei la comprese, e non ne fu sorpresa.
«Non hai paura di me?»
Una sagoma d’uomo per un attimo sembrò delinearsi nelle tenebre. Aveva una lunga barba, e corna di cervo.
«Sì.» Rispose ferma la giovane.
«E non vuoi scappare?»
«Questo è il mio posto.»
Avanzò un altro passo verso la voce, poi si stese al suolo, le gambe socchiuse, le mani lungo i fianchi. Attraverso i rami carichi di foglie, vedeva frammenti di stelle.

Nel silenzio, i passi dell’uomo verso di lei. Si facevano pian piano più pesanti.
«Cosa… sei… venuta…ad offirmi?» La voce era diventata una sorta di ruggito. Un verso gutturale, a metà tra il ruggito di un orso ed il bramito di un cervo. Eppure la ragazza comprese, perché non parlava alle sue orecchie, ma al suo cervello.
«La mia carne.»
La figura che uscì dall’oscurità non era più quella di un uomo. Era simile ad un lupo, grande tre volte tanto. Occhi gialli che brillavano nella notte, fauci enormi, denti che sembravano pugnali. La ragazza chiuse gli occhi e la Bestia si avventò su di lei.

Urlò, mentre le fauci le dilaniavano la carne.
Urlò, mentre il dolore la bruciava come fuoco.
Urlò, mentre il piacere sgorgava liquido tra le sue cosce.

La bestia alzò la testa al cielo, ululando un canto ancestrale.
Quando la riabbassò, la fanciulla era di nuovo integra, tremante sotto di lui.

E riprese il banchetto. 

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Discussioni

  1. Credo che il racconto a cui ti riferivi fosse questo.
    Che dire… decisamente più crudo ed evocativo. La ragazza sembra sacrificarsi per un apparente villaggio La scena iniziale trasmette una forte atmosfera celtica: gli anziani preparano la ragazza per il sacrificio, adornandola con corone di fiori e mostrando poco tatto nello svestirla. Il fatto che lei acconsenta, pur essendo legata, appare decisamente ironico. Le lacrime che riflettono il fuoco mi sono sembrate un simbolo di rabbia, odio o vendetta mancata, che scivolano lungo il suo viso creando un senso di accettazione, forse perché è l’unico modo per scongiurare un male maggiore.
    Un altro aspetto che mi ha colpita è il riferimento a Prometeo nel finale, che mi ha davvero terrorizzata. Quando la bestia, ululando, riportò in vita la ragazza, pensavo che la storia si sarebbe conclusa con una sorta di ‘rinascita purificatrice’; invece, con l’ultima riga, ogni speranza è svanita. Ho percepito terrore, dolore e solitudine, in un mondo che non considera le persone come individui.
    Mi è piaciuta moltissimo!

    1. Grazie per essere passata a leggere questo racconto, Rachele! E grazie per l’analisi attenta ed approfondita che ne hai fatto. Hai colto diversi aspetti che volevo trasmettere, grazie per l’attenzione ai dettagli nella lettura che hai mostrato poi in questo commento. Ci hai visto bene, la parte iniziale attinge dal mondo celtico, ed il finale è un chiaro riferimento al mito di Prometeo. Ed è bello come ogni lettore possa metterci del proprio: tu ci vedi dolore e solitudine, e la disumanizzazione del singolo, e ci sta. Mi piace ti abbia notato anche il paradosso dell’accettazione pur legata. Che se ci pensi bene, però, potrebbe non essere così irreale.

  2. Infine mi sono detto: facciamolo. E ho cliccato – sì, ho cliccato – sulla banda superiore del sito, quella dove vengono mostrate alcune copertine. Quella che mi sono dovuto imporre di andare a guardare.
    Saluto @tiziano_pitisci che non manca mai di confrontarsi con me, con noi. Sempre grato a lui e a tutto lo staff.

    Sergio, vorrai scusarmi l’uscita così. Ho scelto il tuo testo e spero questo basti per farmi perdonare: prima di arrivarci credo di aver fatto qualcosa come una ventina di aggiornamenti della pagina.

    Hai un’ottima vena lunare che apprezzo veramente molto. Se mi consenti, e credimi si tratta di un gran complimento, ci vedo una forte componente femminile (da cui, lunare). Sono appassionato di psicanalisi, e qui di elementi notturni, onirici, storico-letterari se ne trovano a bizzeffe. Jung parlava spesso della Madre Terra, ci hai preso in pieno come collegamento istinto-natura-carne. Il racconto poi è rapido come piace a me, senza però esagerare. Voglio dire, il ritmo è uniforme.

    Tutto sarebbe abbastanza “normale” se non fosse per il finale, che sto rileggendo più volte. A questo punto c’è da chiedersi chi sia il sognatore, perchè ho l’impressione che questo sia un sogno a occhi aperti da parte di un lupo… solitario. Un vero ghiottone, visto che il banchetto non finisce mai. Ma forse mi sbaglio.

    Sono certo che, oltre a questo piccolo “one shot”, breve e intenso, avrai scritto qualcosa di più ampio sul genere. Vedrò di dare uno sguardo sul tuo profilo.

    1. Grazie mille, Robért, per questo commento così accurato ed approfondito. E, sinceramente, lusinghiero.
      Ahimè non ho (ancora) scritto nulla di più ampio su questo tema, ma forse qualche sentore delle stesse fragranze lo troverai, col tuo fiuto fino (per restare in tema) anche in qualche altro testo. Ti ringrazio e ti auguro sempre buona lettura!

  3. Ciao Sergio! Non avevo letto ancora niente di tuo.! Questa storia per me è stata molto evocativa. Mi hai fatto sentire gli odori di un vecchio bosco, della terra umida e del fumo di torce che illuminano cerchi d’erba incolta colorandola di un grigio giallastro. Le fiamme riflesse sulle lacrime poi mi hanno fatto sorridere di piacere. Adoro essere trasportato in posti tanto ameni e terrificanti allo stesso tempo.

    1. Ciao Emiliano! Grazie per essere passato a fare un salto in uno dei miei mondi 🙂
      Grazie per il tuo commento, mi fa davvero piacere vedere come tu sia entrato con la mente in questo bosco e ne abbia percepito gli odori, i colori ed i rumori…

  4. Il finale mi ha ricordato molto il mito greco di Prometeo, al quale si rigenerano le carni dopo essere stato dilaniato; e in generale tutto il racconto porta con sé quell’aura di vecchi miti, ancestrali leggende, orrori soprannaturali – in un’atmosfera che mi azzardo a definire dark fantasy – che non può fare altro che affascinarmi. Complimenti, Sergio! Ne approfitto anche per dirti che qui si attende con piacere il ritorno di Orion: la prima stagione mi è piaciuto moltissimo 😀

    1. Grazie Gabriele!! E… complimenti! Il mito di Prometeo è stato uno degli spunti, assieme al sacrificio di Andromeda, il tutto mischiato con un po’ di Cernunno 😉
      Orion è in viaggio, sta seguendo un’avventura… mi ha già anticipato qualcosa, ma appena l’avrà completata, la metteremo tutta per iscritto 😉

  5. È sera, mentre leggo questo LibriCK che ricorda una favola horror, genere che a me piace molto. Nella sua brevità il racconto si è espresso al meglio, con grande vigore evocativo. L’atmosfera orrorifica da banchetto, da rito ancestrale, da forza soprannaturale mi ha colpito. Fuori, in lontananza, sento un ululato e per colpa tua adesso me la sto facendo sotto. Dopo tutto questo silenzio non potevi tornare con una storia romantica? 😃 welcome back.

    1. Perché, questa non è romantica, boss? 😜
      Grazie, Tiziano, apprezzo molto la tua analisi, hai usato dei termini (la ritualità, l’idea di banchetto, il fatto che sia qualcosa di ancestrale e sovrannaturale) che erano fissi nella mia mente mentre scrivevo, le fondamenta su cui ho costruito questo racconto. E sono lieto che il messaggio sia arrivato!

      E come ho detto ad Ale, tranquillo! Sto lavorando alla seconda stagione di Orion… Tempo al tempo, birra alla birra…

  6. Ciao Sergio, che bello leggere di nuovo un tuo brano. Stavolta sei ha prevalso la tua parte disturbante, dipingendo una scena sacra e dura, che mi è piaciuta molto. Un bello stile, efficace ed evocativo. Adatto alla narrazione

    1. Ti ringrazio, Ale! Avevo bisogno dei giusti stimoli per interrompere la mia siccità narrativa…
      Già, in questo brano ho lasciato andare la parte ancestrale, atavica, senza filtri. E sono contento ti sia piaciuto!
      PS: con calma, sto lavorando alla seconda stagione di Orion 😉

  7. Il desiderio, Sergio. Il desiderio: è la “bestia” che non domeremo mai contro la quale, paradossalmente, non c’è modo di vincere poiché il suo scopo è quello dii tenerci in vita
    Complimenti per le descrizioni, d’effetto, incisive.
    Ma è il finale che nasconde in sé la più ancestrale delle paure.
    Bravo davvero.

    1. Grazie, Roberto: la tua lettura scopre altre sfumature della “bestia” che ancora non avevo…esplorato. E sì, il desiderio è insito nell’essere umano, non possiamo domarlo, è ciò che ci sprona. Ci divora ed al contempo ci rende vivi.
      Grazie!

    1. Grazie per le tue parole, Ossy, per aver condiviso ciò che questo brano ti ha trasmesso. Ho cercato di raccontare un qualcosa di atavico, di cui mi piace pensare alcuni di noi conservano ancora il ricordo sopito nel DNA…

  8. Bello! il Vecchio del Bosco, ci vedo Cernunnos che attende la sua Vergine perché il tempo della vita e della morte abbia inizio. La natura che divora la vita per tornare in vita. Tempo che divora se stesso e da se stesso rinasce. Grazie per avermi regalato queste suggestioni, carissimo Sergio.

    1. Che dire, Alessandra, la tua analisi colpisce nel segno 🙂 e non ne avevo dubbi, so che anche tu hai un bel legame con ciò che è ancestrale, primordiale.
      Grazie per la lettura e per il commento!

  9. Leggendo, mi sono calata nelle atmosfere celtiche che fanno parte del mio bagaglio e non ho mai dimenticato: la Dea Madre, il Re Cervo… Questa tua versione mi ha portato lontana e riacceso il desiderio di fare ritorno in quei “luoghi” per scriverne a mia volta. Grazie